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Money buy votes: i soldi comprano i voti. Ne sa qualcosa Hill Harper, ex-attore (Limitless, CSI: New York) oggi politico rampante fra le fila dei Democratici. Candidatosi alle primarie in Michigan nel 2023, Harper è stato raggiunto nel novembre di quell’anno da una strana proposta: gli venivano offerti 20 milioni di dollari per orientare la propria campagna contro Rashida Tlaib, la candidata dem di origini palestinesi che correva alle primarie nel medesimo Stato. Harper, che ha denunciato il fatto alla stampa dichiarando «non mi compreranno, non mi piegheranno», ha affermato che gli autori della proposta erano rappresentanti dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la più importante delle 51 lobby filoisraeliane presenti negli USA. AIPAC, che dal 1954 si occupa di finanziare alle elezioni statunitensi candidati vicini allo Stato di Israele, è stata spesso accusata di rappresentare le posizioni del partito di destra Likud e viene criticata da numerosi altri gruppi ebraici che oggi sostengono il cessate il fuoco a Gaza, come Jewish Voice for Peace, e da molti discendenti di sopravvissuti della Shoah.

Rashida Tlaib è uno degli obiettivi principali di AIPAC. Unica candidata di origini palestinesi al Congresso degli Stati Uniti, Tlaib è membro dei Democratic Socialist of America, fa parte di “The Squad” (il gruppo di candidati socialisti che hanno guadagnato un posto alla Camera dei Rappresentanti) e, cosa ancora più rilevante, è fortemente critica delle politiche di Israele a Gaza e nei territori occupati. Per questo, AIPAC ha provato in tutti i modi a bloccarne la rielezione nel 2024, dopo che Tlaib aveva già guadagnato la vittoria in altre tre consultazioni con percentuali fra il 70 e l’80% dei voti. Infatti, poco dopo il rifiuto plateale di Hill Harper, AIPAC avrebbe avvicinato un altro possibile candidato democratico, l’avvocato per i diritti civili Nasser Beydoun, proponendo lo stesso tipo di accordo. Anche Beydoun ha denunciato alla stampa le pressioni ricevute, dichiarando di sostenere la candidatura di Tlaib e prendendo posizione per un immediato cessate il fuoco a Gaza. Così Rashida Tlaib è riuscita a rappresentare i democratici alle elezioni del 2024, e ad essere eletta al Congresso con il 69% dei voti. Al contrario di Tlaib, non tutti i candidati finiti nel mirino di AIPAC sono riusciti a essere rieletti nonostante le pressioni. Nelle elezioni del 2024 ad essere travolti dalle pressioni economiche di AIPAC e soci sono stati infatti vari candidati progressisti critici nei confronti di Israele. Cory Bush, membro socialista del Congresso per il Missouri, ha perso le primarie contro il più moderato Wesley Bell, sostenuto da AIPAC con un investimento di circa 8,5 milioni di dollari. La stessa sorte è toccata a Jamaal Bowman, eletto nel 2020 e nel 2022 nel sedicesimo distretto di New York, che ha perso le primarie democratiche contro George Latimer, sostenuto da AIPAC e altre associazioni pro-Israele con una donazione di oltre 14 milioni. Sia Bush che Bowman erano noti per le prese di posizione contrarie alle politiche dello Stato di Israele a Gaza, e tanto è bastato per mobilitare contro di loro quello oggi è considerato il più influente gruppo di pressione alla Casa Bianca. E il ruolo centrale che AIPAC ha svolto anche nelle ultime elezioni statunitensi – in una fase cruciale del supporto statunitense alle politiche israeliane – emerge analizzando dei semplici dati: secondo un’inchiesta di The Guardian, nel 2024 la sola AIPAC avrebbe speso più di cento milioni di dollari per sostenere candidati filoisraeliani alle elezioni. Di tutti i candidati eletti nel 2024, quelli sostenuti e finanziati dall’associazione pro-Israele sono stati ben 318. Così, mentre gli attivisti pro-palestina vengono repressi o deportati, i gruppi di pressione pro-Israele sembrano mettere radici sempre più profonde all’interno del sistema politico americano.

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