Il decollo del primo volo charter, da Francoforte verso la Cina, dopo settimane di lockdown, l’imminente presidenza di turno del Consiglio dell’Ue della Germania, la lunga telefonata tra Angela Merkel e Xi Jinping e, infine, il gelo della Cancelliera nei confronti di Donald Trump, culminato nel rifiuto della tedesca di prender parte al prossimo G7 in programma negli Stati Uniti. In politica estera Berlino gioca tre partite parallele su tre tavoli distinti ma tra loro collegati.

La prima riguarda ovviamente il ruolo della Germania all’interno dell’Ue. La pandemia provocata dal Covid-19, se da una parte ha devastato le economie dell’Eurozona, dall’altra ha offerto ai leader di molti Paesi membri la possibilità di emergere dalla mischia per dettare a Bruxelles la strada da seguire. Berlino ha subito attivato un imponente piano economico per proteggere le proprie industrie e ridurre al minimo gli effetti nefasti dell’epidemia. Non solo: Merkel, assieme a Macron, ha proposto a Bruxelles un Recovery Fund dal valore di 500 miliardi di euro da distribuire ai “Paesi europei in crisi per il coronavirus”. Facile intuire quale sia la posta in palio di un simile gioco: il controllo dell’Europa. Già, perché solo evitando la dissoluzione dell’Ue la Germania può sperare di tornare a essere la sua “locomotiva”.

La strategia di Berlino

L’altro fronte in cui è impegnata la diplomazia tedesca è quello cinese. Merkel ha lanciato un chiaro segnale al mondo intero, facendo capire di voler impiegare la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue – che scatterà dal prossimo primo luglio – per “rafforzare il ruolo dell’Europa”. Un’Europa, va da sé, rigorosamente a guida tedesca. E qui entrano in gioco i rapporti con la Cina.

Nonostante Washington stia cercando di convincere numerosi partner europei a smarcarsi dall’abbraccio cinese, Merkel si è intrattenuta in una conversazione telefonica con Xi, la terza da quando è scoppiata la pandemia. “La parte cinese apprezza la posizione obiettiva e razionale del governo tedesco, nonché il suo rispetto per la scienza sulle questioni riguardanti la pandemia”, ha detto il presidente cinese.

Pechino – è emerso dal confronto – ha intenzione di lavorare con la Germania per sostenere il lavoro dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), promuovere la cooperazione internazionale in contesti come le Nazioni Unite e il G20, aiutare i paesi africani a combattere la Covid-19 e contribuire a salvaguardare la sicurezza globale della sanità pubblica.

Gli affari (tedeschi) non si fermano

L’apertura tedesca è stata apprezzata dalla Cina. Non a caso Pechino – ha spiegato ancora Xi alla Merkel – manterrà il proprio impegno a creare un ambiente favorevole per le imprese tedesche per aumentare gli investimenti nel Paese.  Il presidente cinese, inoltre, si è detto fiducioso che la cooperazione fra i due Paesi contribuirà a far uscire presto il mondo dalla recessione economica.

Ricordando infine che la Germania assumerà la presidenza di turno dell’Unione europea (Ue) durante la seconda metà di quest’anno, Xi ha sottolineato che la Cina apprezza la disponibilità di Berlino a promuovere attivamente lo sviluppo dei legami Cina-Ue. Un bello schiaffo per gli Stati Uniti di Donald Trump, terzo fronte aperta nella politica estera tedesca. Già, perché con questo nuovo e repentino avvicinamento commerciale al Dragone, sembra quasi che Merkel abbia voluto lanciare una sorta di ultimatum a Washingon.

Nel frattempo, scrive l’agenzia cinese Xinhua, Volkswagen ha annunciato l’intenzione di voler investire 2,1 miliardi di euro in Cina per sviluppare la propria attività nel settore dei veicoli elettrici. In virtù di un accordo firmato il 29 maggio, la casa automobilistica tedesca investirà 1 miliardo per prelevare il 50% di JAG, la società madre di Anhui Jianghuai Automobile Group Corp. Ltd. Volkswagen pagherà inoltre 1,1 miliardi di euro per prelevare il 26,47% di Gotion Hig-tech Co, un produttore di batterie elettriche con sede a Hefei, diventando, tra l’altro, il suo maggiore azionista. La Germania penserà pure all’Europa. Ma i propri interessi nazionali vengono sempre prima di tutto il resto.

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