Il 20 gennaio è andato in scena a Londra un incontro tra il governo del Regno Unito ed i rappresentanti di venti Paesi africani (tra cui 15 capi di Stato) per discutere sugli investimenti britannici nel continente e sulle possibilità di aprire nuove rotte commerciali. L’incontro di Londra si incanala nel discorso più ampio di rinnovamento dei trattati internazionali fortemente voluti dall’esecutivo di Boris Johnson per sopperire alle problematiche derivanti dall’abbandono dell’Unione europea. Dopo il distacco da Bruxelles, il Regno ha guadagnato maggiori possibilità di portare a casa accordi favorevoli, potendo discutere i trattati bilaterali nella più totale autonomia. La conferenza di Londra può essere dunque intesa come il primo esame da superare per riprendere la competitività mondiale.

Il Regno che ambisce a tornare “impero”

Negli ultimi anni, gli investimenti inglesi nel continente africano hanno subito una drastica frenata, anche a causa della grande competitività di Russia, Stati Uniti, Cina e Francia che da anni e costantemente sono presenti nel territorio. Londra, anche a causa delle politiche economiche maggiormente protezioniste, non ha incentivato adeguatamente gli investimenti in Africa, rimanendo indietro rispetto agli avversari internazionali. Il summit di Londra 2020 è l’opportunità per la Gran Bretagna di tornare al passo, rilanciando un sostanzioso piano di investimenti e trattando direttamente con i massimi funzionari degli Stati africani. Nonostante l’assenza del primo ministro sudafricano Cyril Ramaphosa a causa dei problemi legati al settore energetico del Paese e l’esclusione dal tavolo di confronto del presidente dello Zimbabwe Emmerson Mnangagwa, l’incontro è destinato a segnare un punto di svolta per l’economia britannica.

Già nel 2019 gli investimenti e gli scambi commerciali britannici nel continente africano erano aumentati con percentuali in doppia cifra, mostrando l’intenzione di Londra di lanciarsi verso il mercato dell’Africa. L’incontro avvenuto lunedì è stata la pietra fondante di un discorso riguardante l’espansione economica della Gran Bretagna, con i Paesi africani interessi al nuovo canale commerciale londinese.

L’attacco alla Francia ed al mercato asiatico

Mentre la presenza del presidente nigeriano Muhammadu Buhari era facilmente attendibile alla vigilia dell’incontro, è stata di maggior impatto la presenza del presidente keniano Uhuru Kenyatta, alla guida di un Kenya che da anni si è aperto alle trattative commerciali di Cina, Russia ed Arabia Saudita, senza spostare mai lo sguardo verso l’Occidente. Questa volta però ha firmato un accordo da 1.6 miliardi di dollari anche con Londra, aprendo al commercio britannico. L’interesse riscontrato dunque dai leader dei Paesi meno legati ai commerci con il vecchio continente ha già segnato una vittoria di Johnson, deciso più che mai a portare a casa risultati sul fronte africano che possano rilanciare la Gran Bretagna ai vertici dell’economia mondiale, andando oltre il semplice sistema del Commonwealth.

Come sottolineato da RFI Afriqueil principale settore a cui ambiscono gli investitori britannici sarebbero rappresentati proprio dai punti forti del continente: il comparto minerario ed il comparto energetico. Dopo aver per anni basato la loro presenza nel continente con gli accordi petroliferi con Abuja e pochi altri punti fermi, gli occhi del Regno Unito si sono spostati verso i grandi giacimenti del continente, attualmente sotto il controllo di multinazionali per lo più francesi, russe e cinesi. Con l’uscita dall’Unione europea, la possibilità che l’attuale approvvigionamento energetico del Regno Unito diventi più dispendioso è molto elevato e questo ha indotto il governo britannico a correre ai ripari. In questo scenario, l’evoluzione della scena africana ha rappresentato una ghiotta opportunità che Londra è intenzionata a non lasciarsi sfuggire.

Una sfida in solitaria

Il guanto di sfida lanciato al mondo dal governo britannico, oltre alle potenzialità economiche a cui ambisce, è molto importante anche per questioni legate alla propaganda interna al Paese. Inoltre, nonostante infatti i mercati abbiano risposto tutto sommato positivamente alla Brexit, il rischio che un piccolo scossone possa portare a conseguenze devastanti per l’economia britannica nei prossimi mesi non è del tutto passato. A questo proposito, dotarsi di un apparato economico completamente indipendente dai commerci con l’Unione europea è fondamentale soprattutto nella situazione in cui si arrivi ad un No Deal commerciale.

Infine, la necessità di collocarsi proprio in questo delicato momento storico in una posizione di rilievo all’interno del mondo africano deriva anche dalla possibilità che l’Africa centrale si apra al libero scambio tra i Paesi. In questo scenario, rafforzare i rapporti commerciali con anche una sola delle Nazioni significherebbe poter accedere ad un mercato più ampio, senza dover nemmeno concludere complicate trattative internazionali. Tutto questo oltre ovviamente alle immense possibilità di espansione economica che provocherebbe l’ingresso all’interno del futuro e possibile sistema di libero scambio africano; con una ghiotta occasione per Johnson di prendersi la rivincita sui suoi predecessori e dimostrare come il Regno Unito possa ancora ambire ad essere un impero.