Il populismo è arrivato anche in Giappone

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Nel 2021, mentre Stati Uniti ed Europa erano invasi dal populismo, venivano pubblicati decine di articoli nei quali analisti e giornalisti si chiedevano per quale motivo il Giappone fosse immune a questo fenomeno politico. Le ultime elezioni parlamentari hanno tuttavia definitivamente sdoganato il concetto di populismo, che adesso sta contagiando il dibattito pubblico dell’unico Paese del G7 che, in qualche modo e fino ad ora, era riuscito a resistere a demagoghi e “capitani del popolo”. Accanto alla vittoria dimezzata di Shigeru Ishiba, infatti, piccoli partiti di opposizione – da sempre considerati come attori legati a politiche populiste ed estreme – hanno aumentato i loro seggi nel silenzio generale.

Due esempi su tutti: il partito politico anti establishment Reiwa Shinsengumi, che aveva promesso di abolire l’imposta sui consumi per attirare gli elettori, ha più che raddoppiato i seggi alla Camera dei rappresentanti (rispetto ai tre controllati prima delle elezioni), mentre il Partito conservatore del Giappone ha invece vinto il suo primo seggio nella Camera bassa. Guidato dal romanziere Naoki Hyakuta, questo partito sostiene politiche più severe in materia di immigrazione e accettazione dei rifugiati per salvaguardare il popolo giapponese…

Il populismo è arrivato anche in Giappone

La riprova del nuovo contesto giapponese è però arrivata dalle ancora più recenti elezioni suppletive per la carica di governatore nella prefettura di Hyogo, nella regione del Kansai. Contrariamente alle aspettative Saito Motohiko, l’ex governatore che lo scorso settembre si era dimesso in seguito ad un voto unanime di sfiducia da parte dell’assemblea locale per uno scandalo politico, ha vinto la partita ed è tornato in carica. “Come ha fatto un politico che ha perso il lavoro a causa di uno scandalo a essere rieletto?”, si è chiesto il Japan Times, ipotizzando che, forse, i resoconti dei media sulle accuse che pendevano sulla testa di Saito fossero imprecisi.

In questo caso, gli elettori hanno premiato un politico finito nell’occhio del ciclone, probabilmente perché influenzati da teorie cospirative diffuse sui social media durante la campagna elettorale, oppure – ipotesi più accreditata – a causa di un malcontento sociale derivante da una situazione economica interna sempre più difficile da digerire.

Un’altra conferma interessante dell’avvento del populismo in Giappone arriva dalla campagna elettorale tenutasi la scorsa estate per decretare il governatore di Tokyo. All’appuntamento si erano presentati oltre 50 candidati, molti dei quali si sono rivelati a dir poco eccentrici nel tentativo di far presa su un elettorato tradizionalmente apatico come quello nipponico. Lo stesso elettorato, per inciso, che ha consentito al Partito Liberal Democratico (Pld) di dominare la scena politica per anni e anni.

Populismo made in Japan

Dicevamo della corsa per diventare governatore di Tokyo. Alla fine sarebbe stata confermata, per il terzo mandato, la signora Koike Yuriko. A sfidarla, però, c’erano rivali come Ishimaru Shinji, un ex banchiere poco conosciuto che ha utilizzato i suoi canali su YouTube e TikTok per trasmettere messaggi video direttamente a centinaia e centinaia di migliaia di follower.

In una clip lo si vedeva insultare un membro del consiglio comunale di Akitakata che si era addormentato, in un altro prometteva di eliminare dalla scena i politici assetati di potere, e in un altro ancora offendeva i giornalisti dei media tradizionali. Le performance di Ishimaru suggeriscono sia che in Giappone c’è voglia di cambiamento, sia che i social media possono fornire un valido strumento per consentire agli outsider di fare breccia tra i molossi della politica nazionale.

Gli elettori nipponici sono dunque stufi dei leader attuali e avvertono una crescente sfiducia nei loro confronti a causa di un – seppur leggero ma evidente – inasprimento della situazione economica.

Attenzione però, perché il populismo made in Japan non sembra contenere né l’interventismo economico né l’autoritarismo politico che caratterizzano la versione occidentale. In Giappone, semmai, il populismo sta prendendo piede – almeno per il momento – come una sorta di strategia politica impiegata da dirigenti più o meno locali desiderosi di ottenere successi a livello nazionale.