La presenza militare dell’Alleanza nella zona del Baltico è ormai considerata un elemento strategico essenziale per attenuare almeno in parte il forte attrito strategico con la Russia.Durante la sua visita istituzionale in Italia, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha comunicato che dal 2018 un minuto contingente militare italiano sarà inviato nel Baltico secondo quanto stabilito nel vertice di Varsavia di luglio 2016.Il Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha specificato che saranno circa 140 gli uomini impiegati in questa task force di pronta reazione, un numero a dir poco esiguo ma che permetterà alla politica estera di Roma di schierarsi in un gioco a partiti contrapposti in aperta ostilità nei confronti della Russia.È pur vero che l’Italia è parte integrante dell’alleanza e che dunque è obbligata a rifarsi alle decisioni sottoscritte all’atto di adesione ma è importante comprendere come l’atto di schierare forze militari al confine con la Russia non aiuterà a distendere il clima politico già al limite dopo le ulteriori sanzioni economiche.Per quanto i canali ufficiali, compreso il ministro degli esteri Gentiloni, vogliano minimizzare le ripercussioni dello schieramento, esso si colloca in un clima geopolitico di forte attrito tra la Russia di Putin e l’America di Obama che non andrebbe ignorato.La Nato da sempre è espressione delle volontà politiche dell’amministrazione americana che persegue in questo periodo una politica estera dichiaratamente opposto a quella russa, in un clima che ricorda la guerra fredda di settant’anni fa.Quando due Nazioni dal peso economico e militare delle due sopracitate si scontano politicamente appare quasi scontato che si creino due blocchi ideologici contrapposti al fine di supportare l’una o l’altra parte.L’Italia in questo contesto ricopre nuovamente il ruolo dell’ago della bilancia. Se da una parte la sua natura politica porta Roma a schierarsi apertamente con le decisioni prese al Vertice di Varsavia dall’altra ci sarebbe una remota possibilità di svincolarsi da tale incombenza con una politica estera più incisiva e risoluta.Non solo l’Italia sarà insieme alla coalizione nell’Est Europa ma nel 2018 sarà la nazione guida nel Vjtf, la task force di azione ultrarapida, in grado di intervenire entro cinque giorni in caso di emergenza, schierata nei Paesi Balcanici ad un passo dall’uscio di casa dei russi.Al vertice della NATO a Varsavia tenutosi nel mese di luglio 2016, l’alleanza ha accettato formalmente di distribuire a partire da maggio 2017 quattromila soldati in tre diversi battaglioni nei paesi baltici ed uno in Polonia, quest’ultimo dovrebbe essere lo schieramento più importante.Il fine di tal dispiegamento è quello di garantire ai Paesi membri del blocco orientale (Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia ) una presenza permanente dei loro alleati, in quanto temono che Mosca possa cercare di destabilizzare i loro governi filo-occidentali attraverso attacchi informatici o con rapide incursioni territoriali.Tuttavia la questione legata al clima di grave tensione tra i Paesi Baltici e a Russia non può essere l’unica motivazione per questo incremento di truppe, una seconda ipotesi è legata al rinato antagonismo tra Usa e Russia.Già al vertice NATO tenutosi nel 2014 in Galles i leader dell’alleanza avevano condiviso la necessità di un piano d’azione rapida che avrebbe implementato la velocità di risposta in caso di attacco e/o necessità, il ché voleva dire una importanza sempre maggiore delle esercitazioni congiunte e scenari sempre meno asimmetrici.Non si esplicitò mai apertamente l’ipotesi di un’invasione russa dei territori posti sotto la sorveglianza Nato ma apparì fin da subito lo scenario più importante a cui mirare.La vera chiave di volta per aumentare la velocità di risposta alla crisi è da sempre la logistica che favorisce la movimentazione e l’appoggio delle truppe in loco, senza dover necessariamente implementare le truppe al confine.Per ovviare a questo problema nel 2014 furono rinforzate le basi avanzate e alle unità logistiche furono dotate di nuove linee guida di riferimento per implementarne l’efficienza sul territorio degli alleati orientali.Al vertice di Galles, gli alleati della NATO espressero dunque la necessità di creare non solo un rafforzamento delle truppe presenti ma una vera e proprio task force all’interno della NATO Response Force [NRF] con un altissimo grado di rapidità d’azione(VJTF).Questa task force avrebbe dovuto avere come caratteristica inderogabile la proiezione in tempi celeri di forze militari al confine dei territori dell’alleanza.La Task Force ad intervento rapido (Vjtf – Very High Readiness Joint Task Force) denominata “Spearhead” avrà una forza composta da diverse migliaia di unità, truppe terrestri e mezzi meccanizzati, artiglieria pesante, batterie antimissili secondo le minacce rilevate e ritenute più plausibili.La Task Force è in uno stato embrionale di operatività fin dai primi mesi del 2015 con diversi comandi negli otto paesi del cosiddetto “Fronte orientale”.Non è un caso che le ultime esercitazioni multinazionali della Nato siano state quasi tutte sviluppare in quella parte d’Europa talvolta con un dispiegamento di uomini e mezzi di rara eccezione.In una cornice di sicurezza assolutamente vacillante come quella attuale sarebbe auspicabile una maggior presa di coscienza da entrambe le parti.La NATO, invece sta contribuendo ad una radicalizzazione politica delle parti alimentando un clima di diffidenza intorno al blocco russo.L’allargamento della sua sfera di influenza verso i paesi del baltico che confinano pericolosamente vicino alla Russia di Putin sembra aver messo sempre più in allarme il Cremlino al punto da dover ricorrere alla politica di deterrenza.La Russia dal canto suo non dimostra di voler abbassare i toni ed una settimana fa ha trasferito missili Iskander, a capacità nucleare a corto raggio, nell’exclave militare russo di Kaliningrad (tra Polonia e Lituania).Il portavoce del ministero della Difesa russo ha detto che non vi è nessun tentativo di dislocare armamenti strategici nel più assolto riserbo ma il capo di stato maggiore delle forze di difesa estoni, il generale Riho Terras, vede i missili come parte di un progetto russo per portare il Mar Baltico sotto il suo controllo.In risposta a questi movimenti, che hanno suscitato preoccupazione nei paesi limitrofi, la Svezia ha posizionato un contingente militare sull’isola di Gotland, che si trova dirimpetto a Kaliningrad.Coi sorvoli dei loro bombardieri lungo gli spazi aerei dell’Alleanza atlantica, la Russia ha voluto dimostrare ancora una volta la sua capacità di intervento rapido che si potrebbe definire eccezionale.Se è vero che il motto della NATO rimane “Difesa e dialogo” e non “Difesa o dialogo” sarebbe arrivato il momento di dimostrare la volontà di dialogare oltre a quella evidentemente espressa di difendersi proponendo un patto bilaterale di ridimensionamento delle truppe nelle zone di maggior attrito.L’accordo bilaterale sarebbe ovviamente un grande passo in avanti nella distensione politica delle due parti, dimostrazione inequivocabile che dalla NATO e dalla stessa Russia la deterrenza militare non è più utilizzata come strumento per evitare la guerra aperta.Per l’ennesima volta, in tutto questo, l’Italia si trova a dover fronteggiare la sua duplice natura che vorrebbe un dialogo più aperto e produttivo tra le parti ma che prevede anche l’assolvimento dei doveri per i patners dell’alleanza.

Nel campo comunista di Goli Otok
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