Il ruolo sottovalutato degli Emirati al fianco di Haftar

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Due vertici, stesso modo di agire e (forse) attirare su di sé l’attenzione: il generale Khalifa Haftar, sia a Mosca che a Berlino, nei due incontri svolti nelle rispettive città nello scorso mese di gennaio, ha destato non poco clamore per via del suo comportamento tanto imprevedibile quanto potenzialmente nocivo per il rapporto con i suoi principali alleati. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire: anche a Palermo, in occasione del vertice voluta dall’Italia nel novembre 2018, Haftar ha fatto parlare molto per via dei suoi repentini cambiamenti di idee circa la presenza nel capoluogo siciliano. Quella dell’uomo forte della Cirenaica è solo tattica o c’è dell’altro?

Le strategie del generale negli ultimi anni

A prescindere dalla risposta che si può dare alla domanda sopra esposta, è possibile comunque rintracciare una costante nell’azione politica del generale: l’autonomia rispetto ai propri principali sponsor. Quando un attore internazionale sembra legarsi a doppio filo con Haftar, quest’ultimo attua poi mosse che creano potenziali crepe in una determinata alleanza. Negli ultimi anni, si è parlato del generale come uomo dei francesi, così come del presidente egiziano Al Sisi ed ora appare come principale alleato dei russi. Eppure, il leader dell’autoproclamato Libyan National Army non appare in stretta sintonia con nessuno dei tre paesi in questione. Il rapporto con la Francia è sempre apparso ambiguo, di recente invece il governo egiziano ha espresso considerazioni negative sulla conduzione della guerra da parte di Haftar, con i russi il generale non sembra avere lo stesso rapporto che il suo rivale, il premier Al Sarraj, ha con i turchi.

Così come spiegato anche da diversi libici negli anni scorsi, la forza di Haftar consiste nel saper diversificare le sue fonti di riferimento sia economico che politico. Di recente, ad esempio, il generale si sarebbe avvicinato alla Grecia, con quest’ultima desiderosa di trovare alleati anti turchi dopo il memorandum tra Ankara e Tripoli. La convergenza con Atene è stata principalmente dovuta alla necessità di trovare un ulteriore appoggio politico nel Mediterraneo orientale in caso di allontanamento con l’Egitto. Lo stesso lento avvicinamento alla Russia, sarebbe legato alla necessità di Haftar di garantirsi un sostegno di una delle potenze più importanti vista l’ambiguità dei rapporti con Parigi.

In poche parole, il generale negli anni è sempre riuscito a garantirsi gli appoggi che gli occorrevano senza legarsi definitivamente ad un solo attore internazionale. Questo gli ha consentito di muoversi in modo più autonomo rispetto al premier Al Sarraj, ricattato all’interno dalle milizie stanziate a Tripoli ed ora legato alle volontà del presidente turco Erdogan. Da qui dunque, i suoi comportamenti imprevedibili: Haftar si ritiene in grado di volare via da Berlino senza avvisare i suoi alleati e senza rispondere alle chiamate di Angela Merkel, come accaduto lo scorso 19 gennaio, oppure di abbandonare Mosca repentinamente senza firmare alcun accordo proposto dallo stesso governo russo.

La vicinanza con gli Emirati Arabi Uniti

Autonomia dunque, ma non totale indipendenza. Perché sia a livello politico che economico, Haftar ed il governo che lo riconosce quale maresciallo di Libia, ossia quello stanziato in Cirenaica, da soli non potrebbero muoversi. Ed anche in questo caso è possibile tracciare una sola, ma significativa, costante nella recente storia del generale: si tratta, in particolare, dell’alleanza con gli Emirati Arabi Uniti. Da Abu Dhabi l’appoggio ad Haftar è sempre stato importante e forse anche decisivo in molti frangenti. Del resto, la battaglia per la presa di Tripoli è stata lanciata dall’uomo forte della Cirenaica il 4 aprile scorso, poco più di un mese dopo un vertice tenuto proprio nella capitale emiratina in cui, tra le altre cose, aveva stretto la mano ad Al Sarraj. Il 31 marzo scorso, Haftar si trovava a Riad ed ha incontrato rappresentanti della famiglia reale saudita, la quale ha relazioni molto strette con gli Emirati. Sarebbe stato proprio in quell’occasione che il generale ha ricevuto le rassicurazioni politiche necessarie per avviare la campagna di Tripoli.

I droni usati da Haftar per colpire le forze avversarie, sono di fabbricazione cinese ma in dotazione proprio agli emiratini. Questi ultimi in Cirenaica hanno una base militare già da alcuni anni, la più importante stanziata nell’est della Libia. La presenza di Abu Dhabi nel campo di battaglia del paese nordafricano è stata forse spesso sottovalutata, ma è apparsa sempre decisiva. E, soprattutto, sembra quella a cui Haftar tenga particolarmente. Più della vicinanza russa e più dell’alleanza con l’Egitto. La guerra in Libia, del resto, è sempre stata descritta come una guerra per procura. In un simile contesto, il generale altro non è che una pedina autonoma scagliata dagli Emirati per fronteggiare l’asse vicino ai Fratelli Musulmani rappresentato dal governo di Al Sarraj.