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Politica

Il premio a Salvini consacra l’abbraccio tra sovranismo italico e lobby israeliane

Matteo Salvini ha ricevuto il Premio Italia-Israele 2025 da alcune delle più influenti organizzazioni filo-israeliane sulla piazza.
Salvini

“Israele è un presidio di legalità” Con queste parole, pronunciate ieri nella solenne cornice della Camera dei Deputati, Matteo Salvini ha ricevuto il Premio Italia-Israele 2025. A conferirgli la targa sono state alcune delle più influenti organizzazioni filo-israeliane sulla piazza, tra cui l’Istituto Milton Friedman, l’Unione delle Associazioni Italia-Israele, il Maccabi World Union, l’Israel Defense and Security Forum (Idsf) e l’Alleanza per Israele. Questo succede quando le dichiarazioni della Commissione Europea e della Santa Sede, i titoli della stampa italiana e gli editoriali pensosi di qualche ex difensore di Benjamin Netanyahu sembrano prendere atto del superamento di ogni limite a Gaza. Evidentemente c’è chi ha preso tutto questo come una sfida, e ha deciso di umiliare il Parlamento con un atto che sa di provocazione.

Il leader della Lega, un ministro dei Trasporti che in passato si ossessionava con il finanziere George Soros (definito “usuraio” dal principale partito di governo) si ritrova così sommerso di elogi dall’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, per «il coraggio di assumere posizioni pubbliche coraggiose e spesso di rottura», qualità che, ha aggiunto, «oggi più che mai sono necessarie». In altre parole: quando tutti sembrano scappare dalla barca Netanyahu, per paura di essere un giorno accusati di complicità morale con la pulizia etnica nella Striscia, l’ex re indiscusso del sovranismo italiano si merita un premio per la sua fedeltà incrollabile.

Tra gli applausi dei presenti, Salvini ha ribadito che «stare con Israele significa stare con chi difende la vita contro il male» e che «il nemico comune è l’estremismo islamico, il terrorismo islamico e il fanatismo islamico, che purtroppo ha tanti complici». Ed è facile capire perché: la battaglia di Netanyahu è la stessa della destra radicale occidentale: contro Islam e comunismo come primi nemici, e pazienza se per affrontarli bisogna stare con Elon Musk che fa il saluto nazista o con ex militanti della galassia “nera” che hanno il busto di Mussolini in casa.

La destra applaude, i “riformisti” tacciono

La premiazione, che Salvini si è guardato bene dal postare sui suoi social (e dire che quello di scrivere su X è un vero e proprio impegno) magari è troppo anche per i suoi elettori, essendo avvenuta mentre a Gaza continuano le stragi di civili, le parrocchie cristiane sono bersagliate e l’escalation del governo Netanyahu lascia perplessi persino i funzionari dell’amministrazione Trump. Ma questo non ha frenato la celebrazione di un’alleanza che sembra sempre più salda tra il sovranismo italiano e le reti più radicali del nazionalismo israeliano.

A marcare la portata politica dell’evento, è intervenuto in videomessaggio anche Amir Avivi, generale di brigata in congedo e leader dell’Israel Defense and Security Forum, organizzazione composta da circa 35.000 ex militari, molto vicina all’estrema destra israeliana e ai coloni della Cisgiordania. Avivi ha ribadito che “la guerra a Gaza non è ancora conclusa”, assicurando che “siamo sulla strada verso una vittoria decisiva” e richiamando gli alleati a «restare uniti nella determinazione a vincere”.

L’Idsf, ormai protagonista anche sulla scena europea, è una vecchia conoscenza per chi osserva le dinamiche tra Bruxelles, Roma e Tel Aviv. Negli ultimi due anni il gruppo ha organizzato incontri con decine di europarlamentari e funzionari, tessendo relazioni trasversali con il Partito Popolare Europeo e con esponenti italiani, tra cui la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, notoriamente vista dai segmenti atlantisti come alternativa all’attuale segretaria del Pd Elly Schlein. La sua attività di lobbying, spesso opaca e aggressiva, è stata raccontata in un’inchiesta del sito olandese Follow The Money. L’Idsf sul proprio sito promuove esplicitamente la colonizzazione della Cisgiordania. Tutto legale, forse, ma tutto disastroso per la socialdemocrazia europea.

La vicinanza tra la destra italiana e le frange più radicali del nazionalismo israeliano contrasta con la narrativa che, per anni, aveva associato la causa israeliana ai valori del sionismo socialista e alla sinistra riformista europea. Oggi, invece, è il sovranismo etnonazionalista e antieuropeista – da Viktor Orbán a Salvini, appunto – ad appropriarsi della bandiera di Israele.

Tutto ciò avviene mentre l’Idf colpisce civili in fila per il pane a Gaza e la destabilizzazione regionale alimentata dal governo Netanyahu è motivo di crescente allarme persino tra gli alleati nell’amministrazione di Donald Trump. Salvini, però, non sembra curarsene. Al contrario, la sua strategia è chiara: stringere un patto ideologico e politico con un attore che, pur sotto accusa per crimini di guerra, resta un potente alleato nella lotta contro il “male islamico” e un modello per l’etnonazionalismo europeo.

L’immagine della premiazione alla Camera, con un ministro di un governo post-fascista che riceve un premio di fedeltà da una rete di lobby vicine a un governo accusato di pulizia etnica, racconta meglio di qualunque discorso la direzione che ha preso questa alleanza. E se la destra applaude, colpisce il silenzio imbarazzato della corrente riformista del Partito Democratico, che non ha trovato neppure il tempo per un tweet di dissenso.

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