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Gli 007 americani hanno lanciato un allarme unito a un caldo consiglio che, così confezionato, le aziende statunitensi farebbero bene ad ascoltare. Perché, più che un invito, questo consiglio assomiglia molto a una sorta di diktat. Il National Counterintelligence and Security Center ha affermato in un nuovo documento che gli Stati Uniti dovrebbero proteggere meglio le loro tecnologie più critiche e sensibili, tra cui l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica, i semiconduttori e altre tecnologie legate alla cosiddetta bioeconomia.

Il motivo è semplice: dall’altra parte dell’oceano le aziende cinesi stanno raccogliendo dati genetici. Dati, ha riportato il New York Times, provenienti da tutto il mondo, America compresa. Questa incessante attività, sostengono i funzionari dell’intelligence Usa,, rientrerebbe in uno sforzo del governo e delle imprese cinesi volto a sviluppare il più grande database biologico del pianeta. Michael Orlando, direttore ad interim del centro di controspionaggio americano, ha spiegato che la Cina e altri Paesi (non citati, ma forse il riferimento è a Russia e Iran) stanno cercando di dominare le tecnologie chiave dell’high tech statunitense e, al tempo stesso, starebbero utilizzando mezzi legali e non per acquisire il know-how di Washington.

Know-how Usa sotto attacco?

La ricostruzione messa sul tavolo dai servizi Usa è abbastanza emblematica. Da una pare troviamo gli Stati Uniti, sotto attacco e colpiti in maniera subdola da un nemico molto spesso invisibile e altrettanto subdolo; dall’altra ecco materializzarsi la Cina, Paese che per decenni è stato il miglior partner commerciale dell’America, e che adesso, in silenzio, si sta preparando a superare il maestro.

Pechino ritiene che controllare, o meglio dominare, i suddetti settore chiave della tecnologia possa concedere un vantaggio economico senza pari né precedenti. Da qui nascerebbe, quindi, la fame del Dragone nei confronti di segreti e informazioni off limits contenute nei cuori delle più prestigiose aziende americane. Giusto per fare qualche esempio, mentre maneggiare ad alto livello l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico consente di rivoluzionare molti aspetti della quotidianità – comprese le operazioni militari – dominare sul settore dell’informatica quantistica permette ai governi di violare ogni crittografia esistente.

L’altro obiettivo di Pechino

Oltre a carpire i segreti per superare gli Stati Uniti nei campi di battaglia del futuro, sempre secondo gli 007 americani, la Cina potrebbe avere un secondo obiettivo. Quale? Intersecare tecnologia e ricerca genetico-biologica. L’accusa è piuttosto pesante. Il governo cinese starebbe (il condizionale è d’obbligo) raccogliendo dati medici, sanitari e genetici in tutto il mondo. Lo scopo di un’operazione simile: ottenere un vantaggio nello sviluppo di cure per le future pandemie. Il gigante asiatico immagina giustamente che il Paese che per primo costruirà il miglior database di informazioni potrà partire con una marcia in più in vista di future emergenze.

Come ha riportato Reuters, una società cinese, la BGI, ha sviluppato un test genetico neonatale in collaborazione con l’esercito cinese. Il suo business è semplice: fornire sequenziamento genomico a basso costo e in cambio ottenere l’accesso ai dati genomici. Questa azienda, attiva negli Stati Uniti dal 2013, cioè da quando ha acquisito un’altra azienda locale di genomica, ha reperito informazioni da milioni e milioni di persone sparse in tutto il mondo. Ebbene, pare che BGI sia in possesso di contratti e partnership con istituzioni sanitarie Usa.

Riflettori puntati anche su WuXi, azienda che ha acquistato uno stabilimento di produzione Pfizer in Cina, annunciato un impianto di produzione in Massachusetts e investito, nel 2015, in 23andMe, l’azienda di genetica di consumo. “Stanno sviluppando il più grande database biologico del mondo”, ripetono i funzionari dell’intelligence Usa, riferendosi alla Cina. Pericolo concreto o ennesima esagerazione? Da Pechino, per il momento, tutto tace. Il business prosegue come sempre.