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Si chiama Basílica de la Santa Cruz del Valle de los Caídos il monumento costruito a pochi chilometri dal Monastero dell’Escorial, vicino Madrid, in cui sono conservati i resti dei combattenti caduti nel corso della sanguinosa guerra civile spagnola (1936-1939) e dei principali esponenti del regime di Francisco Franco sorto alla fine del conflitto, compreso il corpo dello stesso Caudillo.

Nel 2019, anno in cui si commemora l’ottantesimo anniversario della guerra, la Spagna è lacerata sul futuro del monumento e sullo stesso tema del luogo di riposo terreno della salma di Franco. Come scritto in agosto su questa testata, “la Spagna questa guerra non l’ha mai chiusa del tutto. E la sinistra, che da quella guerra ne uscì sconfitta, vive ogni giorno dal ritorno alla democrazia come un momento di vedetta per ripagare una sconfitta che pesa come un macigno sul Paese. La guerra non si è mai conclusa per chi l’ha persa. E il fatto che le destre l’abbiano vinta e che la democrazia sia risorta, così come la monarchia, con il placet di un dittatore come Franco, rende la Spagna ancora particolarmente debole e con divisioni e fratture difficili da ricomporre”.

I socialisti di Sanchez vogliono riesumare Franco

Pedro Sanchez, primo ministro socialista salito al potere dopo il voto di sfiducia che ha silurato Mariano Rajoy nel giugno scorso, ha fatto della rimozione del Caudillo dalla Valle de los Caidos una questione politica di primaria importanza, arrivando ad approvare un decreto legge apposito, una legge ad personam post mortem, per traslare Franco dalla Basilica di Santa Cruz. “Un dittatore non può avere una tomba di Stato in una democrazia consolidata come quella spagnola. È incompatibile”, aveva dichiarato all’epoca il ministro dell’Interno Carmen Calvo.

La tomba di Francisco Franco nella Valle de los Caídos (LaPresse)
La tomba di Francisco Franco nella Valle de los Caídos (LaPresse)

Tali dichiarazioni rendono l’idea della problematica eredità della memoria del conflitto civile. E se è vero che quello di Franco fu un regime repressivo e dittatoriale, è anche vero che la politica odierna non deve essere una bilancia in cui pesare la storia di ieri, specie quando questa storia vive e opera tuttora nel pieno della società di un Paese. E questa storia, per la Spagna, parla di una guerra civile in cui furono commesse atrocità di vasta portata su entrambi i fronti.

I massacri indiscriminati della guerra civile

A inizio anni Duemila iniziarono a essere riesumati i morti repubblicani fucilati a migliaia e gettati in fosse comuni in tutta la Spagna dopo il collasso della sinistra e la vittoria falangista nel 1939; azioni premeditate come il bombardamento di Guernica sono rimaste, anche grazie all’arte, nella memoria collettiva del genere umano, e anche le truppe italiane intervenute in sostegno a Franco ebbero tra le loro file responsabili di crimini di vasta portata, come il “boia” delle Baleari Arconvaldo Bonacorsi.

Una ferocia corrisposta da numerose azioni dei repubblicani. “Sarebbe facile raccontare di quante stragi atroci di innocenti si macchiarono i comunisti antifranchisti”, ha scritto Marcello Veneziani su La Verità.  “Stupri ed eccidi di suore e religiosi, famigliari inermi di falangisti; i comunisti massacrarono persino molti anarchici combattenti dalla loro stessa parte. Perfino alcuni partigiani antifascisti andati in Spagna a combattere contro Franco, se ne ritrassero disgustati. George Orwell, l’autore de la Fattoria degli animali e il nostro Randolfo Pacciardi, combattente repubblicano; andarono da antifascisti ma tornarono fieramente anticomunisti dalla Spagna”.

Santiago Cantera, il monaco che difende la salma di Franco

Le mosse del governo, finora, hanno trovato uno strenuo oppositore in  un monaco benedettino di 46 anni, Santiago Cantera, priore dell’abbazia Santa Cruz annessa al memoriale. Il 26 dicembre 2018 Cantera ha negato al governo la possibilità di riesumare la salma del dittatore. Veneziani ha difeso il gesto che il prelato ha compiuto inviando all’esecutivo una lettera in cui spiega la sua contrapposizione: “Non pretendevamo dai socialisti spagnoli revisioni storiche, pentimenti o ripensamenti ma solo un minimo atto di umanità e di pietà cristiana per i morti di tutte le parti, per la legge elementare che vale in ogni civiltà e che si riassume in una frase: Parce sepulto, pace a chi è sepolto”.

Cantera, in fondo, è titolare di uno dei luoghi più simbolici di un Paese che conosce già numerose linee di faglia interne e si è ulteriormente diviso sulla memoria dell’era franchista. La Valle de Los Caidos, infatti, fu voluta dal regime come monumento di “riconciliazione nazionale” dopo i lutti della guerra civile e rappresenta un unicuum nella storia sanguinaria del Novecento europeo. Al suo interno riposano i caduti di una parte e dell’altra del conflitto, trovano sicuramente sepoltura carnefici e vittime, tagliagole e semplici comparse inghiottite nel gorgo di un conflitto estremamente brutale.

Traslare il corpo di Franco non aiuterà il governo socialista a ricomporre una memoria divisa, il ricordo di una fase terribile della storia spagnola a cui seguì un regime che ebbe un innegabile connotato repressivo ed autoritario ma, d’altro canto, è in diretta continuità con l’attuale monarchia parlamentare di Madrid che si instaurò dopo la morte del Caudillo. La Spagna moderna non può separarsi dal ricordo di Franco, volente o nolente, può solo prendere atto di ciò che è stata la sua storia nel Novecento senza demonizzazioni di sorta o semplificazioni. Perché il ministro Calvo sbaglia:  un Paese civile non dovrebbe avere tra le sue priorità un cadavere.

Ma la mossa di Cantera non ha portato il governo Sanchez ad alcun passo indietro: Madrid pare intenzionato, come riporta El Pais, ad arrivare direttamente al Vaticano per chiedere il via libera all’operazione di traslazione. Passano i mesi e la memoria è terreno di scontro. In Spagna la storia, in fondo, non è mai passato remoto. Lo ha dimostrato, a cavallo tra 2017 e 2018, la parabola della Fundacion de Civilizacion Hispanica, associazione di studio che si ripropone di rivendicare “senza complessi” l’identità storica, culturale e sociale del Paese. In questo contesto, il fatto che anche Franco continui ad essere un personaggio di assoluta attualità è il minimo che ci si possa aspettare.