Mario Draghi¬†ha accettato l’offerta di Sergio Mattarella per formare un esecutivo di alto profilo capace di dare al Paese le risposte alle crisi lasciate aperte dal governo Conte II sul fronte politico, economico, sanitario. Una mossa, quella del presidente della Repubblica, che pu√≤ essere letta sotto diverse prospettive. In primo luogo come l’iniziativa personale che ai sensi della Costituzione gli √® garantita una volta esauritasi la fase di consultazione tra le forze politiche che ha mostrato l’incapacit√† di M5S, Pd, LeU e Italia Viva di confermare la loro alleanza. In secondo luogo, come una presa di posizione discrezionale rispetto alla possibilit√† di elezioni anticipate, che il Quirinale intende riservarsi come extrema ratio. In terzo luogo, poi, come la speranza che Draghi, prendendo il posto di Conte, possa garantire la leadership necessaria a federare un programma comune.

C’√® per√≤ un aspetto fondamentale del processo di nomina di Draghi che √® legato a dinamiche non completamente connesse al contesto italiano, ma che richiamano importanti scenari internazionali. Scenari che, √® bene ricordarlo, Mattarella nell’analisi delle sue scelte a disposizione tiene profondamente in considerazione, complice il ruolo di referente principale delle cancellerie internazionali assunto negli ultimi tempi dal Quirinale e un fondamentale caposaldo della dottrina presidenziale: la garanzia che ogni governo mantenga un saldo ancoraggio a¬†Stati Uniti e Unione Europea. E questo movente appare estremamente solido come giustificazione della nomina di una figura dello standing di Draghi.

Due centri di potere, in particolar modo, guardano con grande interesse a Draghi: Bruxelles e Washington. L’Unione Europea, secondo¬†Tpi,¬†vede nell’ex governatore Bce la personalit√† adatta ad evitare che un flop dell’Italia faccia di fatto tramontare le prospettive di successo del Recovery Fund. Ed √® probabile che le cancellerie europee e la Commissione abbiano di fatto bocciato “Giuseppi” proprio per il piano “insufficiente e lacunoso” presentato dai giallorossi: “il¬†piano italiano¬†era molto¬†criticato¬†nei palazzi del¬†potere internazionale: il governo uscente veniva ritenuto non in grado di gestire adeguatamente tutti quei soldi”. Leader come¬†Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno da tempo relegato Conte in seconda fila; Ursula von der Leyen di recente ha scatenato il “falco” Valdis Dombrovskis contro le strategie giallorosse. Il difficile tentativo di accreditare in senso europeista l’operazione “responsabili” e il suo fallimento hanno sbriciolato la residuale utilit√† di Conte per l’establishment comunitario.

Draghi √® una figura in grado di ottenere forti consensi anche nella nuova amministrazione americana. In primo luogo, √® tra le figure maggiormente tenute d’occhio dall’establishment a stelle e strisce sin dai tempi della Bce. ‚ÄúVorrei avere Draghi al suo posto‚ÄĚ. Con questa semplice frase¬†Donald Trump¬†nel giugno 2019 stigmatizz√≤ il comportamento politico¬†del governatore della Fed Jerome Powell.¬†Joseph LaPalombara,¬†decano dei politologi americani e vicino ai democratici, lo ha citato come uno dei premier ideali per ottenere credito agli occhi di Joe Biden e dei suoi. Per Washington, inoltre, Draghi rappresenta una garanzia anche in virt√Ļ delle sue conoscenze oltre Atlantico, maturate ai tempi di Goldman Sachs, e della fiducia accordatagli da Barack Obama dopo la sua nomina alla guida della Bce, che vide gli Usa sponsor del banchiere romano come utile antemurale all‚Äôottuso rigore di Angela Merkel che deprimeva la ripresa dell’economia globale.

In un editoriale su¬†Formiche¬†l’economista¬†Giulio Sapelli¬†ricorda anche che Draghi fu nominato alla Bce con il favore degli americani. Per Sapelli, inoltre, Ue e Usa vogliono fare affidamento su Draghi perch√© ritenuto l’uomo adatto a far s√¨ che l’Italia promuova un’agenda espansiva capace di far corrispondere all’aumento del debito pubblico e delle passivit√† accumulate dalla pandemia e dalla crisi economica una crescita produttiva e industriale. “Solo la generazione di valore capitalistico pu√≤ compensare la necessit√† dell‚Äôaumento del debito pubblico europeo necessario per sostenere socialmente la ripresa del dopo pandemia”, sottolinea il navigato accademico torinese. “Una politica possibile se coordinata tra gli Stati firmatari dei trattati europei”, prosegue Sapelli e diretta a procedere nella continuit√† della centralizzazione capitalistica e quindi della catene di fornitura dei nodi produttivi europei e mondiali che hanno nell‚Äô Italia un punto di snodo delicatissimo tra Est e Ovest, tra Sud e Nord del mondo”.

In entrambi i casi parliamo di apparati internazionali che hanno, in passato, cercato di trasformare Conte in un uomo dei loro e, giocoforza, durante la pandemia ci hanno interloquito approfonditamente. Salvo poi delegittimarlo mano a mano che la sua coalizione si sfaldava.

A dicembre, commentando l’ipotesi di un governo Draghi per il 2021, sottolineavamo che un’ulteriore cancelleria che, a suo tempo, aveva visto in Conte un interlocutore credibile ma che invece guardava con interesse a Draghi: il Vaticano. Draghi, fresco membro della Pontifica Accademia delle Scienze Sociali e ospite all’ultimo meeting di Comunione e Liberazione, non manca di solidi appoggi anche dentro le Mura Leonine.

Mattarella ha sicuramente tenuto in conto queste dinamiche nel valutare se giocare e in che modo la carta Draghi. Una mossa che da un lato spiazza i partiti che componevano la¬†maggioranza giallorossa,¬†“commissariandoli” con la chiamata di un Papa straniero a guidare un governo istituzionale e dall’altro certifica il ruolo del Quirinale come cuore pulsante delle¬†strategie nazionali¬†italiane. Cui Draghi, implicitamente e con la sua sola presenza in qualit√† di “riserva della Repubblica”, partecipava da tempo.

Il “tecnico” Draghi √® sotto certi punti di vista ben pi√Ļ abituato a fare alta politica di molti esponenti dell’esecutivo uscente, Conte incluso, per la complessit√† delle cariche apicali ricoperte e in questo senso offre a Mattarella una garanzia di un completo rispetto dei due presupposti della sua dottrina (diga contro crisi “al buio” e affidabile garanzia dell’ancoraggio euroatlantico) che lo hanno guidato alle scelte anti-crisi. Ma la vera sfida di Draghi non sar√† senz’altro quella di apparire l’ideale recettore degli interessi del mondo nei confronti dell’Italia, ma di costruire un’agenda politica incisiva per rilanciare un Paese scosso alle fondamenta dalla crisi e dalla pandemia.¬†Vaste programme,¬†potrebbe dire il generale¬†De Gaulle. Un programma che impone ragionamenti discrezionali e di ordini politico. La cui attuazione avr√† il terminale decisivo nel banchiere pi√Ļ celebre del pianeta, chiamato a ricoprire un ruolo per lui inedito come guida di un ente politico.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l‚Äôarticolo che hai appena letto ti √® piaciuto, domandati: se non l‚Äôavessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualit√† in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo √® tutt‚Äôaltro che ‚Äúa buon mercato‚ÄĚ. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.