Nei mesi scorsi, l’Alto Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas aveva suscitato sdegno e polemiche per aver minimizzato il ruolo dell’Unione Sovietica e della Cina nella Seconda Guerra Mondiale. “Cina e Russia hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale e sconfitto i nazisti? Questa è una novità”, ha dichiarato la politica estone a una conferenza dell’Istituto dell’Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza. A fronte di quell’uscita infelice, l’eurodeputato tedesco con cittadinanza italiana Fabio De Masi ha presentato un’interrogazione per capire, da Kallas, se quella fosse stato solo uno scivolone oppure la posizione ufficiale del capo della diplomazia dell’Unione Europea. Il giornale tedesco Berliner Zeitung ha ottenuto in esclusiva la risposta a quell’interrogazione.
Kallas conferma il suo revisionismo storico
La risposta è sconcertante non perché inattesa – parliamo pur sempre di una politica che ha dimostrato di non essere degna del ruolo che ricopre – o perché non rifletta la sistematica propaganda spicciola a cui ci ha abituato l’ex primo ministro dell’Estonia, figlia di Siim Kallas, anche lui ex Primo Ministro e ex commissario europeo e nipote di Eduard Alver, Direttore del Dipartimento dell’Industria Leggera del Consiglio dei Ministri della Repubblica Socialista Sovietica Estone. È sconcertante perché in quanto capo della diplomazia europea, dovrebbe rappresentare i Paesi dell’Unione europea, Italia compresa. Dunque c’è da chiedersi se la nostra diplomazia sia d’accordo con questo afferma Kallas.
Ma veniamo al dunque. Nella lettera, Kallas sottolinea che l’UE onora “tutte le vittime che sono state sacrificate per porre fine alla Seconda guerra mondiale”. Ricorda le “dolorose divisioni” lasciate dal conflitto in Europa e sottolinea che “per molti europei la fine della guerra non portò libertà, ma ulteriore oppressione”. Kallas rende omaggio “al coraggio del popolo cinese, che nella difesa della propria patria e nel contributo alla fine della guerra ha sofferto enormi sofferenze”, ma omette completamente di menzionare il contributo sovietico alla vittoria sul nazismo. Non una parola sulla battaglia di Stalingrado, sulla liberazione di vaste parti d’Europa da parte dell’Armata Rossa o sui più di 27 milioni di cittadini sovietici uccisi, tra cui molti ucraini, bielorussi e baltici.
O non conosce la storia o la manipola
Nella risposta all’interrogazione, Kallas ne approfitta per attaccare la Russia. Un riflesso pavloniano che tradisce le sue reali intenzioni. Perché è chiaro che il suo “revisionismo” è dettato o da una profonda ignoranza o, nel secondo caso, da un plateale intento di manipolare la storia per scopi politici. “La Russia – attacca Kallas – continua consapevolmente a manipolare le narrazioni storiche relative alla Seconda guerra mondiale e alle sue conseguenze per distogliere l’attenzione da verità scomode”, scrive.
È dunque decisivo “respingere i tentativi di riscrivere la storia per motivi politici”. Quali riscritture intenda esattamente, però, non lo specifica. Per Fabio De Masi la risposta rivela “un’immagine sorprendente della storia”. Al Berliner Zeitung dichiara: “Kallas non riesce nemmeno nella sua risposta a rendere omaggio alla morte di 27 milioni di cittadini sovietici, tra cui numerosi ucraini! L’immagine storica di Kallas è sorprendente. Infatti suo marito, nel periodo delle sanzioni economiche estoni, era coinvolto in affari con la Russia, e suo padre era addirittura ministro delle finanze della Repubblica sovietica estone. Sembra che debba compensare qualcosa”.
Chissà cosa ne pensa Kaja Kallas delle foto, pubblicate sull’account ufficiale da Volodymyr Zelensky nelle quali, come nota Marta Havryshko, storica ucraina specializzata in Olocausto, il leader ucraino “consegna un premio a un combattente del Corpo “Khartia”, che ha rune SS sulla sua toppa. Poi tutti posano accanto a un enorme Wolfsangel – che fu l’emblema della 2. SS-Panzer-Division “Das Reich” e della 4. SS-Polizei-Panzergrenadier-Division, nonché di alcune unità della Wehrmacht – sul muro”.
Ovviamente Kallas risponderebbe che si tratta di moderati “lettori di Kant” (citando un famoso quotidiano italiano) o porre la domanda è “propaganda russa”. In ogni caso, dinanzi alla risposta di Kallas all’interrogazione di Fabio De Masi, la domanda sorge inevitabile: chi sta veramente manipolando la storia, se non chi, ricoprendo il ruolo di capo della diplomazia europea, omette volontariamente uno dei capitoli più decisivi e sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale?
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