L’uccisione del generale Qassem Soleimani ha diviso in due il Medio Oriente, allineando da una parte tutti quegli attori che sostengono – con più o meno convinzione – l’azione degli Usa e dall’altra tutti coloro che vi sono opposti bollandola come “dichiarazione di guerra”. Alcuni protagonisti della regione hanno quindi dovuto rivedere le loro strategie, costretti a mettere da parte il tentativo di giocare su più fronti senza prendere ufficialmente una parte. Uno di questi è Hamas.

Hamas tra Iran ed Egitto

Le relazioni tra il movimento che dal 2007 controlla la Striscia di Gaza e l’Iran avevano subito una battuta di arresto a seguito della guerra in Siria: l’allora presidente dell’Ufficio politico, Khaled Mashal, si schierò contro il presidente Bashar al Assad inimicandosi così Teheran, che fin dall’inizio aveva preso le difese del leader siriano. Hamas ha impiegato anni a ricucire i rapporti con l’Iran e un riavvicinamento è stato possibile solo dopo una riforma dell’Ufficio politico e dei suoi componenti. Mashal fu costretto a presentare le sue dimissioni e il political bureau fu diviso settori, con il compito rispettivamente di tessere buone relazioni con Iran ed Egitto. Mentre i rapporti con Il Cairo sono stati affidati al leader di Hamas, Yahya Sinwar, il compito di avvicinare Teheran è ricaduto su Saleh al-Arouri. Quest’ultimo è riuscito nel suo intento, tanto che le relazioni con l’Iran sono riprese ufficialmente a luglio del 2019, ma a un prezzo. Hamas ha ricevuto da Teheran la promessa di nuovi armamenti, ma in cambio al-Arouri ha promesso che il Movimento agirà come prima linea di difesa in caso di conflitto con l’Occidente: “Ogni nemico dell’Iran è nemico della Palestina”. Alla luce dell’attuale situazione in Medio Oriente, le parole pronunciate dall’esponente di Hamas pochi mesi fa rischiano adesso di rappresentare un grosso problema per il Movimento e lo costringeranno ad abbandonare la politica seguita fino ad oggi. Intervenire in sostegno dell’Iran vorrebbe dire rompere le relazioni esistenti con l’Egitto e far sfumare ancora una volta la possibilità di giungere ad un accordo con Israele. Ma a giudicare dagli ultimi spostamenti di Ismail Haniya i rapporti con Il Cairo iniziano già a vacillare.

Haniya al funerale di Soleimani

Il capo dell’Ufficio politico di Hamas ha lasciato la Striscia a dicembre dopo aver finalmente ottenuto il via libera dall’Egitto riuscendo così a recarsi in Turchia, Qatar e Iraq. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, Haniya avrebbe dovuto sottostare ad alcune condizioni imposte non solo da Il Cairo, ma anche da Riad per poter viaggiare all’estero e una di queste era proprio l’astensione da qualsiasi viaggio in territorio iraniano. Haniya però ha deciso di recarsi proprio a Teheran per partecipare ai funerali del generale Soleimani, segnando così un punto di svolta per la politica di Hamas. Il Movimento ha infatti dimostrato di aver preso le parti dell’Iran nella nuova contrapposizione tra Teheran e Washington, mettendo così a repentaglio le relazioni con l’Egitto che forse non era stato nemmeno avvisato per tempo della destinazione scelta da Haniya. Per capire che direzione prenderà Hamas non resta che aspettare i prossimi spostamenti del leader politico del movimento, che dal 2018 attende di poter visitare la Russia dopo aver ricevuto un invito ufficiale.