Si chiama “Awrach” la via marocchina all’inclusione sociale e al superamento delle condizioni di difficoltà in cui, anche a causa della pandemia, versano alcune famiglie del Paese nordafricano. Nei giorni scorsi il primo ministro Aziz Akhennouch ha diramato una circolare in cui si rende attuativo il programma denominato per l’appunto Awrach, in grado di coinvolgere più ministeri e più enti statali e locali. Nelle intenzioni dell’esecutivo di Rabat c’è la creazione di 250.000 posti di lavoro tra il 2022 e il 2023 attraverso due fasi: la prima riguarda l’attivazione di cantieri temporanei entro l’anno in corso, la seconda invece l’attuazione di programmi di inclusione sociale per le famiglie meno agiate.

I piani del governo

Nella prima fase del programma con il programma Awrach verranno stipulate convenzioni e contratti volti a far partire dei cantieri di pubblica utilità. Dal recupero delle strade, fino al restauro di monumenti e alla digitalizzazione di archivi. Questa fase del piano dovrebbe coinvolgere almeno l’80% della platea destinataria di Awrach. Il governo ha individuato diverse opere da realizzare e i cantieri avranno quindi una duplice finalità. Da un lato rispondere alle esigenze della collettività, consegnando al pubblico piccole e grandi infrastrutture importanti per le comunità coinvolte. Dall’altro dare un reddito mensile per almeno 24 mesi a migliaia di famiglie attualmente in difficoltà. Si tratta, in poche parole, di quelli che in Italia vengono chiamati con il nome di “cantieri lavoro”. Una misura che per il Marocco in questa fase appare molto importante. L’economia del regno ha attutito l’impatto, rispetto ai Paesi vicini, della pandemia. Questo perché è più diversificata e meno legata a specifici settori. Tuttavia i problemi non sono mancati e in tanti sono rimasti senza reddito.

In attesa del riavvio globale dell’economia e del superamento dei problemi connessi alla pandemia, il governo di Rabat vuole concedere “respiro” a circa 200.000 famiglie che, per i prossimi due anni, avranno stipendi e assegni familiari. Una forma di welfare non così diffusa in medio oriente. L’altra parte del programma riguarda programmi volti all’inclusione sociale. Ne usufruiranno circa il 20% di coloro che hanno diritto all’accesso al piano Awrach. Per loro verranno istituiti fondi volti a favorire l’alfabetizzazione, l’assistenza ai più deboli e la creazione di spazi sociali nelle zone più povere del Paese.

La scommessa di Rabat

Per l’attuazione del piano il governo ha messo sul piatto 2.25 miliardi di Dirham, pari a circa 240 milioni di Euro. Sono fondi stanziati nell’ambito del programma di bilancio pluriennale 2021-2016, così come spiegato da una nota dello stesso esecutivo. Con queste cifre lo Stato si farà carico del pagamento degli stipendi e delle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro. Inoltre sono previsti altri assegni previdenziali. Il governo di Akhennouch vuole in questa maniera non solo attutire gli effetti della pandemia sotto il profilo lavorativo, ma anche confermare gli ambiziosi piani del Marocco in tema di assistenza e inclusione sociale. Il welfare è un tema scottante all’interno del Regno. Ridurre la povertà e far crescere l’economia ha consentito negli ultimi anni una “pax” che ha impedito al Paese di scivolare nel caos visto invece dal 2011 in poi in tutta la regione magrebina e mediorientale. La stabilità politica di cui si fregia il Marocco può essere mantenuta solo con la stabilità economica. Un concetto ben chiaro a Rabat, sia all’interno che all’esterno del mondo istituzionale.

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