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La sinistra europea guarda, con una certa speranza, alle consultazioni legislative di domenica che avranno luogo in Portogallo. Lisbona, infatti, sembra destinata a smentire quel trend che vede i movimenti progressisti in forte calo di consensi e gli schieramenti populisti o sovranisti, sovente vicini a posizioni di destra radicale, in continua ascesa. Il Partito Socialista del Primo Ministro Antonio Costa, secondo i sondaggi elettorali, non dovrebbe avere problemi a vincere queste elezioni ed è stimato intorno al 37-38 per cento dei voti. Più distante l’opposizione del Partito Socialdemocratico, che malgrado il nome è uno schieramento di centro destra, che dovrebbe ottenere circa il 29 per cento dei consensi. Il Left Bloc, sinistra radicale, dovrebbe aggiudicarsi circa il 10 per cento dei voti mentre la Coalizione Democratica Unitaria, anch’essa su posizioni molto progressiste, è stimata al 7 per cento dei consensi. Tra gli schieramenti minori c’è il Partito Popolare, cristiano democratico ed il Pan, un movimento animalista che dovrebbero rimanere al di sotto del 5 per cento dei voti. Il dato che stupisce è l’assenza di formazioni politiche vicine alla destra radicale, un caso quasi unico nello scenario europeo. In realtà ci sarebbe CHEGA!, fondato proprio nel 2019 in seguito ad una scissione avvenuta in seno al Partito Socialdemocratico, ma questo schieramento non dovrebbe ottenere più del 2 per cento dei suffragi, una percentuale veramente esigua.

Le speranze di Costa

La principale preoccupazione di Antonio Costa, in vista del voto, è quella di sapere se il suo Partito Socialista otterrà la maggioranza dei seggi da solo o dovrà contare, come nel primo mandato, sul supporto esterno del Left Bloc e della Coalizione Democratica Unitaria per poter governare. L’esecutivo uscente è piuttosto popolare ed i socialisti dovrebbero riuscire, dopo quattro anni al governo, a migliorare consistentemente il 32 per cento ottenuto alle consultazioni del 2015. Il primo mandato di Antonio Costa è stato segnato da un generale miglioramento della situazione economica portoghese: il Pil è cresciuto dell’1,9 per cento nel 2016, del 2,8 per cento nel 2017 e del 2,1 per cento nel 2018 e questo trend espansivo, sebbene su scala più ridotta, dovrebbe continuare anche nei prossimi anni. Il tasso di disoccupazione si è praticamente dimezzato passando dal 12,4 per cento del 2015 all’attuale 6,6 per cento mentre il deficit è vicino allo zero ed il livello del debito pubblico è stato ridotto in maniera consistente. La maggior parte delle misure di austerity adottate dal precedente esecutivo di centrodestra, come  il taglio ai salari dei dipendenti pubblici ed alle pensioni, sono state abolite.

Uno scandalo rischia però di rovinare uno scenario elettorale quasi perfetto per il Partito Socialista. Nel 2017 una serie di armamenti dell’esercito vennero rubati dalla base militare nei pressi di Tancos ed in seguito ritrovati. La polizia militare avrebbe però concluso un accordo con i ladri per riottenere le armi indietro e pochi giorni fa l’ex ministro della Difesa di Costa, Jose Azeredo Lopez, è stato rinviato a giudizio insieme ad altre ventitré persone. La vicenda ha causato un ridimensionamento dei consensi al partito di governo ed  un certa crescita del Partito Socialdemocratico, che ha ridotto le distanze e che potrebbe impedire ai socialisti di ottenere la maggioranza assoluta dei voti.

Un’assenza spiegabile

La destra radicale, in Portogallo, non riesce a trovare il proprio spazio. Secondo alcuni osservatori ciò è dovuto alla minore importanza di immigrazione e temi identitari nel dibattito politico mentre secondo altri deriva dai ricordi, non propriamente felici, lasciati dal lungo periodo dittatoriale vissuto da Lisbona tra il 1932 ed il 1974. Il regime viene spesso associato alla povertà vissuta in quegli anni dal Paese ed alla repressione politica. I portoghesi esprimono inoltre un giudizio particolarmente positivo delle istituzioni europee che, nel 2018, godevano del consenso del 78 per cento della popolazione. Nulla esclude, ovviamente, che un severo periodo di crisi economica o un grave shock politico possano riportare in auge movimenti nazionalisti o sovranisti ma, al momento, questi scenari sembrano appartenere alla fantapolitica.

Il Partito Socialdemocratico, invece, ha maggiori possibilità, nel prossimo futuro, di poter tornare a governare il Paese, come già fece, tra il 2011 ed il 2015, con il premier Pedro Passos Coelho. In occasione delle consultazioni del 2015 lo schieramento si piazzò al primo posto, con il 32 per cento dei voti ottenuti e solamente l’alleanza tra le forze di sinistra gli impedì di riconfermarsi alla guida della nazione. I Socialdemocratici vengono associati alle misure di austerity che proprio l’esecutivo Coelho dovette adottare, nel corso del suo mandato, per fronteggiare la difficile situazione economica del Paese e sotto pressione delle istituzione europee. L’attuale leader, Rui Rio, è stato invece criticato per non essere abbastanza aggressivo nel corso dei dibattiti e per la sua abitudine di evitare di rispondere alle domande dei giornalisti. Rio, inoltre, non ha un seggio in Parlamento e questo gli rende più difficile svolgere le sue funzioni in maniera efficace. Il movimento è stato inoltre scosso da crisi e rivalità interne e si sono registrate scissioni tra le sue fila. Un rallentamento della crescita economica portoghese o una maggiora litigiosità nella coalizione governativa potrebbero però spingere, in future consultazioni, gli elettori a guardare nuovamente verso la destra moderata ed a dare una nuova chance a questo partito.

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