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Il Regno Unito è attualmente l’unica potenza coinvolta direttamente nella crisi delle petroliere, dal Golfo Persico a Gibilterra. Una nave britannica è sotto sequestro da parte dei Pasdaran iraniani, ferma nel porto di Bandar Abbas. E al largo della rocca di Gibilterra, poche settimane prima, i Royal Marines erano entrati in azione per fermare una petroliera che faceva rotta verso la Siria. La sfida non è solo Londra-Teheran: ma a questo punto è chiaro che la Gran Bretagna sia pienamente operativa e voglia risolvere il prima possibile l’escalation del Golfo Persico.

In queste ore, le mosse britanniche sono a tutto campo. Da un lato continuano incessanti i lavori della diplomazia per riuscire a far terminare il prima possibile il sequestro della Stena Impero. Uno smacco per una potenza come il Regno Unito, che da sempre fa della sua vocazione marittima il cardine della propria strategia. E avere una sua nave sequestrata dai Guardiani della Rivoluzione è un qualcosa che per molti inglesi appare intollerabile. Quello che fu l’impero britannico vede una sua nave catturata da un Paese in cui non è neanche in guerra: e questo è un fatto intollerabile specialmente dopo l’intervento delle forze di Londra sulla petroliera Grace 1 a Gibilterra. La risposta dei Pasdaran è stata molto più incisiva di quanto ci si potesse attendere dal quartier generale londinese. E adesso, per il governo britannico già impantanato nella Brexit e nel passaggio di consegne tra Theresa May e Boris Johnson, c’è una nuova grave crisi da risolvere.

Ieri il Regno Unito ha provato a smuovere definitivamente le acque. Dopo la riunione del Cobra, il comitato d’emergenza, il ministro degli Esteri Jeremy Hunt ha annunciato che il piano britannico prevede il lancio di una “missione internazionale a guida europea” per monitorare le acque del Golfo Persico, in particolare il controllo dello Stretto di Hormuz. “Cercheremo ora di mettere insieme una missione di protezione marittima a guida europea per sostenere il passaggio sicuro di equipaggio e carico in questa regione vitale”, ha detto Hunt in Parlamento, aggiungendo che “secondo la legge internazionale, l’Iran non aveva il diritto di ostacolare il passaggio della nave, figuriamoci sequestrarla”. E adesso bisognerà capire come possa formarsi questa coalizione, specialmente a seguito dell’annuncio di un altro progetto di missione internazionale, quello americano, formalizzato nella cosiddetta Operazione Sentinella.

La missione proposta da Londra è ancora in embrione e per adesso sono poche le certezze così come le adesioni anche solo verbali. Da Bruxelles non sono arrivate comunicazioni a riguardo e pare che solo la Francia sia disposta, per adesso, a sostenere la formazione di una coalizione navale per controllare le acque del Golfo. Florence Parly, il ministro della Difesa francese, ha avuto un colloquio telefonico con la sua omologa britannica Penny Mordaunt ricordando che “la libertà di navigazione nel Golfo è un grave problema di sicurezza per gli europei” confermando di voler “lavorare insieme per garantirla”. Mentre la stampa olandese ha confermato che il governo dell’Aia è stato contattato da quello britannico e dovrebbe riunirsi a metà agosto per decidere l’invio di una fregata nelle acque di Hormuz.

L’idea britannica potrebbe piacere agli Stati Uniti, che da tempo stanno vagliando l’ipotesi di una coalizione aeronavale per il Golfo Persico.Il Regno Unito è da sempre stato restio a un confronti diretto con l’Iran: prova ne è la volontà dei diversi primi ministri britannici di mantenere in vita l’accordo sul programma nucleare del 2015. E in queste settimane, come riportato anche dal Guardian, sono state molte le pressioni di Washington su Londra affinché si unisse alla task force progettata da Centcom per controllore le rotte petrolifere mediorientali. Le pressioni su Hunt sono state molte, Ma adesso, con l’elezioni di Boris Johnson a leader conservatore e futuro premier, potrebbe arrivare una svolta inaspettata in senso positivo. Il nuovo leader britannico è un acceso alleato amministrazione Trump. E la stessa idea del governo uscente di promuovere una missione a guida europea potrebbe essere un’immagine perfetta di una rinnovata alleanza fra le due sponde dell’Atlantico. Con il Regno a fare da cavallo di Troia della strategia americana in Europa.

Gli Usa vogliono il Regno Unito nella task force anti Iran, ma vorrebbero un coinvolgimento di tutti i partner europei (o anche mediorientali) dell’Alleanza atlantica. La mossa di Londra di promuovere una coalizione a guida europea potrebbe essere il frutto di un compromesso che di fatto conferma la linea dell’amministrazione repubblicana: controllare Hormuz e le rotte del petrolio ma senza un esclusivo coinvolgimento diretto. E in una fase di accelerazione della Brexit, l’asse fra Regno Unito e Stati Uniti potrebbe essere confermata anche e soprattutto nel Golfo Persico. Il tweet di Trump dopo l’elezione del nuovo leader del Regno è stato chiarissimo: “Sarà grande!”. E chissà che questo asse non si saldi proprio nelle bollenti acque che bagnano l’Iran. Lì dove i Pasdaran hanno messo sotto scacco quello che fu l’impero dei mari.

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