La prima vera notizia è che Saif Al Islam Gheddafi è vivo e si è mostrato in pubblico. Il secondogenito del rais non appariva in video dal 2011, poco dopo la sua cattura avvenuta nel sud della Libia. La seconda notizia ovviamente è l’ufficializzazione della sua candidatura alle prossime presidenziali fissate per il 24 dicembre. Dalle prime ore del mattino di domenica su Twitter è diventato virale il video in cui Saif si trova all’interno del comitato elettorale per depositare la documentazione richiesta. Da oggi è quindi possibile dire con certezza che un Gheddafi è ritornato sulla scena politica.

Le possibili mosse del figlio del rais

Attorniato da alcuni fedelissimi e dagli addetti del comitato elettorale, Saif Al Islam si è presentato davanti alle telecamere con un aspetto molto diverso rispetto a quello che si era abituati a vedere. Il figlio del fondatore della jamahiriya è apparso di gran lunga invecchiato, di certo molto provato dagli eventi dell’ultimo decennio. La fronte e il capo erano coperti da un turbante sotto il quale poi si dipanava un vestito tradizionale delle tribù del deserto. A destare maggiore impressione è stata poi la barba, molto lunga e folta. Sono lontani i tempi in cui in pubblico e in tv appariva vestito all’occidentale. E questo non è un dettaglio attinente solamente ai gusti personali del figlio del rais. Il cambio di abito è un segnale di un profondo cambio interiore che potrebbe avere conseguenze anche in ambito politico. Del resto a luglio, nel corso dell’unica intervista concessa dopo la morte del padre, al New York Times Saif Al Islam aveva dichiarato di essersi avvicinato molto alla fede durante la prigionia. In una fase della sua carcerazione avrebbe vissuto in condizioni drastiche, da qui un suo rinnovato interesse per la religione.

Il “nuovo” Saif ha quindi deciso di rompere gli indugi. Da anni si parlava di un suo ritorno in politica. Lui era l’erede politico designato da Muammar Gheddafi. Negli anni dei suoi studi a Londra e delle sue prime missioni diplomatiche, il secondogenito si era guadagnato la fama di ottimo interlocutore. Con la morte dell’altro figlio politicamente accreditato per la successione, ossia quel Mutassim ucciso a Sirte assieme al padre, Saif è diventato riferimento di tutti i gheddafiani. Quando a inizio anno è stata ufficializzata la data delle elezioni in Libia, la curiosità è stata rivolta soprattutto sulle intenzioni del figlio di Muammar. Nei giorni scorsi si era parlato di una sua imminente conferenza stampa, dove però avrebbe annunciato l’appoggio a un altro candidato. Invece sarà lui a correre per le presidenziali. Il fatto stesso di aver depositato la documentazione significa che le elezioni dovrebbero tenersi. Circostanza non scontata visto l’attuale caos normativo e politico. 

Adesso per Saif comincia il difficile. Il suo obiettivo non è soltanto cavalcare l’onda del padre. Certamente, vista la situazione di paralisi in cui versa la Libia, a molti cittadini non dispiacerebbe il ritorno di un Gheddafi al potere. Ma il secondogenito sta pensando in questo momento a come poter tessere la tela per favorire il suo definitivo rientro in politica. É probabile, si vocifera in ambienti diplomatici, che Saif Al Islam voglia accreditarsi come unica personalità in grado di tenere uniti tutti. Dall’est filo Haftar, fino al Fezzan dove ha trovato rifugio dieci anni fa prima di essere catturato. A suo favore in tal senso potrebbero giocare anche le proprie conoscenze internazionali. Gli ostacoli più importanti sarebbero rappresentati dall’ostilità mostrata dalle milizie di Misurata, acerrime nemiche dei Gheddafi, e dalla sua situazione legale. Saif Al Islam è infatti ufficialmente ancora ricercato dalla corte penale internazionale. In Libia è stato graziato dalla pena di morte a lui inflitta nel 2015, ma è sotto inchiesta dalla procura militare di Tripoli per presunti rapporti con i contractors russi della Wagner.

Per l’Italia è una buona notizia?

Il motivo per il quale Gheddafi è nel mirino della procura militare libica induce ad alcune riflessioni. Il sospetto di contatti con i mercenari della società russa sta a indicare una certa vicinanza tra il secondogenito del rais e Mosca. E non sarebbe l’unico indizio a testimoniarlo. Anni fa Saif al Islam ha scambiato alcune lettere direttamente con il presidente russo Vladimir Putin. La famiglia Gheddafi inoltre si sarebbe rivolta al Cremlino per la liberazione di Hannibal, altro figlio del rais detenuto in Libano per non precisati motivi. In poche parole, Saif non sarebbe certamente un “uomo dell’Italia”, ma è accreditato molto vicino alla Russia. Ci sarebbero stati di recente però anche contatti con la Turchia. Il fratello Saadi è stato liberato a settembre dopo anni di prigionia proprio con la mediazione di Ankara. C’è però da dire che a favore di Roma va la memoria di Saif, il quale ben ricorda l’epoca della forte vicinanza tra il padre e il governo italiano. Così come, il nuovo candidato alla presidenza della Libia è ben conscio dell’importanza che ha l’Italia nell’opera di ricostruzione. Non è un uomo vicino a Roma, ma Saif di Roma conosce molto. Ed è questo già un buon punto di partenza in caso di vittoria alle presidenziali.

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