Secondo un rapporto di natura altamente confidenziale del Ministero degli esteri tedesco, il cui contenuto è stato parzialmente diffuso dal Bild, la Russia sarebbe sul punto di fare progressi significativi all’interno della nuova corsa all’Africa perché in procinto di costruire basi militari in almeno sei Paesi del continente.

La notizia è degna di nota perché il radicamento di una simile presenza potrebbe determinare un mutamento rilevante nella divisione del potere in Africa a detrimento di tutti gli altri giocatori attualmente coinvolti, in primis la Francia e in secundis la Cina.

Il rapporto dei servizi segreti tedeschi

Il Bild, una delle riviste più popolari della Germania, ha pubblicato un approfondimento basato sull’estrapolazione di informazioni provenienti da un rapporto attualmente in possesso del ministero degli Esteri. Secondo quanto riferisce il giornale, il documento è ancora classificato ed è incentrato sulle “nuove ambizioni africane della Russia”.

Il rapporto ha concluso che l’influenza di Mosca nel continente, in particolare al di sotto del Sahara, ha registrato un picco a partire dal 2015. A titolo esemplificativo, prima di quell’anno la Russia aveva all’attivo soltanto quattro trattati di cooperazione militare in tutto il continente, mentre oggi risultano operativi accordi della stessa natura con ventuno Paesi.

La vera novità non è il ritorno della Russia nel continente africano, dopo un ventennio di relativa inattività post-sovietica, quanto la rapidità e la facilità con cui esso è avvenuto. La memoria storica delle tragedie provocate dall’imperialismo occidentale sta sicuramente giocando a favore di Mosca, la quale è invece ricordata per il suo ruolo di supporto nel finanziamento dei movimenti di liberazione e nella formazione dei suoi condottieri, come Patrice Lumumba, ed è proprio sulla preservazione di questo ricordo collettivo che sta puntando il Cremlino.

La presenza militare russa non è invisa agli occhi dei capi di Stato e delle popolazioni come potrebbe esserlo quella di un altro Paese e questo ha consentito alla diplomazia di Mosca di ottenere “garanzie contrattuali che le sarà consentito di costruire basi militari in sei Paesi”. Se il contenuto del documento fosse confermato, si tratterebbe di un vero e proprio colpo diplomatico per Mosca, perché i sei Paesi sarebbero l’Egitto, l’Eritrea, il Madagascar, il Mozambico, il Sudan e la Repubblica Centrafricana.

Il rapporto prosegue, indicando che almeno 180 specialisti delle forze armate russe si troverebbero oggigiorno in Africa, dove starebbero addestrando segretamente i soldati delle suscritte nazioni e di molte altre, come il Mali.

Dal Summit Russia-Africa ad oggi

Quella del Bild potrebbe essere un’operazione di propaganda; questo è ciò che suggeriscono il tono con cui vengono presentate le informazioni e la faziosità di alcune accuse lanciate all’indirizzo del Cremlino, come quella molto debole e di parte di fare affari con le dittature dell’Africa centrale. Nonostante la natura estremamente critica del documento, è innegabile che l’influenza di Mosca sul continente sia aumentata esponenzialmente negli anni recenti.

La Russia è il primo rifornitore di armamenti di Algeria, Egitto, Sudan e Angola, e domina il mercato delle armi del continente, essendo dietro al 37.6% delle vendite che si concludono annualmente. La seguono, con percentuali molto più basse, gli Stati Uniti, con il 16%, la Francia, con il 14%, e la Cina, con il 9%.

La presenza russa nel continente non si esaurisce nei settori delle armi e della difesa, perché il Paese è riuscito a creare una ragnatela invisibile nella quale si intrecciano e mescolano un coacervo di interessi e affari che spaziano da cultura e istruzione all’antiterrorismo, dall’energia alle risorse minerarie. La prima edizione del Summit Russia-Africa, tenutosi a Sochi nell’ottobre dell’anno scorso, ha suggellato il ritorno in scena definitivo di Mosca in Africa e si è rivelato un successo: più di tremila partecipanti da oltre 40 Paesi, siglati accordi dal valore di 12 miliardi e 500 milioni di dollari.

La Russia in Africa, le ragioni del successo

Nel continente africano, la Russia può poggiare su un repertorio propagandistico e su una fama diplomatica decisamente superioria quelli dell’Occidente. Il paese, infatti, anche nel nuovo secolo ha continuato ad enfatizzare il ruolo determinante giocato dall’Unione Sovietica nelle lotte di liberazione dei popoli africani dal colonialismo dei paesi europei, veicolando l’idea che il motivo conduttore della propria agenda estera non sia l’imperialismo quanto la costruzione di legami solidi basati sul mutuo rispetto e sulla ricerca di un nuovo ordine mondiale post-occidentale.

L’Africa ha riacquistato importanza nella strategia globale di Mosca soltanto negli anni recenti e, sebbene sia terreno di scontro fra le principali potenze mondiali al pari del sempre instabile Medio oriente, le possibilità di creare un’area di influenza di rilievo sono elevate. La Francia, infatti, soffre la sfida lanciata dalla Cina e le ambizioni di emancipazione dei paesi membri dell’Unione Africana, mentre la Cina già oggi sta affrontando i primi segni dell’effetto boomerang di un’espansionismo basato sulla trappola del debito, anch’esso – a ragione – percepito come un’altra forma di neocolonialismo al pari di quello francese.

La Russia, invece, oltre a poter giocare la carta sempreverde del supporto al movimento anticoloniale, può contare su una diplomazia saggia che mette gli affari al di sopra delle interferenze negli affari interni e non lega la cooperazione al rispetto di criteri unilaterali come la tutela dei diritti umani – una tradizionale peculiarità delle politiche per lo sviluppo dei paesi occidentali.

In questo modo il paese si è guadagnato rispetto e credibilità e potrebbe realmente concretizzare il sogno di Yevgeny Primakov, uno dei più grandi pensatori dell’epoca sovietica e della transizione eltsiniana, il quale era fermamente convinto che la Russia sarebbe potuta risorgere solo guardando all’Africa, poiché legata all’Occidente da un rapporto complicato e ostile che avrebbe dovuto essere adeguatamente sfruttato per alimentare una nuova divisione del mondo in blocchi in favore di Mosca.

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