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Le Borse incrociano le dita nella speranza che Stati Uniti e Cina possano presto raggiungere un accordo commerciale dopo mesi di tensioni culminate in minacce reciproche, blocchi alle esportazioni, dazi e controdazi.

Nelle ultime ore i massimi funzionari economici di Washington e Pechino si sono incontrati a Kuala Lumpur, in Malesia, per definire i contorni della possibile intesa. Un’intesa che dovrà eventualmente essere avallata il prossimo fine settimana, in occasione del vertice Apec in Corea del Sud, da Donald Trump e Xi Jinping, chiamati ad un attesissimo vis a vis.

Nel frattempo il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il vice premier cinese He Lifeng hanno avuto un meeting preliminare in Malesia, accompagnati dai principali negoziatori dei due Paesi, Jamieson Greer e Li Chenggang. I team di Usa e Cina hanno così impostato la discussione sul futuro patto sull’eliminazione dei dazi del 100% sulle importazioni cinesi lato Usa e sul rinvio di almeno un anno dell’attuazione del regime di licenze per il commercio di magneti e minerali di Terre Rare lato cinese.

“Penso che abbiamo un quadro di grande successo di cui i leader potranno discutere giovedì”, ha dichiarato un radioso Bessent ai giornalisti. Più cauta, invece, la parte cinese.

I contorni dell’accordo commerciale tra Usa e Cina

Bessent ha fatto sapere che la tregua tariffaria con la Cina verrà estesa oltre la data di scadenza del 10 novembre, e che Pechino riprenderà gli acquisti (sostanziali) di soia dagli Stati Uniti, dopo non averne acquistata alcuna a settembre privilegiando altri partner come Brasile e Argentina. I coltivatori di soia statunitensi “saranno molto soddisfatti di ciò che accadrà sia in questa stagione che in quelle a venire per diversi anni” una volta annunciati i termini dell’accordo, ha dichiarato Bessent ad ABC.

Greer ha aggiunto che entrambe le parti hanno concordato di sospendere alcune azioni punitive e che hanno trovato “una strada da seguire grazie alla quale potremo avere maggiore accesso alle terre rare dalla Cina e potremo provare a bilanciare il nostro deficit commerciale con le vendite dagli Stati Uniti”.

All’entusiasmo mostrato dai negoziatori statunitensi, come detto, fa da contraltare la cautela cinese. Li Chenggang ha fatto sapere che è stato raggiunto un “consenso preliminare” ma che bisognerà aspettare che direzione prenderanno le rispettive procedure di approvazione interna. Detto altrimenti, tutto passerà dalle mani di Trump e Xi.

La scommessa di Trump, la cautela di Xi

Trump, che aveva minacciato nuove tariffe del 100% sui prodotti cinesi e altre restrizioni commerciali a partire da novembre – come ritorsione per i controlli estesi della Cina sulle esportazioni di magneti e minerali di terre rare – è stato emblematico: “Penso che troveremo un accordo con la Cina”. Riuscirà The Donald ad ammaliare Xi con i suoi toni entusiasti? Non è affatto scontato.

Già, perché gli Usa vorrebbero che Pechino firmasse un accordo per interrompere la crisi del fentanyl, riprendere ad acquistare soia dagli agricoltori statunitensi e sbloccare la situazione sulle Terre Rare.

Il punto è che i tre nodi spinosi che Trump chiederà a Xi di sciogliere sono diventati tali per colpa della stessa guerra commerciale lanciata da Washington. In altre parole, l’ipotetica fumata bianca tra Usa e Cina non sarebbe un “accordo fantastico”, come lo ha già definito il tycoon, bensì un ritorno al primo di aprile, prima dell’introduzione dei dazi statunitensi sul Made in China.

È per questo che Xi potrebbe anche accettare l’offerta – si tratta del del resto di un’offerta molto conveniente agli occhi di Pechino, che confermerebbe l’autogol rivale – a patto però di chiedere a sua volta qualcosa alla controparte. E cosa c’è che interessa al Dragone? Taiwan. Che Trump ha già dimostrato di poter (e voler) sacrificare…

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