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Una nuova legge britannica sulla sicurezza informatica e delle telecomunicazioni svelata lo scorso martedì mette nel mirino i giganti delle telco inglesi minacciandole di pesanti multe se non riusciranno a rafforzare la sicurezza delle proprie reti.

In particolare la legge vieta il coinvolgimento della società cinese Huawei nella rete mobile 5G del Regno Unito. Le aziende che verranno trovate “fuori legge” subiranno pesanti ammende che potrebbero raggiungere anche il valore del 10% del fatturato, oppure più di 100mila sterline al giorno pari a circa 112mila euro.

Secondo i media britannici, il governo ha presentato in parlamento il suo progetto di legge che andrà a formare la spina dorsale legislativa del suo piano per ridurre la dipendenza della Gran Bretagna dai “fornitori ad alto rischio”, tra cui la cinese Huawei, presenti nella sua rete infrastrutturale delle telecomunicazioni.

Il governo, in particolare, ha aggiunto un nuovo divieto che va a toccare la società di Shenzen anche in modo “retroattivo”: l’installazione di apparecchiature Huawei sarà infatti proibita anche se le stesse sono state precedentemente acquistate e immagazzinate rispetto alla data di entrata in vigore della nuova legge, questo nel timore che le società di telecomunicazioni possano cercare di aggirare la legge utilizzando apparecchiature già esistenti nel loro inventario.

Il nuovo provvedimento, che entrerà in vigore prima delle prossime elezioni nel 2024, si aggiunge alle misure già esistenti progettate per eliminare l’uso delle apparecchiature Huawei: lo scorso luglio, infatti, il governo britannico ha sancito la decisione di mettere in sicurezza la propria rete 5G eliminando la presenza della società cinese. In particolare quel primo provvedimento prevedeva il divieto di acquistare equipaggiamento 5G di Huawei da dopo il 31 dicembre 2020 e la graduale eliminazione di ogni tipo di software o hardware dalle infrastrutture del Paese entro il 2027. Quella decisione è stata presa dal Consiglio di Sicurezza Nazionale (Nsc) presieduto dal primo ministro, in risposta alle sanzioni statunitensi.

Gli esperti tecnici in quella occasione hanno esaminato le conseguenze delle sanzioni e hanno concluso che le nuove restrizioni rendono impossibile continuare a garantire la sicurezza delle apparecchiature Huawei in futuro. Di conseguenza, i ministri hanno concordato che gli operatori telco del Regno Unito debbano interrompere l’acquisto di apparecchiature del colosso cinese.

L’azione degli Stati Uniti riguarda anche i prodotti Huawei utilizzati nelle reti a banda larga in fibra utilizzati nel Regno Unito di conseguenza Londra ha consigliato gli operatori di telecomunicazioni di desistere dall’acquisto di nuove apparecchiature Huawei.

I tentativi di bandire Huawei dalla rete 5G sono continuati a fasi alterne da più di un anno, ma il nuovo disegno di legge è il primo vero passo per sancire una volta per tutte tali divieti. Questa perentoria inversione di marcia è seguita a mesi di intense pressioni da parte delle autorità statunitensi per motivi di sicurezza nazionale: Washington lo scorso maggio aveva ventilato l’ipotesi di ritirare dal Regno Unito personale di intelligence, aerei spia e altri assetti sensibili come gli F-35 se Londra non avesse bloccato l’assegnazione della gestione del 5G e 6G alla società di Shenzen.

Il timore americano che riguarda le nuove reti veloci è che il governo cinese possa sfruttare il coinvolgimento di Huawei per costruirsi accessi a infrastrutture telematiche in backdoor oppure ottenere l’accesso a queste reti in futuro e usarle come vettore per penetrare in sistemi più sensibili. Secondo quanto riferito dalla Cia la compagnia cinese avrebbe legami diretti con il governo, che è noto per aver perpetrato attacchi informatici ed essere coinvolto in attività di spionaggio per rubare informazioni commerciali e governative.

Nonostante questo il Regno Unito era apparso disponibile a concedere a Huawei la gestione della rete civile del 5G, escludendola dai nodi più sensibili che possono essere utilizzati dagli enti governativi o dai militari, ora invece la decisione appare definitiva e irrevocabile, ammesso che il Parlamento inglese approvi la normativa di governo.

La società cinese sta sfoderando tutte le sue armi per cercare di far cambiare idea a Londra e soprattutto per evitare che altri Paesi europei seguano la sua stessa linea: negli ultimi giorni infatti, apprendiamo dalla Bbc, ha commissionato una ricerca economica che dimostra che il divieto riguardante l’utilizzo delle sue apparecchiature per la rete iperveloce si rivelerà una costosa battuta d’arresto per le ambizioni 5G del Regno Unito e ha organizzato una campagna pubblicitaria per avvisare il governo britannico che starebbe commettendo un grosso errore. Nel frattempo, però, gli operatori di telefonia mobile si stanno rivolgendo a Nokia ed Ericsson coi quali stanno firmando nuovi accordi e sembrano essere nettamente meno convinti del fatto che portare Huawei fuori dal 5G inglese sarebbe una catastrofe costosa.

A Shenzen non ci stanno e il vicepresidente di Huawei, Victor Zhang, ha affermato che “questa decisione è motivata dalla politica e non si basa su un’equa valutazione dei rischi” aggiungendo che “non serve i migliori interessi di nessuno in quanto sposterebbe la Gran Bretagna nella corsia lenta del digitale e metterebbe a rischio l’agenda del governo riguardante il miglioramento delle reti”.

L’ultima speranza, ma alquanto labile ad onor del vero, per la società di telecomunicazioni cinese potrebbe essere data dal cambio di inquilino alla Casa Bianca: il neoeletto Joseph Biden ha dimostrato, in campagna elettorale e nel suo passato politico, di avere una linea leggermente più morbida su alcune tematiche rispetto a quella di Donald Trump, sebbene sia altrettanto dura su altre.

Quando era al senato, ha spinto per migliori rapporti con la Cina attraverso maggiori legami commerciali. Ora invece vede Pechino come “la più grande sfida strategica per gli Stati Uniti e i nostri alleati in Asia e in Europa” allineandosi quindi sulle posizioni di Trump. Biden ha anche promesso “rapide sanzioni economiche” contro la Cina qualora cercasse di influenzare “malignamente” le aziende o i cittadini americani sebbene pensi che “il modo più efficace per affrontare questa sfida è costruire un fronte unito di alleati e partner degli Stati Uniti per affrontare i comportamenti illegali e le violazioni dei diritti umani della Cina, anche se cerchiamo di cooperare con Pechino su questioni in cui convergono i nostri interessi, come il cambiamento climatico, la non proliferazione. e sicurezza sanitaria globale”.

Una speranza forse vana proprio per via della tempistica della recente decisione presa dal governo britannico, che arriva sì prima dell’insediamento di Biden, ma a elezioni ormai praticamente vinte, dimostrando come Londra (e Washington) perseguiranno nella medesima linea.