Le tensioni in Iran non sembrano placarsi, sebbene la comunità internazionale chieda ad alta voce una soluzione diplomatica alla crisi. Gli Stati Uniti sono divisi sulla possibilità di risoluzione bellica contro lo Stato iraniano nonostante le continue propagande di quest’ultimo sembrino orientate a vendicare la morte del generale Soleimani.

L’amministrazione Trump è preoccupata per i possibili attacchi dell’Iran e quindi è incentrata su una policy di legittima difesa per giustificare un’eventuale placet alla guerra. Ma a complicare i piani del Tycoon è la controparte democratica del Congresso che, come riportato da Defense News, ha la strenua intenzione di limitare i poteri dell’attuale esecutivo sulle politiche militari. La Camera prevede di votare in modalità stand-alone con l’obiettivo di togliere al presidente l’autorizzazione dell’uso della forza. Tale iniziativa è portata avanti da due rappresentanti democratici della California che mirano a tagliare i finanziamenti utili a sostenere operazioni militari senza passare per l’approvazione del Congresso, in quanto la Casa Bianca sembrerebbe orientata ad utilizzare lo strumento dell’Aumf del 2002 per la difesa delle truppe americane.

Cos’è AUMF 2002?

Per Aumf s’intende “authorization for use of military force”, una risoluzione di diritto pubblico classificata con n. 107-243, approvata nell’ottobre 2002 dal Congresso degli Stati Uniti che autorizza l’uso del forze armate contro un governo. Essa differisce da una dichiarazione di guerra che esplicita in forma totale una volontà all’attacco e concedere al presidente degli Stati Uniti il potere di utilizzo completo dell’esercito. Mentre l’Aumf consente un uso più limitato. Il diritto internazionale ha posto limiti agli Stati nell’esercizio allo ius ad bellum e, proprio per questo motivo, sembrerebbe che alcune guerre – come quelle in Vietnam, nel Golfo Persico, in Afghanistan e in Iraq – abbiano trovato un viatico mediante gli Aumf.

In virtù delle continue minacce dello Stato islamico e dei proclami dell’attuale leadership iraniana, le decisioni Usa potrebbero battere proprio al punto 3 di tale risoluzione, che in maniera chiara riferisce: “Il Presidente è autorizzato a utilizzare le Forze armate degli Stati Uniti che ritiene necessarie e appropriato al fine di difendere la sicurezza nazionale contro la continua minaccia rappresentata dall’Iraq”, che in questo caso sarebbe l’Iran. Anche se in realtà, vero asso nella manica del Tycoon è quello di sconvolgere il mondo con un’iniziativa diplomatica incentrata su politiche di pace, rivelando un programma segreto sul quale l’amministrazione ha lavorato per circa tre anni.

Il piano segreto di Trump sulla Pace

I funzionari del Dipartimento di Stato avrebbero dovuto sostenere due brief top-secret che poi sono stati annullati. Le indiscrezioni parlano di controverse risoluzioni per evitare un escalation bellica. Il 15 gennaio scorso, il Dipartimento di Stato ha infatti cancellato il briefing intitolato “Politica e autorità Usa-Iran per l’uso della forza”, nonché un altro sulla sicurezza delle ambasciate. Le parole del presidente hanno chiarito le intenzioni Usa al quotidiano Asharq al-Awsat affermando che “qualsiasi ulteriore attacco contro il personale o gli interessi americani riceverà una risposta senza precedenti”. Sebbene il discorso di Trump minacci tempesta, il presidente ha presentato un piano di pace in Medio Oriente. Quest’ultimo è composto da 50 pagine, di cui 30 incentrate sulla Cisgiordania e Gaza.

Il programma, tenuto segreto, è stato rivendicato dal Tycoon come un accordo win-win, ovvero conveniente per lo Stato palestinese e Israele, dove gli Usa riconoscono la sovranità israeliana sui loro territori. Nel piano è contemplato che Gerusalemme rimarrà la capitale indivisa di Israele, contro la volontà dei palestinesi che reclamano Gerusalemme Est, in quanto occupata da i loro antagonisti nella guerra del Medio Oriente del 1967. È previsto che nessun palestinese o israeliano verrà sradicato dalle loro case e che rimarranno gli insediamenti ebraici esistenti nella Cisgiordania occupata. Inoltre che Israele lavorerà con il re di Giordania affinché venga preservato lo status quo che governa il luogo sacro noto agli ebrei come il Monte del Tempio ed ai musulmani come al-Haram al-Sharif e che la Giordania sarà il garante dell’amministrazione del sito.

Il territorio assegnato ai palestinesi rimarrà perfettibile, in materia di negoziazione tra le parti, per un periodo di quattro anni, durante i quali quest’ultimi potranno studiare ulteriori accordi. D’altro canto i palestinesi invece, vorrebbero tutta la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est, e lo spostamento di più di 700mila coloni israeliani da queste aree. Inoltre sembrerebbe che il presidente palestinese Mahmoud Abbas, in conferenza, abbia liquidato il piano di pace come una cospirazione. Tutto mentre l’interesse collettivo è concentrato ad evitare un’altra catastrofe umanitaria, che per alcuni potrebbe essere proprio l’inizio dell’Armageddon.