La diffusione del coronavirus nel mondo sembra non conoscere ostacoli e confini: il morbo, infatti, è ormai presente in tutti i continenti ed in oltre cento nazioni. Ci sono, però, importanti differenze tra Paese e Paese nel numero di casi riportati: Cina, Corea del Sud, Iran ed Italia stanno pagando il prezzo più alto mentre il Giappone, pur geograficamente vicino all’epicentro del morbo, non presenta un numero particolarmente elevato di casi che ammontano, al momento, a 581. I rischi per Tokyo sono comunque alti: una buona parte della popolazione giapponese, che ha l’età media più alta del mondo ed è in costante invecchiamento, potrebbe essere esposta, qualora il coronavirus si diffondesse, alle conseguenze più nefaste del morbo.

Una questione di metodo

La spiegazione dei pochi casi giapponesi è semplice: per diverse settimane le autorità di Tokyo hanno imposto criteri rigidi per condurre i test volti ad individuare i nuovi casi di coronavirus. Sino al 4 marzo avevano avuto luogo appena 8111 test contro le decine di migliaia della Corea del Sud. Il vero numero di casi presenti in Giappone, dunque, sarebbe più alto  di quelli dichiarati. Secondo Masahiro Kami, direttore esecutivo del Japan’s Medical Governance Research Institute, per ogni caso che viene scoperto ce ne sarebbero molti altri che non vengono alla luce. Il ministero della Salute ha reso noto come le persone colpite siano più di quelle dichiarate, sebbene non in proporzioni catastrofiche ed ha annunciato che cambierà i criteri con i quali vengono condotti i test, includendo chi ha sintomi lievi. Il primo ministro Shinzo Abe ha dichiarato come stia considerando la possibilità di adottare lo stato di emergenza nazionale e di conferire maggiori poteri agli enti locali per impedire le aggregazioni di persone ed incoraggiarle a stare a casa.

Le conseguenze

Il coronavirus sembra destinato ad incidere sulle prospettive di crescita dell’economia del Paese del Sol Levante che, già nel quarto trimestre del 2019, ha fatto registrare la maggiore contrazione degli ultimi cinque anni. Il sistema produttivo è sottoposto a problemi crescenti perché il diffondersi del morbo provoca danni alle filiere ed all’industria turistica. I primi mesi del 2020, poi, dovrebbero portare ulteriori cattive notizie: la decrescita delle esportazioni ed il calo delle spese individuali, a causa dell’auto-isolamento a cui molti potrebbero essere costretti, non costituiscono di certo iniezioni di fiducia per l’economia della nazione asiatica. L’esecutivo di Tokyo potrebbe sperare di rilanciarsi con l’organizzazione delle Olimpiadi del 2020 ma anche questo grande evento potrebbe essere rinviato o persino annullato qualora l’emergenza coronavirus non si attenui.

La gestione dell’emergenza coronavirus ha poi generato una serie di critiche nei confronti del premier Shinzo Abe, accusato di aver avuto un atteggiamento dapprima eccessivamente attendista ed in seguito troppo decisionista. Abe, secondo le voci critiche, avrebbe dovuto agire con maggiore fermezza nel vietare l’accesso al Paese ai turisti provenienti dalla Cina. Un sondaggio diffuso recentemente ha però evidenziato come il 43% degli intervistati abbia espresso apprezzamento per la gestione della crisi sanitaria da parte del premier mentre il 41% abbia mostrato disapprovazione nei confronti del capo dell’esecutivo.

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