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Conclusasi la ventesima edizione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, che ha visto l’Italia come ospite d’onore dell’evento, beneficiaria di numerosi vantaggiosi accordi bilaterali, è tempo di fare anche un bilancio politico di quelle che sono state le issues maggiormente discusse dai protagonisti della kermesse. Sebbene le sanzioni contro Mosca siano state rinnovate automaticamente per altri sei mesi, in Europa comincia ad aversi la percezione che il danno sia stato autoinflitto, visti i margini di fiducia dettati dall’economia russa – che probabilmente attendeva una buona occasione per intraprendere la direzione dello sviluppo interno. Il Capo dell’Amministrazione presidenziale, Sergej Ivanov, ha infatti dichiarato a Sputnik che l’effetto delle sanzioni è stato benefico per l’economia del Paese, e che più a lungo resteranno attive più opportunità di crescita interna si potranno avere.Per approfondire: Ttip: sono più i rischi o i benefici?Nel lungo dibattito che si è tenuto lo scorso venerdì, che ha visto protagonisti il presidente Vladimir Putin, il capo di Stato kazako Nursultan Nazarbaev e il premier Matteo Renzi ha tenuto banco la questione del rilancio della cooperazione economica sulla base istituzionale della EEU, l’Unione Economica Eurasiatica. Ad oggi tale accordo comprende soltanto cinque Paesi ex-URSS e, con la crisi economica seguita alle tensioni in Ucraina il progetto si era inesorabilmente arenato per curare gli interessi in altri scenari. Con la situazione mediorientale in via di definizione e un’Ucraina in stallo politico il presidente russo ha intavolato un discorso che possa andare ben oltre la coltivazione di buoni rapporti economici tra Paesi, ma di mettere nero su bianco un discorso di cooperazione che possa andare molto oltre la riduzione delle barriere tariffarie al commercio, abbracciando anche la via della rivoluzione tecnologica, e l’integrazione regolamentata dei mercati energetico e finanziario . L’agenzia TASS  riporta le dichiarazioni di Putin, il quale vorrebbe includere l’Unione Europea nel dialogo eurasiatico, cui si affiancherebbero Paesi come l’India, il Pakistan, la Cina, l’Iran e i membri della Comunità degli Stati Indipendenti, già compresi nella cornice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO).A tali asserzioni ha rilanciato il presidente kazako, Nursultan Nazarbaev, il quale ha avanzato a proposta della creazione di un forum di dialogo tra UE e EEU, nel quale esperti, businessmen e accademici che possano disegnare un percorso di integrazione tra le due istituzioni. Ad oggi, infatti, secondo Putin vi sarebbero circa 40 stati desiderosi di instaurare delle vantaggiose relazioni economiche con l’Unione Eurasiatica.Per approfondire: La crisi europea tra Ttip, Ue e NatoIl progetto economico del Presidente russo, tuttavia, vorrebbe spingersi ancora oltre: durante il mese di giugno è previsto che Russia e Cina si siedano allo stesso tavolo per avviare le negoziazioni di un accordo di libero scambio onnicomprensivo sulla partnership economica e commerciale. Esso coinvolgerà dunque Pechino e l’Unione Economica Eurasiatica, inizialmente, con l’augurio che possa essere il primo passo verso una “grande partnership Eurasiatica”, che verrà approfondita nel Forum economico dell’estremo Oriente che si terrà a settembre a Vladivostok.Il “Grande Progetto Eurasia”, così come lo ha definito durante il suo discorso, sarà aperto anche all’Europa, e non avrà una valenza esclusivamente commerciale, prevedendo una cooperazione concertata per lo sviluppo delle tecnologie, l’armonizzazione delle politiche collettive in materia finanziaria, doganale e fitosanitaria. Il progetto di Putin, dunque, si orienta verso la polarizzazione del discorso eurasiatico, inserito in un contesto decisamente multipolare, cercando di scardinare il sistema di accordi che gli Stati Uniti d’America sta intavolando sul fronte del Pacifico, con il TPP (già approvato) e su quello europeo, il famigerato TTIP, sul quale la moltitudine dei cittadini europei sta prendendo coscienza. La valenza geostrategica di questi due trattati rischia di condurre Russia e Cina, rispettivamente superpotenza militare ed economica, in un isolamento politico e commerciale che andrebbe a destabilizzare gli attuali equilibri geopolitici, più di quanto già non siano compromessi. È lecito, dunque, dare credito alle mosse di Putin, o non ha abbastanza forza contrattuale per pesare in maniera adeguata la concretezza della sua strategia?

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