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“Profili di incostituzionalità” nella cabina di regia scelta da Giuseppe Conte per governare i piani del Recovery Fund. Questa l’indiscrezione fatta filtrare da Affari Italiani come motivazione non ufficiale dello stop ai lavori sul dossier Recovery Fund dell’odierno Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto dettare le linee generali della governance della componente italiana dei programmi comunitari di rilancio post-pandemia.

Nelle scorse giornate diversi autorevoli esponenti di Italia Viva (il ministro per le Politiche agricole Teresa Bellanova, l’ex ministro Maria Elena Boschi e il coordinatore nazionale Ettore Rosato) avevano mostrato tutta la loro irritazione per esser stati avvisati dell’avanzamento dei lavori sotto la regia del premier solo a cose fatte e di non aver potuto conoscere nel dettaglio la bozza del piano da 129 pagine con cui l’esecutivo giallorosso vorrebbe gestire la sua proposta all’Unione europea per l’utilizzo dei fondi comunitari.

Inoltre, tra i punti criticati a Conte c’è la formazione di una cabina di regia, composta da sei manager e una task force di manager ed economisti. Task force che, rispondendo direttamente al premier, darebbe a Conte poteri di gestione politica e finanziaria senza precedenti e presenterebbe addirittura dei problemi di congruenza con la Costituzione. Ed è proprio questo il punto sollevato da Affari Italiani, secondo cui tutta la maggioranza avrebbe chiesto al presidente del Consiglio un rinvio sul tema:

Lo stop dai partiti sarebbe arrivato perché molte delle norme previste darebbero troppo poteri agli esperti scelti da Conte

Questi, insieme ai ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, dovrebbe gestire la cabina di regia per i sessanta progetti che, in ritardo sulla tabella di marcia, Roma vorrebbe presentare all’Europa, divisi in sei macro aree (digitale, green, infrastrutture, istruzione, pari opportunità e salute). Ma questo creerebbe problemi organizzativi senza precedenti.

Come inserire un organismo del genere negli apparati politici pubblici? Certamente non tramite emendamento alla legge di bilancio. Sergio Mattarella ha già dimostrato di non gradire eccessive torsioni dell’ordinamento costituzionale, e una norma tanto sproporzionata rispetto alle risorse in gioco finirebbe presto sotto lo scrutinio della Corte costituzionale in quanto distorsiva del corretto rapporto tra le istituzioni.

Sarebbe altresì al limite, sotto il profilo costituzionale, riservare a un decreto ad hoc la creazione di una struttura-monstre bypassando il Parlamento sia nella discussione sulla gestione del Recovery Fund sia nell’effettiva amministrazione delle sue risorse.

E di fronte al moltiplicarsi delle task force viene da chiedersi in che meandri si sia persa la Cabina di regia Strategia Italia, che è stata istituita nel 2019 per operare in coordinamento con la Struttura di Missione “InvestItalia” e con il supporto tecnico, istruttorio e organizzativo del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della presidenza del Consiglio. Fortemente voluta da Giovanni Tria e Paolo Savona ai tempi del governo gialloverde. La plenaria convocata a Palazzo Chigi l’11 ottobre 2018, in cui i dirigenti delle grandi imprese partecipate dallo Stato italiano presentarono i piani e le richieste per l’avvenire, fu un utile e interessante esperimento che segnò il consolidamento del rapporto tra il governo e gli enti economici di cui esso era azionista di maggioranza. Un ritorno in auge di una tale struttura, nel contesto di un Recovery Fund preparato in pieno accordo col Parlamento da ministeri titolari della parte di progetti di loro competenza, unirebbe strutture formali e coordinamento estemporaneo in maniera più virtuosa dell’ennesima, mastodontica task force. Si rischia una ripetizione del gruppo guidato da Vittorio Colao, i cui lavori presentati in pompa magna agli “Stati generali” di giugno sono poi finiti nel dimenticatoio.

Conte rischia un nuovo scivolone politico. Il consiglio dei ministri è destinato a esser convocato per mercoledì, giorno della complessa votazione sulla approvazione della riforma del Mes. Inoltre, i partiti di maggioranza hanno lanciato un messaggio al premier: se il suo governo uscirà vivo da questo tour de force, Conte dovrà ricordarsi che non potrà più giocare in autonomia. Dagli scontri col Partito democratico al pasticcio sull’intelligence, quando ha provato a farlo le incomprensioni sono emerse in tempi rapidi, danneggiando la sua posizione politica. Forzare una soluzione ai limiti dell’incostituzionalità da parte di chi, oltre che premier, continua a ripetere con vanto di essere anche giurista significherebbe compiere l’ennesimo, madornale errore di valutazione politica.

 

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