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In vista del cruciale voto presidenziale in Francia del prossimo 22 aprile, Marine Le Pen e il suo Front National hanno elaborato un dettagliato manifesto programmatico che può essere definito in tutto e per tutto una piattaforma chiaramente governativa: Marine Le Pen crede nelle sue possibilità di conquistare l’Eliseo, recentemente corroborate da un’analisi del think tank Cevipof rilanciata dall’Independent , e ha voluto rafforzare questo convincimento stilando ben 144 punti che chiarificano la sua visione del futuro della Francia, di cui il sito Voci dall’Estero ha offerto una traduzione completa.Marine Le Pen si ripropone di “rimettere in ordine la Francia in cinque anni” e di basare la sua azione politica sulla dottrina della “rivoluzione della vicinanza”, come ha più volte affermato: “Vicinanza  democratica: voglio che le decisioni siano prese il più possibile dai cittadini e direttamente controllate da loro. Vicinanza economica: è necessario riorganizzare il nostro territorio, mettere tutti in condizione di usufruire dei servizi pubblici, rilocalizzare le nostre imprese e quindi i posti di lavoro. Mai più nessun francese, mai più nessun angolo di Francia, compresi i territori d’Oltremare, per i quali ho già presentato il mio progetto completo, dovranno essere dimenticati”.Un’azione improntata su les oublié, i dimenticati, e su un’impostazione dichiaratamente sovranista che si declina sin dai primi punti del programma elettorale della Le Pen, nei quali viene espressa in chiare lettere la volontà di dare la parola al popolo sulla permanenza della Francia nell’Unione europea. Lo strappo unilaterale con Bruxelles non è esplicitamente dichiarato nel manifesto programmatico ma è apertamente sottinteso: buona parte del programma elettorale della Le Pen si fonda sulla valorizzazione dell’indipendenza nazionale francese, sul ripristino delle frontiere (sintomatico è, a tal proposito, l’intento di uscire dall’Area Schengen espresso al punto 24) e, soprattutto, su politiche economiche espansive nelle quali non manca un substrato keynesiano che difficilmente l’Europa di oggi potrebbe accettare.La questione identitaria occupa una porzione non secondaria del manifesto programmatico del Front National, dato che tra le proposte della Le Pen sono decisamente da sottolineare la volontà di inserire in Costituzione i principi della difesa e della promozione del patrimonio culturale francese e della “priorità nazionale” (punti 91 e 92), ma assoluta centralità è assegnata al campo economico e, al suo interno, al tema del lavoro. La Francia di Hollande si avvia alle presidenziali afflitta da una cronica debolezza economica e da un continuo aumento dei tassi di disoccupazione: proprio su questi terreni, la Le Pen propone le sue istanze più dirompenti e sancisce lo strappo più significativo con Macron, Fillon e Hamon lanciando l’idea di un “modello patriottico a favore del lavoro“. La Francia che Marine Le Pen ha in mente si dovrebbe connotare come Stato interventista nell’economia in ambiti come la protezione dei fattori strategici e il rilancio dell’industria nazionale, dovrebbe favorire gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo (che la candidata del Front National si ripropone di alzare del 30%) ma, al tempo stesso, opterebbe per azioni meno pervasive e più favorevoli alla semplificazione su temi come lo start-up d’impresa, la semplificazione burocratica, la riduzione delle aliquote d’imposta alle piccole e medie imprese.Al punto 131, Marine Le Pen esplicita la sua volontà di “rompere con il modello economico fondato sulla mondializzazione selvaggia degli scambi e il dumping sociale, sanitario e ambientale”, perorando  il rilancio delle energie rinnovabili prodotte sul suolo nazionale e la filiera corta: “la vera ecologia consiste nel produrre e consumare nelle immediate vicinanze e trasformare sul posto”. Implicita, in questa visione, è una posizione nettamente contraria all’implementazione dei trattati di libero scambio come il Ttip e il Ceta, destinati a negare qualsiasi possibilità di realizzazione del “patriottismo economico” ideato dal Front National.Strettamente connesse alle politiche economiche del programma di Marine Le Pen sono le questioni che concernono la previdenza sociale e la sanità, nelle quali la candidata del Front National si esprime in maniera decisa a favore di un welfare forte e ampiamente inclusivo. Su queste materie, si legge in maniera chiara e precisa la transizione operata dal Front National, passato ad essere una forza antisistema non collocata né a destra ne a sinistra ma intenta a portare avanti un’azione di rottura con il passato fondata su proposte concrete prima ancora che sul ripudio completo del ruolo politico dell’ideologia. Il fatto che Marine Le Pen si dichiari apertamente favorevole all’abrogazione della Loi Travail introdotta dal duo Hollande-Valls, al rilancio della settimana lavorativa da 35 ore, a facilitare la protezione sociale dei disabili, a offrire piani di sostegno alla maternità e a “garantire l’assistenza sanitaria a tutti i francesi, così come il rimborso di tutti i costi sostenuti dall’Assicurazione sanitaria” basterebbe chiaramente a spiegare le motivazioni che hanno spinto una fetta consistente dell’elettorato operaio e della classe media a sposare la causa del Front National, che su queste tematiche propone un’agenda decisamente simile a quella di Jean-Luc Mélenchon, candidato della Gauche radicale che porta avanti una piattaforma di “socialismo sovranista”. La visione internazionale di Marine Le Pen, infine, propugna apertamente un’accettazione del nuovo contesto internazionale multipolare e un rafforzamento delle relazioni tra la Francia e i Paesi che con essa condividono un’identità linguistica e culturale, primi fra tutti quelli africani un tempo membri dell’Impero coloniale, coi quali si prevede il lancio di una “politica di collaborazione per lo sviluppo […] prioritariamente sull’aiuto allo sviluppo della scuola primaria, il miglioramento dei sistemi di coltivazione, lo sviluppo dei mezzi di Difesa e sicurezza”. L’uscita dal comando integrato della Nato, al tempo stesso, è ritenuta la premessa fondamentale per il rilancio della sovranità militare francese, che la Le Pen ritiene inscindibile dalla tutela dell’interesse nazionale.Manifesto ampio e dettagliato, il programma dei 144 engagements présidentiels è, al tempo stesso, “di lotta e di governo”. Esso punta a dispiegare in maniera definitiva la “de-demonizzazione” operata nel corso degli ultimi anni dalla Le Pen per trasformare il Front National in una formazione attiva del panorma politico francese. Il rilancio della Francia è visto come subordinato alla rottura di schemi e paradigmi dominanti che, a detta della Le Pen, hanno minato il cammino del Paese negli ultimi decenni. Nelle urne, tra aprile e maggio, confluiranno visioni del mondo distinte e conflittuali tra loro, una delle quali è quella del Front National, alla cui leader va sicuramente ascritto il merito di aver convogliato precise istanze politiche in un programma ben strutturato, decisamente più ampio di quello dei sedicenti “populisti” che fondano la loro dialettica esclusivamente sul fanatismo identitario etnico-religioso, risultando in tal senso più funzionali al mantenimento del “Sistema” che a una sua trasformazione.

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