Un dilemma non da poco, una contraddizione che, come già scritto su questa testata, il governo per adesso sta provando a rinviare a giorni migliori, magari a gennaio quando si discuterà del rifinanziamento delle missioni internazionali. Il riferimento è alla collaborazione con la Guardia Costiera libica: il 2 novembre scadrà l’accordo o, per meglio dire, si rinnoverà automaticamente se né da Roma e né da Tripoli arriveranno obiezioni. Di Maio e Lamorgese in queste ore hanno tenuto un vertice sull’immigrazione, ma l’eventuale stop all’accordo siglato da Minniti con Tripoli non è stato all’ordine del giorno. Dunque, si va verso il rinnovo del memorandum con la Libia. In compenso Lia Quartapelle, capogruppo del Pd in commissione affari esteri, ha fatto sapere che della questione il governo se ne occuperà a gennaio per l’appunto. Con il governo pronto a presentare, nello schema di bilancio, l’azzeramento dei fondi per le missioni in Libia.

Ma la sponda più a sinistra della coalizione, quella che fa riferimento ad Orfini ed ai deputati di LeU, ha capito che forse di mezzo c’è un tranello da parte dell’esecutivo: da un lato promettere di azzerare i fondi alla Guardia Costiera libica, dall’altro però nel silenzio generale far rinnovare l’accordo. L’ala più a sinistra della maggioranza però non ci sta: da settembre i deputati di riferimento di questa parte politica hanno iniziato a rivendicare una discontinuità del governo sull’immigrazione, la quale dovrebbe passare in primis, secondo la loro linea, dallo stop alla collaborazione con Tripoli.

Ennesima grana per Giuseppe Conte

E mentre il premier deve proteggersi dai colpi di Di Maio e Renzi sulla manovra, da sinistra in queste ore stanno arrivando altre e non meno importanti grane sulla questione libica. Quella di rinnovare tacitamente l’accordo, mentre contemporaneamente nello schema di bilancio per le missioni si azzerano i fondi destinati a Tripoli, ad un certo punto è sembrata la strategia vincente per mediare. Un accordo rinnovato avrebbe fatto evitare all’Italia la perdita dello scettro di paese europeo più vicino al premier libico Al Sarraj, mentre contemporaneamente l’azzeramento dei fondi nel primo schema di bilancio avrebbe dato un segnale anche a sinistra. Ma da questa parte della maggioranza, stanno facendo intuire di non fidarsi: mettere zero nella casella dello schema non vuol dir nulla, perché a gennaio potrebbe bastare anche un emendamento volante per far rientrare dalla finestra quelle somme.

Per Conte il problema è duplice e le maglie stanno apparendo enormemente corte: da un lato deve assecondare le esigenze della politica estera, dall’altro quelle di una parte della coalizione che lo sostiene. Il punto è che, nel momento in cui dovesse realmente essere tranciato quell’accordo con la Libia, l’Italia rischierebbe una pessima figura internazionale dopo aver sostenuto per anni il governo di Al Sarraj. Non solo: altri paesi, Francia in primis, sarebbero pronti a prendere il posto lasciato dall’Italia. Un regalo quasi gratuito per paesi che, anche se ufficialmente partner, sulla Libia potrebbero avere ben altri interessi rispetto a quelli italiani. Dall’altro lato, Conte sa bene che rischierebbe la caduta del suo secondo governo. Inoltre, il premier dovrebbe anche dare giustificazione del rinnovo di un accordo con una Guardia Costiera, quale quella libica, che in questi giorni ha mostrato con il caso Bija le sue enormi ambiguità. Grane su grane mentre il 2 novembre si avvicina.

Le dichiarazioni della Guardia costiera libica

Ed intanto in queste ore è da registrare il primo commento sulle notizie che arrivano dall’Italia da parte dei libici. A Tripoli gli echi delle voci di corridoio sussurrate nei palazzi romani arrivano giorno dopo giorno, raramente ad Al Sarraj ed agli altri protagonisti della vita politica del paese nordafricano sfuggono dettagli che li riguardano. E così, non è un caso che proprio alla capitale libica giungano dichiarazioni in merito all’avvicinamento della scadenza del 2 novembre: “Il rinnovo dell’accordo sui migranti tra Roma e Tripoli sarà nell’interesse dell’Italia che è la più colpita dall’immigrazione – ha dichiarato Ayoub Qassem, portavoce della Guardia Costiera libica – e avvantaggerà anche la Libia, in particolare la Guardia costiera, che sta compiendo uno sforzo enorme in questa direzione e con possibilità limitate”.

“La controparte italiana – ha continuato Qassem, come si legge sull’Agi – è consapevole delle nostre esigenze e conosce le sfide che dobbiamo affrontare, serve maggiore volontà. Così come noi conosciamo le sfide che affronta l’Italia e speriamo che la cooperazione possa continuare ed evolversi”. Nessuna parola però, e questo è bene anche rimarcarlo, sul recente caso Bija e sulle minacce rivolte da quest’ultimo ad alcuni giornalisti italiani.