Mercoledì pomeriggio ha avuto luogo una video-conferenza organizzata con urgenza dal Consiglio Europeo per discutere del dossier Minsk e delle misure da implementare per facilitare il cambio di regime, che sta venendo promosso sotto un altro nome: transizione pacifica del potere. I partecipanti hanno deciso di riconfermare l’indirizzo delineato il 14 agosto durante l’incontro straordinario dei ministri degli Esteri dei 27, ovvero sanzioni mirate contro Aleksandr Lukashenko e la sua cerchia di potere e supporto materiale all’opposizione.

Il vertice

L’incontro si è concluso con la pubblicazione di un comunicato ufficiale in sette punti che, in breve, spiana ufficialmente la strada all’introduzione delle sanzioni ventilate il 14 agosto e conferma la posizione dell’Unione Europea sulle elezioni presidenziali bielorusse, delle quali “non si riconoscono i risultati” perché “né libere né regolari”.

La conseguenza naturale del punto uno è che l’Ue chiede l’indizione di nuove e libere elezioni e viene espressa piena solidarietà ai dimostranti, perché i cittadini bielorussi “hanno il diritto di determinare il loro futuro” e di chiedere che vengano rispettati “i loro diritti democratici fondamentali”.

Viene condannata “la violenza inaccettabile e sproporzionata mostrata dalle autorità statali contro i manifestanti pacifici”, dei quali si chiede “il rilascio immediato e incondizionato”, e “l’Ue si aspetta un’indagine completa e trasparente sui presunti abusi”. Inoltre, la comunità europea ordina a Minsk di “proteggere dalla violenza e dagli arresti arbitrari” gli elementi della “società civile e dell’opposizione coinvolti nel dialogo riguardante la transizione politica”.

A causa del punto due, l’Ue “imporrà a breve sanzioni contro un numero consistente di individui responsabili per la violenza, la repressione e per la falsificazione dei risultati elettorali” e, nel caso in cui la crisi dovesse rientrare, viene lanciato un monito severo all’indirizzo di Minsk: “ogni ulteriore deterioramento della situazione impatterà sulla nostra relazione e avrà conseguenze negative”.

Infine, i 27 auspicano che “tutte le parti, inclusi Stati terzi, supportino il processo” di democratizzazione e di dialogo. Questo punto si ricollega evidentemente al piano di de-escalation presentato nei giorni scorsi dall’asse Polonia-Lituania, che prevede, fra le altre, l’intromissione dei due Paesi nella crisi bielorussa in qualità di intermediatori fra l’opposizione e Lukashenko.

Supporto concreto all’opposizione

Per concretizzare il piano d’azione delineato durante il vertice del Consiglio Europeo, la Commissione Europea ha annunciato il redirezionamento di 53 milioni di euro originariamente destinati al governo di Minsk “a supporto del popolo bielorusso”. Secondo la nota ufficiale, 51 milioni saranno destinati a contrastare la pandemia di Covid19 nel Paese e i restanti 2 milioni andranno rispettivamente ed equamente “all’assistenza delle vittime della violenza di Stato” e al “supporto dell’informazione indipendente”.

Le dichiarazioni di Ursula Von der Leyen, però, lasciano aperta la possibilità che l’ingente cifra possa essere ripartita in maniera diversa da quanto ufficialmente comunicato: “Oggi è più importante che mai essere lì, per il popolo bielorusso, e riprogrammare il denaro: lontano dalle autorità e in direzione della società e dei gruppi vulnerabili”.

In breve, il capitale, come preannunciato durante il 14, non verrebbe inviato agli organismi governativi, che sono stati ufficialmente misconosciuti e vengono associati a Lukashenko, ma agli enti della società civile e dell’opposizione con cui le autorità europee hanno preso contatto, per tramite di Varsavia e Vilnius. Non essendo note le dimensioni dell’emergenza sanitaria in Bielorussia e venendo il denaro affidato a entità non statali, è altamente probabile che il pacchetto di aiuti verrà utilizzato per altri scopi, come la transizione di potere.

Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA
Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA