Il valico di frontiera di Allenby, situato a Sud della Valle del Giordano tra Cisgiordania e Giordania, è l’unica via d’ ingresso ed uscita per tre milioni di palestinesi della Cisgiordania verso il mondo esterno. Il 18 Settembre 2025, in seguito all’uccisione di soldati israeliani da parte di un’autista giordano nei pressi del valico, Israele ha deciso di chiudere il valico per un tempo indefinito fino a nuovo avviso, non lasciando più passare aiuti umanitari provenienti dalla Giordania in direzione Gaza e non permettendo ai palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est di uscire ed entrare nel proprio Stato. Nei giorni successivi, l’Autorità Aeroportuale Israeliana, che amministra il valico, ne ha dichiarato la riapertura parziale solo per passeggeri, utilizzando strategicamente il valico per l’ennesima volta negli ultimi anni.
Il valico di Allenby rappresenta l’unica via d’uscita e d’entrata che non prevede il passaggio dei palestinesi in territori israeliani, i quali sono comunque inaccessibili per la maggior parte di essi. Situato a trenta chilometri da Gerusalemme e a cinquantasette chilometri da Amman, il valico è un ingresso vitale per l’economia della Cisgiordania, per l’arrivo degli aiuti umanitari a Gaza e per il diritto alla libertà di movimento dei palestinesi.
Infatti, come dichiarato al giornale The New Arab da Bashar al-Saifi, il viceministro dell’Economia palestinese, il 90% delle merci palestinesi che vengono esportate al resto dei Paesi arabi passa da questo valico. Inoltre, un quarto degli aiuti umanitari che dalla Giordania entrano a Gaza tramite la risoluzione ONU 2720 passano necessariamente per il valico di Allenby. Infine, la chiusura del valico, anche chiamato King Hussein Bridge, non solo impedisce l’entrata di aiuti umanitari a Gaza e reca danni economici ingenti all’economia palestinesi, ma viola anche il diritto di movimento di centinaia di cittadini palestinesi che ogni giorno attraversano la frontiera per motivi personali, sanitari, di lavoro e di studio.
La frontiera in questione è dunque uno snodo fondamentale per la Cisgiordania e per il popolo palestinese. La sua gestione è sotto il controllo operativo israeliano che strategicamente ne ordina la chiusura o i ritardi con brevi avvisi ufficiali. A fine settembre per esempio, la seconda chiusura, successiva a quella dettata dall’uccisione di due soldati israeliani, è stata portata avanti da Israele subito dopo il riconoscimento dello Stato della Palestina da parte di Regno Unito, Francia, Canada ed Australia. Se la chiusura totale capita alcune volte l’anno per motivi di sicurezza, le limitazioni parziali e i ritardi sono mensili.
Il ministero degli Esteri palestinese ha infatti denunciato la politica di Israele riguardo al valico di Allenby, definendola parte di una strategia più ampia volta a imporre punizioni collettive ai cittadini palestinesi ed a inasprire le condizioni della loro permanenza nella propria terra.
Successivamente, ACRI, Associazione per i Diritti Civili in Israele, una delle principali organizzazioni israeliane indipendenti per la tutela dei diritti umani, ha affermato che la chiusura del valico di Allenby costituisce una violazione dei diritti umani di milioni di palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, poiché equivale a imporre un vero e proprio assedio che aggrava la crisi economica e umanitaria. Il 25 settembre 2025, ACRI, insieme a HaMoked, Centro per la Difesa dell’Individuo, ha presentato una petizione alla Corte Suprema israeliana chiedendo la riapertura immediata del valico, sostenendo che la sua chiusura non possa essere giustificata da motivi politici, in quanto vi sono in gioco diritti fondamentali dei palestinesi.
Per il momento Israele ha riaperto parzialmente il valico, ma solo per il traffico di passeggeri che transitano fuori e dentro la Cisgiordania: difatti i veicoli commerciali e i trasporti di aiuti umanitari non sono stati autorizzati a transitare.
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