Lo scenario tedesco può contare, da oltre quindici anni, su un punto fermo: la presenza di Angela Merkel  ai vertici dell’esecutivo di Berlino. Il futuro prossimo è invece ancora avvolto nel mistero: la Cancelliera è giunta al termine della sua esperienza politica ed Annegrete Kramp-Karrenbauer, suo successore ai vertici della Cdu, si è dimessa dopo una serie di prestazioni elettorali deludenti ed anche a causa di quanto avvenuto in Turingia, dove il premier Thomas Kemmerick era stato inizialmente eletto con i voti di Cdu, dei Liberali e dell’Afd. L’incertezza regna dunque sovrana e sembra improbabile che la Merkel possa cambiare idea. Helge Braun, a capo dello staff della Cancelliera, ha riferito alle emittenti tedesche RTL/n-tv come non ritenga possibile che la Merkel si ricandidi per un quinto mandato. La Cdu vive un momento difficile e non ha un candidato alla Cancelleria ne un leader, la cui nomina, prevista per il 25 aprile, è stata rinviata a causa dell’emergenza Covid-19.

Rischio frammentazione

I candidati alla guida dei cristianodemocratici sono al momento tre e sono tutti uomini. Armin Laschet, che presiede l’esecutivo della Renania Settentrionale-Vestfalia, è di tendenze centriste e rappresenta la continuità con il Cancelleriato della Merkel mentre Friedrich Merz (infettato dal Covid-19), schierato su posizioni più radicali, è favorevole ad una rottura con il passato ed intende riconquistare quegli elettori che hanno abbandonato il partito a causa della sua eccessiva moderazione. A completare il quadro c’è la candidatura di  Norbert Roettgen, presidente della Commissione Esteri del Bundestag, grande esperto di geopolitica e moderato. La scelta di uno o dell’altro candidato segnerà uno spartiacque: da un lato c’è uno scenario “alla francese”, con uno spostamento a destra e l’adesione a politiche nazional-conservatrici mentre dall’altro il centrismo potrebbe portare ad accordi con i Verdi, ormai destinati a soppiantare i Socialdemocratici come alfieri del progressismo. Questo, dunque, è il vulnus che aleggia sul futuro del partito.

Appoggiarsi alla destra o contrastarla?

Una minoranza dei membri della Cdu è favorevole ad una collaborazione con la destra radicale dell’Afd sebbene la direzione nazionale del movimento abbia chiaramente escluso questa opzione. Il rischio è che la presenza di due fazioni all’interno dei cristiano-democratici, una dalle tendenze liberali e l’altra più schierata su posizioni conservatrici, possa infine portare ad una scissione oppure ad un indebolimento di questa formazione politica. Qualunque strada si voglia percorrere, infatti, ci saranno elettori delusi pronti a saltare sul carro, di alcuni partiti rivali. La frammentazione dello scenario, specialmente nella ex Germania Est, rende peraltro difficile la formazione di esecutivi locali che escludano tanto la sinistra post-comunista della Linke quanto la destra radicale dell’Afd: ogni consultazione regionale potrebbe dunque provocare gravi lacerazioni nel tessuto della Cdu. Sullo sfondo potrebbero esserci anche contrasti con la Csu, il partito gemello basato in Baviera e capeggiato da Markus Söder che, al momento, ha escluso ambizioni verso la leadership nazionale ma il cui ruolo potrebbe crescere sempre più d’importanza qualora la Cdu non riesca a trovare una sua stabilità interna.

È un momento difficile
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