Mentre la Cina monitora con attenzione le tensioni lungo lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti non smettono un secondo di studiare le mosse di Pechino. A Washington sono letteralmente sbalzati dalla sedia quando hanno assistito all’incontro tra Xi Jinping e Mohamed bin Zayed; un faccia a faccia nel quale il presidente cinese e il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti hanno affrontato i dossier più incandescenti e collegati alla crisi iraniana. La Cina dipende dal petrolio esportato dall’Iran e non può assolutamente rischiare di essere strangolata dal governo americano, che ha già sanzionato una azienda cinese per aver violato le sanzioni contro Teheran. Ma il Dragone sa bene che gli Stati Uniti potrebbero anche avere un certo interesse nell’alimentare le tensioni contro l’Iran, fino a spingere i Pasdaran a chiudere, o comunque limitare, lo Stretto di Hormutz; in tal caso sarebbe un disastro per Pechino, che si ritroverebbe senza la sua più importante via energetica.

Il piano B di Pechino

Per evitare di restare con un pungo di mosche, la Cina ha già preparato il piano B. Se l’Iran si trasformerà in una polveriera, Xi Jinping deve avere un’alternativa perché i cinesi non possono certo restare senza un sicuro fornitore di petrolio. Qui entrano in gioco gli Emirati Arabi Uniti, (già tra i primi quindici esportatori di petrolio della Cina) che potrebbero stringere nuovi accordi commerciali con Pechino in sostituzione di quelli effettuati con il governo iraniano; ecco perché bin Zayed è volato a Pechino per una visita di alto livello e un serrato incontro con Xi. I due leader hanno toccato vari temi, tra cui una maggiore cooperazione strategica tra Cina ed Emirati e il tema Iran. Oggi il governo cinese è il secondo partner commerciale degli Emirati Arabi Uniti, e se nel 2017 il commercio bilaterale si attestava intorno ai 60 miliardi di dollari, nel 2020 c’è chi ha previsto un aumento di questo valore pari al 17%.

Investimenti cinesi

Grazie alla posizione geografica, gli Emirati diventeranno un attore fondamentale del progetto cinese della Nuova Via della Seta; questo paese ha infatti tutto ciò che interessa alla Cina, a cominciare dalle abbondanti risorse energetiche e da una situazione politica stabile. Bin Zayed ha assicurato a Xi che gli Emirati sono pronti ad aprirsi agli investimenti cinesi, una presenza che rafforzerà ulteriormente l’egemonia del Dragone sul Medio Oriente. Al momento sono oltre 4.200 le aziende cinesi operanti negli Emirati, e potrebbero presto aumentare a dismisura.

Gli Emirati Arabi Uniti e la Nuova Via della Seta

Secondo quanto scritto dalla Emirate News Agency (Wam), l’agenzia stampa ufficiale degli Emirati, la Cina è un partner strategico naturale del paese medio orientale. “Il nostro rapporto – ha detto Ni Jian, ambasciatore cinese negli Emirati – si trova nel suo miglior periodo storico. L’incontro tra i nostri vertici testimonia gli elevati standard e lo speciale significato del partenariato strategico globale tra EAU e Cina”. Ancor più importante è l’affermazione in cui il governo emiratino sottolinea come la Nuova Via della Seta sia un progetto in linea con gli interessi degli Emirati: “Essendo un importante centro di trasporto regionale – si legge in una nota della Wam – gli Emirati Arabi Uniti hanno un ruolo fondamentale da svolgere per estendere la cooperazione della Cina con gli Stati del Golfo e del Medio Oriente e facilitarne la connessione”. Questo significa più commercio, quindi più petrolio per la Cina.

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