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Le elezioni legislative nel Regno Unito, che hanno avuto luogo il 12 dicembre hanno probabilmente messo fine alla tormentata e controversa vicenda della Brexit. Il Partito Conservatore del premier uscente Boris Johnson ha conquistato 365 seggi sui 650 della Camera dei Comuni ed ha ottenuto il suo miglior risultato dal 1987 ad oggi mentre i rivali Laburisti, con appena 203 scranni, hanno conseguito la peggiore sconfitta degli ultimi ottantaquattro anni. I sostenitori della Brexit, dunque, hanno una netta maggioranza parlamentare e potranno finalizzare a breve i loro propositi e recidere parte dei rapporti con Bruxelles, i progressisti, liberal-democratici compresi, dovranno leccarsi le ferite e pensare a nuove strategie politiche per il futuro. In ogni caso, come da tradizione, le priorità e gli obiettivi del nuovo esecutivo Johnson verranno fissati nel Queen’s speech che avrà luogo giovedì e la politica britannica potrà così variare argomenti e tornare ad occuparsi anche di altri temi.

Un momento importante

Il Queen’s speech, malgrado il nome sembri suggerire il contrario, è un discorso scritto dall’esecutivo inglese, ma letto dal monarca presso la Camera dei Lord, in cui vengono enumerati i provvedimenti legislativi che verranno introdotti nel corso dell’anno e costituisce l’agenda politica di Downing Street. Si tratterà, per la Regina Elisabetta II, del secondo Queen’s speech nell’arco di pochi mesi dato che quello precedente aveva avuto luogo il 14 ottobre, in piena fase di crisi ed incertezza politica dovuta alla Brexit. Fonti governative hanno reso noto che, all’interno del discorso, verrà annunciata l’intenzione di riportare l’Accordo per il Ritiro dall’Unione Europea, finalizzato dal governo Johnson e da Bruxelles, di fronte al Parlamento prima di Natale. Il Queen’s speech avrà comunque una certa continuità con quello di ottobre, che aveva delineato, tra l’altro, l’introduzione di disegni di legge per rendere più severe le punizioni nei confronti di criminali stranieri e predatori sessuali e l’istituzione di maggiori protezioni per le vittime di abusi domestici, ma vedrà comunque alcune novità. Tra queste l’impegno a garantire maggiori fondi al Servizio Sanitario Nazionale, il rafforzamento del sistema giudiziario, migliori servizi per i pendolari e maggiori tutele per gli affittuari di case.

Le prospettive

L’esecutivo Johnson sembra destinato ad una lunga luna di miele con il suo elettorato, di certo compiaciuto dall’abilità del premier di aver finalizzato la Brexit ed avvantaggiato, dopo la sostanziale scomparsa del Brexit Party, dall’assenza di concorrenza a destra. La confusione che regnerà, per un certo periodo, all’interno del fronte progressista non farà poi altro che aiutare il governo: i Laburisti si dovranno riorganizzare mentre i Liberal Democratici dovranno riprendersi dopo una deludente prestazione elettorale. Il rischio, paradossalmente, è che Johnson possa aver sin troppo campo libero e che la carenza di avversari credibili possa inficiare sull’abilità dei Tories di mantenere un contatto diretto, nel medio periodo, con la pancia del Paese. L’agenda politica dei Conservatori, giustamente ambiziosa, dovrebbe riuscire a fluire e ad essere realizzata con una certa facilità all’interno della Camera dei Comuni e ciò aiuterà Johnson a rafforzare il proprio prestigio personale e ad imporsi come figura politica di riferimento nell’ambito di un centrodestra inglese sempre più forte.

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