Un “premio per la pace” assegnato da un’organizzazione sportiva è già qualcosa di bizzarro, ma ancora più strano è che questo riconoscimento possa andare a Donald Trump. Accadrà oggi, venerdì 5 dicembre, nel corso della cerimonia del sorteggio dei gironi del Mondiale di calcio dell’estate del 2026. Il Presidente degli Stati Uniti sta facendo di tutto per monopolizzare l’evento, con il sostegno esplicito del presidente della FIFA Gianni Infantino, con cui è notoriamente in ottimi rapporti.
Ma non è tutto, perché in questa vicenda c’è un aspetto forse ancora più preoccupante, che riguarda la persona a capo del comitato che formalmente assegnerà il premio. Il suo nome è Zaw Zaw, è un importante dirigente sportivo e imprenditore asiatico, ma è anche accusato di legami con un regime dittatoriale.
Zaw Zaw, il braccio destro dei militare birmani
Zaw Zaw è un imprenditore birmano di 59 anni e presidente della Federcalcio del Myanmar, nonché uno degli uomini più influenti del calcio asiatico. Deve la sua fortuna essenzialmente ai rapporti consolidati negli anni con la giunta militare al potere in Myanmar tra il 1992 e il 2011, responsabile di numerose violazioni dei diritti umani. Il suo ruolo nell’assegnazione del “premio per la pace” della FIFA è stato denunciato giovedì dal Guardian.
Zaw Zaw ha iniziato ad arricchirsi nei primi anni Novanta, fondando nel 1993 una società chiamata Max Myanmar, che si occupava di importare auto usate dal Giappone. Grazie ai suoi legami con i generali Maung Aye e Than Shwe, le due figure di spicco della giunta birmana, ha ottenuto varie concessioni e licenze d’importazione. Nel giro di pochi anni ha potuto espandere il proprio business ad altri settori: commercio delle gemme, imbottigliamento, combustibili e anche nell’edilizia e nel turismo, arrivando a gestire una catena di hotel.
Parallelamente, si è fatto strada nel calcio, acquistando una squadra locale, il Delta United, con la quale ha sfiorato un paio di volte la conquista del campionato birmano. Inoltre, per un certo periodo ha avuto in squadra il nipote del dittatore Than Shwe. La sua società di costruzioni è stata largamente coinvolta nei progetti edilizi nella nuova capitale Naypyidaw, in occasione dei Giochi del Sud-Est asiatico del 2013.
Le sue connessioni politiche e il suo potere economico gli hanno permesso di riciclarsi facilmente dopo la caduta del regime in Myanmar. Non a caso, presiede la Federcalcio birmana fin dal 2005, e attualmente è pure uno dei vice presidenti dell’AFC, la confederazione del calcio asiatico. La sua ascesa non è stata ostacolata neppure dalle sanzioni economiche imposte nei suoi confronti dagli USA e dalla UE nel 2009, a causa dei suoi rapporti con la giunta militare. Queste sanzioni sono poi state rimosse nel 2016, nell’ambito delle normalizzazioni dei rapporti tra l’Occidente e il Myanmar, in seguito all’ingresso di Aung San Suu Kyi nel governo.
Lo scorso ottobre, Infantino ha comunicato la formazione di un nuovo Comitato per la Responsabilità Sociale della FIFA, e ha nominato proprio Zaw Zaw a capo dell’ente. Fino alla rivelazione di giovedì del Guardian non era chiaro quali fossero i compiti di questo comitato, ma ora si sa che avrà il compito di stabilire il vincitore del fantomatico “premio per la pace”, il quale avrà una cadenza annuale.
Il “premio per la pace” di Infantino (e Trump)
Il riconoscimento in questione è stato annunciato a sorpresa a inizio novembre da Infantino e, come ha spiegato lunedì scorso la testata The Athletic, è stata una sua iniziativa personale. Nessun altro dirigente della FIFA era mai stato informato del premio fino a che il presidente non lo ha reso pubblico.
Il tempismo ha sollevato qualche sospetto, dato che neppure un mese prima era stato assegnato il Nobel per la Pace a Maria Corina Machado, preferita a Donald Trump. Al momento dell’annuncio di Infantino, tutti i media e gli esperti internazionali hanno dato per scontato che il premio della FIFA sarebbe andato proprio al Presidente statunitense. Un mese più tardi, questa convinzione si è fatta ancora più solida, rinforzata dal fatto che Trump sarà non solo presente alla cerimonia, ma è previsto che tenga anche un discorso sul palco.
La ong Human Rights Watch ha anche inviato una lettera alla FIFA per chiedere chiarimenti in merito ai criteri di assegnazione del premio, ma dopo un mese non ha ricevuto alcuna risposta.
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