L’Afghanistan ha calamitato l’attenzione del mondo intero in seguito alla recente ascesa dei Talebani. Tolto di mezzo il fragile governo afghano supportato dagli Stati Uniti, l’organizzazione islamica è riuscita a prendere in mano il timone del Paese, martoriato da una ventennale guerra intestina. Gli analisti si interrogano adesso sul futuro di Kabul e, in particolare, su quale assetto geopolitico assumerà la nazione al termine di un inevitabile periodo di assestamento.
Le prime impressioni lasciano poco spazio all’immaginazione. Con il ritiro del contingente americano e la sconfitta de facto delle istituzioni democratiche, tutto sarà nelle mani dei Talebani. È dunque fondamentale capire quali alleanze tesseranno costoro per mantenere il potere politico in equilibrio, cosa avranno da offrire alle superpotenze interessate a dialogare con loro e, infine, cosa potranno offrire in cambio.
Da questo punto di vista, i riflettori sono puntati sulla Cina, desiderosa di estendere la propria ombra sull’Afghanistan in modo diametralmente opposto rispetto a quanto fatto nel recente passato dagli Stati Uniti. La propaganda cinese spinge molto su questo tasto: se Washington ha tentato (per giunta inutilmente) di plasmare il Paese a son di carri armati e militari, Pechino spera di riuscirci a colpi di accordi bilaterali, adottando cioè il classico comportamento pragmatico. Troppi, del resto, gli interessi che la Cina deve preservare nella regione: dalla Nuova Via della Seta al controllo dell’estremismo islamico, passando per l’influenza in Asia centrale.
Il Corridoio di Wakhan ai raggi X
Se prendiamo una cartina geografica dell’Afghanistan, notiamo un piccolo tratto di terra di questo Paese che confina con la Cina. Stiamo parlando della frontiera lunga appena 76 chilometri che la nazione afghana condivide con quella cinese. È proprio qui che si estende il cosiddetto Corridoio di Wakhan, una striscia terrestre che, usando un po’ di fantasia, assume le sembianze di un dito rivolto verso Pechino.
Il Corridoio, che si snoda parallelamente alla catena montuosa del Pamir, si estende per circa 300 chilometri ed è largo tra i 12 e i 60 chilometri. In passato, la striscia è quasi sempre rimasta una zona sostanzialmente inaccessibile e periferica. Con l’avanzata dei Talebani, invece, la situazione si è capovolta, visto che il Corridoio di Wakhan è stato conquistato dall’organizzazione islamica nel corso della loro offensiva.
Il Corridoio è un territorio dotato di una enorme importanza logistica, visto che da qui possono transitare in Cina (e viceversa, dalla Cina all’Afghanistan) merci di ogni tipo. Non a caso, lo scorso aprile, il governo afghano e Pechino si erano accordati per la costruzione di una strada di una decina di chilometri – investimento afghano di circa 5 milioni di dollari – che avrebbe dovuto collegare l’Afghanistan allo Xinjiang.
Al momento tutto è congelato, ma non è da escludere che, data l’importanza della posta in gioco, i lavori possano riprendere fino al completamento dell’opera. Uno scenario del genere, d’altronde, consentirebbe alla Cina di migliorare la logistica ai fini dello sfruttamento delle risorse minerarie afghane, e all’Afghanistan di commerciare con il gigante asiatico ottenendo moneta sonante.
Gli interessi in gioco
La Cina è a conoscenza dell’enorme peso strategico dell’Afghanistan, e non ha certo intenzione di restare con le mani in mano. Pechino farà di tutto affinché il Corridoio di Wakhan diventi la via di accesso alle risorse minerarie afghane, le quali dovrebbero raggiungere, secondo alcune stime, a quasi mille miliardi di dollari. Il Corridoio, non a caso, fin dai tempi più remoti è stato il punto di giunzione più importante della Via della Seta.
Questa striscia di terra è stata utilizzata come rotta commerciale da europei e cinesi per raggiungere le pianure indiane e le linee di comunicazione marittime dell’Oceano Indiano attraverso le coste del Mar Arabico. Lo stesso Corridoio, in chiave cinese, può essere utilizzato in combinazione con il porto di Gwadar, in Pakistan, così da fluidificare ulteriormente la Nuova Via della Seta in una regione altamente strategica per il controllo della regione asiatica.
In ogni caso, data la posizione strategica dell’Afghanistan, la suddetta strada si collega a due obiettivi geopolitici cinesi. Il primo: incrementare a dismisura il commercio con l’Asia centrale a nord; il secondo: aumentare la connettività, come detto, con il porto pachistano di Gwadar. In fin dei conti, nonostante il terreno impervio, la strada rappresenta tutt’oggi il percorso più economico capace di collegare la Cina all’Asia centrale. Dulcis in fundo, un simile collegamento consentirebbe alle merci cinesi di penetrare, senza alcun ostacolo, nel mercato afghano. Senza considerare le altre promesse fatte da Pechino a Kabul, tra cui la costruzione di un progetto in fibra ottica.