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Il leader delle milizie Quds, il generale Qassem Soleimani, non è stato l’unico ad aver perso la vita nell’attacco statunitense avvenuto il 3 gennaio 2020. Gli Stati Uniti hanno infatti eliminato anche Abu Mahdi al-Muhandis, capo delle Forze di Mobilitazione popolare (Pmf) attive in Iraq dal 2014 con il compito di sostenere le forze di sicurezza irachene nella lotta contro lo Stato islamico. La morte di al-Muhandis ha creato un vuoto di potere e una conseguente lotta interna fra le tre principali fazioni che compongono le Pmf per la sua successione. Per cercare di risolvere il problema e non perdere il proprio potere in Iraq, l’Iran è ricorso al suo alleato libanese, più che contento del nuovo ruolo che potrebbe assumere nella regione dopo la scomparsa di Soleimani.

Il compito di Nasrallah

L’uccisione di Soleimani e di al-Muhandis ha messo in luce le divisioni interne e le faide che si consumano da tempo fra i gruppi che compongono il più grande insieme delle milizie irachene più o meno vicine all’Iran. Le diverse fazioni si contendono ruoli di potere e la gestione delle risorse del Paese mediorientale, nel tentativo costante di aumentare il proprio ruolo a discapito di quelli che dovrebbero essere i loro stessi alleati. Il vuoto di potere recentemente creatosi ai vertici delle Pmf ha inasprito le tensioni interne e messo in allarme l’Iran: da qui la decisione di Teheran di ricorrere a Nasrallah. Il leader di Hezbollah ha fatto un primo importante passo invitando a Beirut i leader delle milizie sciite per chiedere loro di mettere da parte le differenze e unirsi ancora una volta contro il nemico comune, gli Stati Uniti. Stando a quanto riportato da Middle East Eye, Nasrallah avrebbe fatto molto di più. Durante l’incontro, il capo del Partito di Dio sarebbe anche riuscito a ridare un leader alle Pmf, stroncando così sul nascere una lotta interna per il potere. Il sostituto del defunto al-Muhandis secondo indiscrezioni sarebbe Hadi al-Amiri, già capo dell’Organizzazione Badr, milizia particolarmente vicina all’Iran, e fedele seguace dell’Ayatollah Khamenei. La sua nomina dovrebbe accontentare tutte le fazioni riunite a Beirut da Nasrallah, ma la strada da percorrere per compattare nuovamente le milizie sciite irachene non è terminato.

I nodi da risolvere

In poco tempo il leader di Hezbollah è riuscito a nominare un nuovo capo delle Forze di Mobilitazione popolare irachene, dimostrandosi desideroso di ricoprire con successo un ruolo di maggiore importanza in Medio Oriente dopo la morte del generale Soleimani. Ma i problemi non sono finiti e l’equilibrio appena raggiunto rischia di infrangersi, con effetti negativi sul prestigio dello stesso Nasrallah. Prima di tutto, il leader di Hezbollah deve assicurarsi l’appoggio di Muqtada al-Sadr, capo di una delle tre principali anime delle Pmf e che non ha mai nascosto la sua avversione nei confronti dell’Iran, eccessivamente invischiato a suo parere negli affari interni dell’Iraq. Il leader sciita però, secondo quanto appreso da Mee, sarebbe disposto ad appoggiare la nomina di Amiri ad alcune condizioni: vuole che il suo assistente militare, Abu Doaa al-Issawi, diventi il nuovo chief of staff delle Pmf e che il numero di soldati a lui fedeli all’interno del Movimento aumenti. In questo modo, Sadr potrà incrementare la sua influenza all’interno delle Forze sciite, ma al prezzo di esporsi maggiormente rispetto al passato. Per poter portare a termine il suo compito, però, Nasrallah deve fare i conti anche con il Grande Ayatollah Ali al-Sistani: il leader religioso è da tempo in cattivi rapporti con Khamenei, accusato di star usando l’Iraq come teatro di una guerra per procura con gli Stati Uniti. Sempre secondo indiscrezioni raccolte da Mee, sembra che anche al-Sistani sia propenso ad appoggiare la nomina di Amiri, ritenendolo un uomo adatto a ricoprire tale ruolo. Se davvero al Sistani e Sadr non dovessero opporsi alla decisione di Nasrallah, quest’ultimo potrebbe aspirare a ricoprire un ruolo importante nella regione, emergendo sempre di più dall’ombra dell’Iran e dimostrandosi un alleato sempre più strategico.

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