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La lunga e controversa carriera politica di Mikheil Saakashvili, ex Capo di Stato della Georgia dal 2004 al 2013 e governatore dell’Oblast di Odessa tra il 2015 ed il 2016, ha preso una nuova piega. L’amministrazione di Volodymyr Zelensky gli ha infatti offerto la posizione di vice-primo ministro nel nuovo esecutivo di Kiev guidato da Denys Shmyhal. Saakashvili sarebbe stato scelto, stando a quanto riferito da un comunicato, per la sua grande esperienza nell’implementare le riforme politiche e per la fama di cui gode nella politica internazionale.

Una biografia controversa

L’ex Capo di Stato ha un pessimo rapporto con Mosca ed era al potere durante la breve guerra (terminata con una sconfitta) scoppiata tra Tbilisi e la Federazione Russa nel 2008. Nel 2013 aveva lasciato la Georgia ed il nuovo esecutivo locale lo aveva accusato di comportamenti criminali. Nel 2015 era stato nominato governatore di Odessa dall’ex presidente ucraino Petro Poroshenko: una scelta dettata dall’abilità di Saakashvili nel fronteggiare e reprimere la corruzione. I rapporti con il nuovo alleato, però, si erano deteriorati velocemente e l’ex Capo di Stato georgiano aveva accusato l’uomo politico proprio di corruzione e di aver bloccato le riforme. Saakashvili si era poi dimesso dall’incarico nel 2016 e nel 2017 Poroshenko lo aveva privato della cittadinanza ucraina. Costretto a lasciare il Paese vi aveva poi fatto ritorno nel settembre del 2017 ed era poi stato arrestato ed accusato di diversi crimini, mosse giudicate dallo stesso Saakashvili come parte della vendetta politica di Poroshenko nei suoi confronti. Il neo-presidente Volodymyr Zelensky, poco dopo la sua elezione, aveva annullato il provvedimento di rimozione della cittadinanza dell’ex Capo di Stato georgiano che era così potuto tornare nel Paese.

Le prospettive

La designazione di Saakashvili potrebbe indicare un cambio di atteggiamento nelle relazioni con la Federazione Russa e nella risoluzione del conflitto nel Donbass. C’è il rischio, infatti, che la sua personalità impetuosa possa cozzare con la necessità di ammorbidire, il più possibile, i rapporti con Mosca. Il presidente Volodymyr Zelensky si è recentemente dichiarato sicuro che il conflitto nell’Est dell’Ucraina terminerà prima della fine del suo mandato presidenziale e che non intende, al momento, modificare le proprie tattiche per giungere a questo scopo. I cambiamenti, ha detto lo stesso Zelensky, potrebbero invece esserci qualora la riconciliazione guidata dagli Accordi di Minsk non produca risultati nel giro di un anno. Secondo il Capo di Stato ucraino ogni incontro tra le parti dovrà necessariamente concludersi con il raggiungimento di alcuni target. Le relazioni tra Ucraina e Federazione Russa sono progressivamente migliorate sotto la presidenza Zelensky: ciò ha portato a molteplici scambi di prigionieri tra le parti e ad una serie di intese raggiunte a livello locale con i ribelli (come la smilitarizzazione di alcuni punti della linea di contatto). Saakashvili potrebbe essere usato, oltre che per supportare il governo ucraino, anche per placare quella fetta di popolazione ucraina contraria ad ogni forma di riconciliazione con Mosca e per spingere sull’acceleratore del confronto qualora le trattative si arenino su un binario morto. Una sorta di alternanza tra poliziotto buono-Zelensky e poliziotto cattivo-Saakashvili che potrebbe, nelle intenzioni della presidenza, confondere i negoziatori russi.

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