Il premier britannico Boris Johnson è pronto a tutto pur di tenere fede agli impegni presi e scongiurare il rinvio della Brexit. Come riporta il settimanale The Observer, Johnson avrebbe chiesto al procuratore generale, Geoffrey Cox, se il parlamento può essere chiuso per cinque settimane dal 9 settembre in quello che sembra essere un piano concordato per impedire ai parlamentari di arrivare a un altro rinvio della Brexit del Regno Unito.
Il primo ministro ha chiesto un parere legale su questa ipotesi, una misura nota con il nome di “proroga”. Secondo quanto trapelato, l’azione è legalmente possibile, almeno che, nel frattempo, non vengano prese contromisure – ossia un ricorso presso i tribunali. Sabato i parlamentari laburisti e tories pro-Remain hanno reagito con rabbia, sostenendo che si tratterebbe di un affronto alla democrazia e di un’azione profondamente irresponsabile. Il segretario ombra della Brexit, Keir Starmer, ha dichiarato: “Qualsiasi piano di sospensione del parlamento in questa fase sarebbe scandaloso. I parlamentari devono cogliere al più presto l’occasione per contrastare questo piano e fermare una Brexit senza accordi”. Secondo l’ex procuratore generale Dominic Grieve “questa notizia, se fondata, mostra il disprezzo di Boris Johnson per la Camera dei Comuni e una malafede totale”.
Boris Johnson: “Ci sono possibilità per un accordo”
Come nota il Corriere della Sera, Johnson non è entusiasta all’idea di sospendere l’attività parlamentare ma non vuole escludere questa possibilità. La Camera dei Comuni riapre il 3 settembre e una chiusura di cinque settimane ne impedirebbe le attività fino al 17 ottobre quando sarebbe ormai troppo tardi per fermare la Brexit. Nel frattempo, in un’intervista rilasciata alla Bbc ai margini del G7, Johnson ha dichiarato che le possibilità di un accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea stanno migliorando. Per Johnson ora vi è la possibilità di una accordo “touch and go” (toccata e fuga), osservando tuttavia che “tutto dipende dagli amici e partner nell’Ue”. Per il premier britannico, che in precedenza aveva dichiarato che le possibilità di una accordo erano di “un milione a uno”, il Regno Unito deve essere comunque preparato per un’uscita senza accordo dall’Ue.
Il premier britannico ha inoltre ribadito primo del suo incontro bilaterale con il presidente della Commissione Ue, Donald Tusk, che in caso di Brexit senza accordo “i 39 miliardi di sterline non sono dovuti a Bruxelles”. Il premier conservatore vorrebbe quindi evitare in caso di no deal di dover pagare la salata fattura all’Ue. “Se usciremo senza un accordo, è certamente vero che i 39 miliardi di sterline non sono più, a rigor di termini, dovuti”, ha detto ai microfoni della Bbc prima di incontrare Tusk a Biarritz, in Francia, dov’è in corso il G7. “Ci saranno somme molto consistenti disponibili per il nostro Paese da spendere per le nostre priorità. Non è una minaccia. È una semplice realtà di fatto”, ha aggiunto.
Nel frattempo, Boris Johnson, durante una colazione di lavoro al G7 in Francia, ha incassato il sostegno del Presidente Usa Donald Trump. Quest’ultimo ha promesso un “grande accordo commerciale” con il Regno Unito, affermando che l’uscita dall’Ue sarà come perdere “un’ancora attorno alla caviglia”. “Faremo un accordo commerciale molto importante, più grande di quanto abbiamo mai avuto con il Regno Unito”, ha sottolineato il tycoon. “Dire che ci vorranno anni ovviamente è eccessivo, ma un anno mi potrebbe essere un orizzonte temporale troppo ristretto”, ha replicato Johnson.
E Johnson vola nei sondaggi
La fermezza di Boris Johnson sulla Brexit e il suo messaggio diretto, chiaro, senza fronzoli, conquistano l’elettorato inglese. Secondo un recente sondaggio Yougov per il Sunday Times, il partito conservatore del Primo ministro è in netto vantaggio con il 33% delle preferenze, mentre il partito laburista di Corbyn è dietro, fermo al 21%. I liberaldemocratici di Jo Swinson seguono da vicino i laburisti con il 19% mentre il Brexit Party di Nigel Farage otterrebbe il 14%, i verdi solo il 7%. Per i tories si tratterebbe della percentuale più alta di consensi dalle elezioni del 2017.
Piaccia o meno ai suoi detrattori, Boris Johnson ha radicalmente cambiato il clima politico nel Regno Unito dopo la fase travagliata e controversa gestita da Theresa May. Grazie al suo carisma e alla sua schiettezza, è riuscito ricucire una situazione che sembrava senza via d’uscita. Se poi riuscirà ad arrivare ad una Brexit – con o senza accordo – rispettando il volere degli elettori che si sono espressi nel referendum del 2016 per l’uscita del Regno Unito dall’Ue – dato essenziale che i liberal e i pro-Remain sembrano dimenticare – allora avrà fatto un capolavoro politico ed entrerà di diritto nella storia. Le prossime settimane saranno essenziali e le incognite sono numerose. Ma Boris Johnson difficilmente accetterà di cedere.
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