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I fenomeni populisti hanno messo radici anche in Germania, una nazione notoriamente efficiente, ben organizzata e dotata di un’economia in forma smagliante. L’ultimo ciclo del populismo europeo, consolidatosi pressappoco negli anni della crisi economica del 2008, è riuscito a crescere su un terreno fertile un po’ in tutta Europa. Un terreno alimentato da tre fertilizzanti: un sostanziale disincanto popolare nei confronti delle élite al potere, percepite dall’elettorato sempre più distanti e incapaci di gestire le dinamiche politiche, da gravi problemi finanziari e, in generale, da un apparato democratico sempre più in difficoltà e non in grado di fornire adeguate garanzie ai cittadini.

Il populismo ha quindi assunto le sembianze di partiti in rottura con il sistema dominante, fautori di un ritorno a una non meglio specificata “età dell’oro” e a difesa di quel popolo bistrattato dagli effetti della globalizzazione. Sarebbe tuttavia un errore pensare che i populisti siano riusciti a trarre il loro enorme consenso solo ed esclusivamente grazie all’arma della protesta. Il malcontento popolare ha senza dubbio aiutato questi partiti che, tuttavia, sono stati abili a farsi portatori di istanze specifiche, quali la difesa di cultura, tradizioni e via dicendo. La Germania, come vedremo, pur non essendo impermeabile al populismo, deve però fare i conti con una situazione particolare.

Le difficoltà del populismo tedesco e la logica del sospetto

A differenza di altri Paesi, dove i partiti populisti hanno subito goduto di enormi consensi, in Germania sembra esistere una sorta di argine che impedisce a queste formazioni di dare sfogo a tutte le loro risorse. Marco Tarchi, politologo, tra i massimi esperti in materia di populismo, nonché professore di scienza politica all’Università di Firenze e autore del testo Italia Populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo (Il Mulino), ha così provato a spiegarne il motivo: “Il caso tedesco è molto particolare, perché le forme di populismo, in Germania, incontrano costantemente la logica del sospetto. Sappiamo benissimo che il Terzo Reich faceva un largo uso dell’espressione volkisch, popolare, dando a questo termine un significato fortemente etnico e nazionalista. Di conseguenza, tutto quello che odora, o secondo alcuni puzza, di populismo, viene subito messo sotto osservazione”.

Per capire di che cosa stiamo parlando, basta citare un esempio concreto avvenuto in tempi non sospetti. “Recentemente l’ufficio statale per il controllo degli estremismi e delle radicalità ha cominciato a estendere la sua osservazione, pur non chiedendo provvedimenti, prima su un’ala della Alternative für Deutschland (Afd), e poi adesso addirittura sul partito stesso”, ha spiegato Tarchi, aggiungendo che “questo comporta, da parte dei gruppi messi sotto osservazione, un ammorbidimento di certe posizioni di critica radicale per non rischiare di essere messi fuori legge”. Ecco che, almeno per il momento, la Germania, pur dovendo fare i conti con il populismo, appare in grado di arginarlo meglio rispetto ad altre nazioni.

Merkel e i suoi eredi

La Germania ha del resto goduto della oltre quindicennale esperienza governativa di Angela Merkel. La cancelliera, figura pragmatica e lungimirante, è stata fin qui una sorta di garanzia per l’intero popolo tedesco. Del resto, mentre gli altri leader europei erano travolti dalle proteste di piazza, Merkel poteva fare leva su una situazione economica invidiabile. La stessa che, unita alle altre caratteristiche del contesto tedesco (la suddetta “logica del sospetto”), ha probabilmente impedito ai populisti di fare il grande salto.

Come sappiamo, la leadership di Angela Merkel è agli sgoccioli. Ma nel frattempo, come ha analizzato Tarchi, “è chiaro che Merkel e la Cdu abbiano tutto l’interesse nel cercare di tenere questa cattiva fama intorno agli aspiranti o reali populisti”. Così facendo, Merkel e i suoi continueranno a gestire “in prima persona quella che rimane, nonostante tutto, la situazione più invidiabile in Europa dal punto di vista della stabilità economico-sociale“. È lecito attendersi un tracollo di Merkel, magari causata da un exploit populista? “A mio parere, almeno nel prossimo futuro, non è pensabile un tracollo di questo tipo”, ha dichiarato Tarchi.

La lista dei possibili eredi di Merkel è piuttosto lunga: sgonfiata la candidatura di Annegret Kramp-Karrenbauer, si va da Friedrich Merz a Jens Spahn, da Armin Laschet a Markus Söder. “L’impressione – ha sottolineato ancora Tarchi – è che la partita verrà giocata dai due partiti tradizionali. Che poi l’Afd e i Verdi, e in parte Die Linke, possano comunque cercare di scavarsi qualche ulteriore nicchia elettorale, è possibile. Ma io direi che nell’immediatezza c’è semmai da immaginare un rafforzamento del ruolo della Cdu. Chi arriverà dopo la Merkel sarà un delfino, in parte, designato”.

Afd, Verdi e Die Linke

I fenomeni populisti più evidenti e importanti del palcoscenico tedesco sono tre: Afd, Die Linke e Verdi. È importante fare una distinzione tra i primi due e il terzo. Mentre Afd e Die Linke – etichettati dai media, semplificando la questione, rispettivamente come partiti di estrema destra ed estrema sinistra – i Verdi sono meno demonizzati e più inclini ad essere accettati come partner politici dalle forze partitiche tradizionali.

“Per ora Afd e Die Linke non possono avere che un ruolo di nicchia, che fra l’altro non li mette nella condizione che invece altri partiti populisti hanno in altri Paesi, ovvero di poter essere accettati come possibili partner di governo“, ha evidenziato Tarchi. “Per i Verdi – ha concluso Tarchi – la questione è invece piuttosto diversa, ma gli attuali Verdi tedeschi sono i campioni del politicamente corretto. In realtà direi, per certi versi, che sono più vicini al Partito democratico italiano che non ad altre formazioni Verdi. Sono integrati nel sistema, e la loro critica ormai si limita alle classiche questioni dell’ecologia superficiale, tipo il riscaldamento climatico. Stiamo parlando di questioni importanti e significative, ma non credo che per ora il loro cavallo di battaglia potrà portarli al successo”.

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