Il riavvicinamento tra Arabia Saudita e Qatar non mancherà, già nel prossimo futuro, di creare importanti conseguenze negli equilibri che interessano la regione mediorientale. Ma già in queste settimane, contraddistinte da una fase di primo contatto tra le diplomazie di Riad e Doha, potrebbe essere possibile osservare non poche novità figlie delle trattative, oramai non più così segrete, in corso. Ed in particolare, alcune conseguenze potrebbero riguardare i leader dei Fratelli Musulmani ospitati a Doha.

Fratelli Musulmani possibili vittime sacrificali del disgelo tra i Saud e gli Al Thani?

Il Qatar, retto dalla sua indipendenza dalla famiglia degli Al Thani, è da anni uno dei principali finanziatori del movimento dei Fratelli Musulmani. E questo, in linea di principio, rappresenta un’anomalia: anche la monarchia qatariota, come quella saudita, è wahabita e dunque lontana ideologicamente dalla fratellanza. Quest’ultima rappresenta un movimento oggi collegabile al cosiddetto “Islam politico“, in cui vengono perseguite finalità simili a quelle dell’Islam radicale ma con mezzi esclusivamente politici. I Fratelli Musulmani inoltre, sono da sempre contrapposti alle varie forme di wahabismo ed ai regni in cui questa interpretazione islamica è in vigore, Arabia Saudita in primis.

Nonostante ciò, negli anni il Qatar ha accolto le tesi della fratellanza, anche forse in chiave di contrapposizione alla linea politica dettata dai vicini sauditi. Doha ha finanziato e continua a finanziare gruppi, partiti, enti, centri culturali ricollegabili ai Fratelli Musulmani. Non solo in medio oriente ma anche in Europa, come mostrato nei mesi scorsi dalle rivelazioni contenute nei cosiddetti “Qatar Papers. Proprio l’appoggio alla fratellanza è stato tra i punti al centro delle controversie tra Riad e Doha. Quando i Saud hanno deciso di imporre l’embargo al Qatar nel 2017, tra le richieste per tornare alla normalità c’era anche quella relativa alla sospensione del finanziamento al terrorismo, includendo in questa categoria anche i Fratelli Musulmani.

Così come si legge su AgenziaNova, il riavvicinamento tra Qatar ed Arabia Saudita potrebbe costare caro ai leader della fratellanza che vivono a Doha. Forti della protezione e dei soldi forniti dal piccolo emirato, molti vertici dei Fratelli Musulmani esiliati dai rispettivi paesi di origine si sono stabiliti negli anni scorsi lungo le sponde del Golfo. Adesso sembrerebbe che Doha, nell’ottica dell’attenuazione delle tensioni con Riad, sia pronta a togliere ogni protezione a molti esponenti della fratellanza. Non prima però, come si specifica ancora su AgenziaNova, di aver trovato loro altri luoghi sicuri in cui vivere.

Leader della fratellanza diretti verso la Turchia

Ed il primo paese che viene in mente in relazione al sostegno nei confronti dei Fratelli Musulmani, è indubbiamente la Turchia. Ankara, assieme a Doha, è la principale finanziatrice del movimento e da quando Erdogan è al potere è impegnata nel finanziamento di associazioni e partiti ricollegabili alla fratellanza in tutta Europa. Ecco quindi perché è possibile ipotizzare una fuga di molti leader del movimento verso il paese anatolico. In alcuni ambienti diplomatici, si ipotizzano contatti tra Doha ed Ankara per permettere le condizioni affinché figure di spicco dei Fratelli Musulmani vadano a vivere in Turchia. In questo modo, il paese aumenterebbe il suo peso nell’appoggio al movimento, trasformandosi nel punto di riferimento per eccellenza della galassia dell’Islam politico.

Oltre alla Turchia, un’altra nazione interessata dalla possibile fuga di membri della fratellanza dal Qatar potrebbe essere la Malesia. Anche qui il movimento risulta molto radicato già da anni, verso Kuala Lumpur potrebbero confluire diversi gruppi legati ai Fratelli Musulmani. Occorre comunque specificare che Doha non avrebbe alcuna intenzione di interrompere finanziamenti e sostegni alla fratellanza, ma soltanto di togliere protezione a quei leader invisi ai Saud. Un gesto di buona volontà verso Riad, che potrebbe riscrivere la mappa dell’Islam politico in medio oriente.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME