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Il 9 luglio scorso Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al-Thani, che compiendo una visita dall’elevato valore geopolitico e strategico ha certificato il completo risanamento delle relazioni tra Doha e Washington dopo un biennio segnato da incomprensioni e screzi legati al progressivo distacco del Qatar dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati.

La concordia appare pienamente restaurata: come sottolinea Agenzia Nova, “Trump e l’emiro hanno firmato una serie di accordi commerciali, tra cui l’acquisto da parte di Qatar Airways di cinque Boeing 777 Freighters e un grande velivolo da Gulfstream”. Il ministero della Difesa del Qatar acquisterà un sistema di difesa missilistica da Raytheon. Inoltre, “Chevron Phillips Chemical e Qatar Petroleum hanno deciso di sviluppare congiuntamente uno stabilimento petrolchimico da 8 miliardi di dollari sulla costa del Golfo degli Stati Uniti. L’emiro del Qatar ha specificato che lo scambio economico tra i due paesi è di circa 185 miliardi di dollari, e ha espresso l’impegno a raddoppiare gli investimenti negli Stati Uniti. Trump ha sottolineato il ruolo del Qatar nell’ospitare le forze statunitensi nella regione del Golfo Persico”, principalmente nella base di al-Uded in cui sono stanziati 10.000 uomini.

Una vittoria per gli Al-Thani

Per l’emiro di Doha l’appoggio di Trump certifica una vittoria diplomatica che completa un lungo processo attraverso cui il Qatar ha tentato di rompere l’isolamento a cui Riad e le altre potenze sunnite del Golfo hanno cercato di condannare il piccolo emirato, accusato per il suo sostegno fervente alla Fratellanza Musulmana e le sue attività spregiudicate in campo finanziario ed energetico. Proprio la potenza economico-finanziaria del Qatar ha rappresentato l’arma vincente per rompere l’isolamento. Doha ha intrattenuto rapporti crescenti con l’Italia, sviluppato floride relazioni militari con la Francia di Emmanuel Macron, rotto con l’Opec per concentrarsi sul gas naturale e cercare la sponda energetica americana, non trascurato l’amicizia con la Cina.

Incontrando Trump Al-Thani ha dimostrato la bontà della sua intuizione strategica. Come dichiarato dall’analista Cinzia Bianco a StartMag, “secondo la narrativa spinta da Riad e Abu Dhabi, gli Usa erano nel loro campo. Secondo loro, Washington supportava al 100% le loro policy, le loro direzioni e i loro obiettivi, inclusi quelli contro il Qatar. Staccare gli Usa dal Qatar era dunque uno dei loro obiettivi fondamentali. Adesso, a due anni dall’inizio della crisi, con questa visita il Qatar cerca di contrastare questa narrazione, nel tentativo di dimostrare che gli Usa continuano ad essere legati a loro”. E, dati i risultati conseguiti in termini di affari, vi riesce in maniera soddisfacente.

Gli Emirati si smarcano sul Qatar?

Del resto, la coalizione antiqatariota messa in campo da Riad è tutto fuorché omogenea. Ad avere il massimo grado di autonomia sono gli Emirati Arabi Uniti, che stanno già disimpegnandosi progressivamente dallo Yemen e, soprattutto, ritengono che con Doha si possa venire a patti in una fase in cui l’Iran appare l’avversario strategico numero uno. Gioca a favore del Qatar la sua posizione di rilievo nel mercato del gas: “L’Emirato è il maggior produttore e esportatore al mondo di Gpl, Gas di Petrolio Liquefatto. Nel 2017 ne ha commercializzati 81milioni di tonnellate, con una quota del 27,6% del mercato globale del GPL”, scrive Formiche. “È già operante una pipeline tra Emirati Arabi Uniti e Qatar, il Dolphin Gas Project, che trasporta circa 2 milioni di metri cubi al giorno di gas naturale dal deposito del Golfo Persico, il North Dome South Pars, verso gli Emirati, che poi distribuiscono il prodotto negli Emirati stessi e all’Oman. Ovviamente, dato che il trasporto del Gpl qatarino verso i suoi consumatori finali, all’Est come all’Ovest, avviene per nave, salvo le eccezioni della Penisola Arabica, il blocco imposto all’Emirato dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati non modifica l’equilibrio commerciale di Doha”.

Agli Stati Uniti conviene che il mercato globale del gas naturale e dei prodotti gasieri in generale venga incentivato per dare proiezione alla loro capacità di esportazione. Vista la progressiva limitazione del potenziale di commercio iraniano il Qatar potrebbe diventare, in futuro, un alleato prezioso sul tema. E di questo si stanno rendendo conto anche Paesi divisi da Doha da una feroce e lunga inimicizia. Nel Golfo qualcosa si sta muovendo, e una volta di più la chiave degli equilibri passa da Washington. Che non intende perdere di vista una regione ancora cruciale per la geopolitica planetaria.