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La disastrosa posizione degli Stati Uniti nella gestione della crisi in Medio Oriente si è ulteriormente aggravata dopo la pubblicazione della notizia secondo cui Anthony Blinken, segretario di Stato dell’amministrazione di Joe Biden, avrebbe ignorato dei rapporti allarmanti dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid) che parlavano di blocchi deliberati delle forze armate israeliane alla consegna degli aiuti umanitari a Gaza.

Il motivo? Indagare su questi report avrebbe, molto probabilmente, portato l’amministrazione a fermare le consegne di armi a Tel Aviv. L’Usaid, ha ricordato l’Ong ProPublica, ad aprile “ha consegnato la sua valutazione al Segretario di Stato Antony Blinken e l’ufficio rifugiati del Dipartimento di Stato ha reso nota la sua posizione ai diplomatici di alto livello” nello stesso periodo. Su questo dossier “la loro conclusione è stata esplosiva perché la legge statunitense richiede al governo di interrompere le spedizioni di armi ai paesi che impediscono la consegna di aiuti umanitari sostenuti dagli Stati Uniti. Israele è stato ampiamente dipendente dalle bombe americane e da altre armi a Gaza dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

Il titolare di Foggy Bottom avrebbe dunque ricevuto queste informazioni prima del suo intervento al Congresso del 10 maggio in cui si è detto, invece, informato sul fatto che nessun carico di aiuti umanitari destinati a Gaza fosse stato bloccato da Israele. A inviare il report di 17 pagine che Blinken avrebbe ignorato non è stata un’organizzazione antisistema o pregiudizialmente ostile all’amministrazione. Tutt’altro: Usaid è un’agenzia federale finanziata dal governo federale che gestisce programmi di aiuto per 50 miliardi di dollari l’anno ed è oggi guidata da Samantha Power, ambasciatrice alle Nazioni Unite dal 2013 al 2017 nel secondo mandato presidenziale di Barack Obama e storica fautrice di quell’interventismo umanitario a lungo invocato contro la Siria durante il suo incarico al Palazzo di Vetro. Dunque una figura pienamente inserita nell’establishment democratico, al quale ha più volte ricordato i rischi di un’eccessiva corsa a fianco del governo di Benjamin Netanyahu a Gaza.

Nei mesi scorsi alti esponenti del Partito Democratico, come i senatori Chris Van Hollen, Jeff Merkley, Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, si erano appellati alla stessa violazione denunciata dall’Usaid per chiedere a Biden una moratoria sulla fornitura di armi. Blinken è ora accusato di aver imposto il silenzio su questo processo. Negando l’evidenza. Per questo, in apertura, parlavamo di un disastro politico: come può una potenza come gli Usa assurgere a mediatrice se le sue decisioni sono così sbilanciate verso una parte in conflitto? Il dubbio è legittimo. E Blinken, uomo dei continui viaggi a vuoto in Medio Oriente per cercare, a suo dire, di trovare una soluzione alla crisi appare depotenziato e messo in ombra da questo scandalo. Che getta un’ombra sulla sua effettiva volontà di trovare una fine al carnaio di Gaza e di svincolare Washington dall’abbraccio con Netanyahu.

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