Dal 2007 ad oggi Jaroslaw Kaczynski, uomo forte e ideologo del partito egemone nel contesto politico polacco, Diritto e Giustizia (PiS) non ha più ricoperto cariche pubbliche, tirando da dietro le quinte le fila della coalizione conservatrice e cattolica che dal 2015 governa il Paese. Negli ultimi anni Kaczynski ne è stato il dominus politico, il regista e il volto, mano a mano che le fortune politiche ed elettorali della formazione da lui creata aumentavano e sia sul fronte interno che su quello esterno il partito egemone della destra polacca rafforzava un piattaforma basata su un ritorno del patriottismo identitario in funzione principalmente anti-russa, un programma economico ispirato alla dottrina sociale della Chiesa e un piano sociale di matrice tradizionalista.

La recente crisi politica interna alla coalizione guidata dal PiS ha però spinto Kaczynski a ritornare sui suoi passi: di fronte al rischio del crollo del governo di Mateusz Morawiecki e alla frattura tra il PiS e la destra ultraconservatrice di Polonia Solidale Kaczynski ha deciso di tornare in sella e di entrare, dopo un rimpasto, nell’esecutivo come vice-premier. Dopo la vittoria di Andrzej Duda alle recenti presidenziali, infatti, tra il PiS e gli ultra-conservatori sono aumentati gli attriti, legati alla crescente insofferenza di Polonia Solidale per la subalternità nella coalizione e, soprattutto, alla volontà del suo leader, il Ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, di conquistarsi uno spazio autonomo per poter in futuro raccogliere l’eredità di Kaczynski a scapito di Morawiecki, leader formale ma non de facto del Paese da tre anni.

Il casus belli è stata una legge apparentemente banale sulla tutela degli animali negli allevamenti che, tra le altre cose, impone il divieto di allevare animali per la produzione di pellicce e fissa restrizioni sull’utilizzo degli animali a scopo di intrattenimento: in questo contesto il PiS e il partito di Ziobro hanno votato separati. Il primo ha incassato in Parlamento il sostegno dell’opposizione liberale a un disegno di legge estremamente caro a Kaczynski; il secondo ha votato contro e protestato vivacemente. Il 18 settembre scorso sembrava che la coalizione di governo fosse al punto di rottura, e Polonia Solidale pronta a sfidare il PiS nelle sue roccaforti politiche situate nelle aree rurali più conservatrici del Paese. In seguito è arrivata la mossa del cavallo di Kaczynski, che ha contribuito a guidare un rimpasto in cui è stato egli stesso coinvolto.

Il rimpasto, come sottolinea il Financial Times, ricorda un elemento fondamentale degli equilibri di potere in Polonia: il 71enne Kaczynski non è ancora intenzionato a passare la mano e rimane l’uomo di riferimento del governo. E lancia un messaggio a entrambi i contendenti. A Morawiecki, da un lato, ricordandogli chi è il leader che porta i voti al partito di governo. Il premier si trova ora nella complessa situazione di avere un vice formale che è il suo superiore reale; ma anche Ziobro dovrà rimandare la sua contesa per la leadership. Kaczynski, da vicepremier, avrà deleghe di supervisione su tre ministeri strategici: Difesa, Interno e Giustizia. Potendo dunque controllare gli scatti dello scalpitante alleato. Nel governo entrano anche degli ultra-conservatori come il docente universitario Przemyslaw Czarnek, fiero critico dell’ideologia Lgbt con cui il governo si è ripetutamente scontrato ultimamente.

La scelta di Kaczynski è ragionevole: portare al suicidio una coalizione politica che ha l’egemonia nel Paese e esporsi al rischio di elezioni anticipate per una bagarre interna sarebbe stato un errore madornale. Specie considerato il fatto che l’egemonia del partito e della coalizione di governo è pronta a radicarsi sul lungo periodo e può essere messa al servizio di un progetto ben strutturato. Come ha dichiarato all’Osservatorio Globalizzazione il diplomatico polacco Edgar Kobos, dal 2014, Diritto e Giustizia è il vincitore indiscusso di ogni tornata elettorale che ha avuto luogo in Polonia. PiS, inoltre, gode anche del maggiore supporto in ogni gruppo demografico, con l’eccezione delle grandi città. Una caratteristica, che potremmo definire “speciale”, è appunto il consenso eccezionalmente alto di cui PiS gode tra le giovani generazioni”. Kaczynski, che per i suoi attriti con i governanti di mezza Europa ha sempre mandato in prima linea al governo figure a lui legate nel partito, è tuttavia la figura maggiormente capace di consolidare questi consensi in patria: i governi del PiS hanno rilanciato lo spirito identitario nazionale, guidato la crescita dell’economia e stabilizzato la Polonia dandole un futuro dopo il Far West della transizione di mercato degli Anni Novanta. Logico constatare che l’esecutivo sia sostenuto fortemente in maniera trasversale: valeva davvero la pena buttare al vento tutto questo per una questione di poltrone? Kaczynski ha intuito il rischio e ha saputo porvi rimedio in tempo. Dimostrandosi il politico imprescindibile per il futuro del Paese.

Nel campo comunista di Goli Otok
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