SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

Il 2 agosto i ministri degli Esteri di Iran ed Emirati Arabi Uniti hanno avuto un incontro virtuale per parlare dell’emergenza coronavirus in Medio Oriente e delle sfide che la regione si trova ad affrontare in un momento particolarmente delicato sotto diversi aspetti. La conversazione tra i due ministri è particolarmente significativa se si considera che i rapporti tra Teheran e Abu Dhabi sono tesi fin dal 1979, anno della nascita della Repubblica islamica, e che i due Paesi si trovano spesso su fronti opposti nello scacchiere regionale. Negli ultimi tempi, tuttavia, gli Emirati stanno modificando la propria politica estera e l’Iran non vuole lasciarsi sfuggire quest’occasione.

L’asse anti-turco

Durante la video conferenza, i ministri di Iran ed Emirati hanno ribadito l’intenzione dei rispettivi governi di rafforzare la cooperazione bilaterale per rispondere adeguatamente all’emergenza coronavirus e non solo. L’iraniano Javad Zarif ha poi ribadito in un tweet il desiderio di Teheran di continuare sulla strada del dialogo in risposta alle sfide e alle difficili scelte che attendono la regione nel prossimo futuro. L’incontro virtuale tra i due ministri fa tra l’altro seguito a una conversazione telefonica avvenuta a marzo e al conseguente invio di materiale sanitario da parte di Abu Dhabi per aiutare Teheran nella lotta contro il coronavirus. Come già spiegato su InsideOver, il cambio di posizione degli Emirati nei confronti dell’Iran serve ad Abu Dhabi per portare avanti la nuova politica estera di “tolleranza”, grazie alla quale l’Emirato può presentarsi come il pacificatore della regione. Gli EAU, da sempre legati a Stati Uniti e Arabia Saudita, stanno quindi cercando di ritagliarsi un ruolo sempre più assertivo in Medio Oriente, uscendo così dall’ombra degli storici alleati. Ma il riavvicinamento con l’Iran fa anche parte di una più grande strategia anti-turca che coinvolge anche Egitto e Siria. L’obiettivo degli Emirati è limitare l’espansione di Ankara nel Mediterraneo e in particolare in Siria e in Libia, Paesi in cui la Turchia è direttamente coinvolta in chiave anti-Assad nel primo caso e anti-Haftar nel secondo. Per cercare di arginare il proprio rivale, Mohamed bin Zayed (MbZ) ha saputo sfruttare da una parte il bisogno dell’Iran di uscire dall’isolamento a cui le sanzioni americano l’hanno costretta e dall’altra il desiderio dell’Egitto di minare i successi turchi in Libia.

Il fronte siriano

È in questo contesto che si inserisce l’invio di 150 soldati egiziani a Saraqib: la città siriana si trova a sud di Idlib, provincia tuttora contesa tra il Governo di Bashra al Assad (sostenuto da Iran e Russia) e i jihadisti in parte cooptati dalla Turchia. I militati egiziani sono stati posti alle dirette dipendenze dei comandanti iraniani e il loro invio nella regione è stato fortemente sostenuto proprio da MbZ, che da tempo cerca di riaccendere lo scontro a Idlib. A inizio del 2020 il principe aveva offerto ad Assad 3 miliardi di dollari per riprendere l’offensiva contro la provincia, con l’intento di indebolire ulteriormente la presa turca sul nord della Siria. Il piano emiratino era stato rovinato dall’intervento russo, ma MbZ non si è dato per vinto e ha giocato la carta egiziana per alzare la tensione nel nord siriano. I rapporti tra Egitto e Turchia sono particolarmente tesi a causa della situazione in Libia, ma Il Cairo non ha la potenza militare necessaria per mettere in pratica le minacce dirette contro Ankara. Di questa situazione ha saputo approfittare anche l’Iran, che mantiene un rapporto ambiguo con Ankara sostenendola su alcuni fronti (come la lotta ai curdi in Iraq) e attaccandola su altri.

La Siria quindi potrebbe presto diventare un nuovo teatro di scontro a bassa intensità tra Egitto e Turchia, con quest’ultima che minaccia di far pagare ad Abu Dhabi le conseguenze delle proprie azioni “al momento giusto e nel luogo giusto”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.