Il governo cinese ha appena rilasciato un nuovo codice di comportamento per i cittadini con una serie di linee guida in materia di “moralità”. Dall’educazione civica alle pratiche di smistamento dei rifiuti per i più piccoli, dalle norme da rispettare quando si viaggia all’estero alle tecniche di alzabandiera.

Lo Schema per l’implementazione della costruzione morale dei cittadini nella nuova era si configura come uno strumento volto alla creazione del cinese perfetto, portatore sano dell’ideologia del Partito comunista che si incarna nello stile di vita del singolo. Oltre alla propaganda, però, c’è anche la necessità sociologica di colmare un gap notevole tra il dna prevalentemente rurale della gran parte della popolazione e l’evoluzione frenetica, spasmodica sia dal punto di vista tecnologico, sia politico, sia urbanistico di cui l’Impero Celeste si sta rendendo protagonista in questi ultimi 20 anni.

Nel testo si invitano i cittadini cinesi ad essere onesti e gentili, ad essere “civilizzati” quando sono a tavola, quando viaggiano sui mezzi pubblici, quando assistono a una competizione sportiva. Indispensabile, poi, la capacità di “difendere l’onore della Cina” quando si viaggia all’estero.

Un inno al patriottismo

Questo ultimo aspetto è fondamentale per comprendere come molte di queste linee guida siano fortemente incentrate sulla promozione del patriottismo, ma che vista l’assenza di convenzioni sociali e culturali ben delineate e capaci di accomunare una mole sterminata di persone venute a contatto con un mondo più civilizzato richieda la formulazione di un vero e proprio “galateo nazionale”, che comprenda, ovviamente, anche regole per prendere parte alle cerimonie del Pcc: ci si veste in un certo modo, si intona l’inno nazionale in un certo modo, si innalza la bandiera nazionale in un certo modo.

Un manualetto che nelle intenzioni del Comitato centrale del Partito dovrebbe “migliorare l’atteggiamento della gente nei confronti del Pcc e del paese in generale, e inaugurare un senso di identità e di appartenenza collettivo”. A scanso di equivoci, il documento offre anche un riferimento pratico da prendere come modello di vita: quello di Lei Feng, un soldato dell’Esercito di Liberazione popolare diventato una leggenda per i comunisti cinesi. Dopo la sua morte, Lei è stato utilizzato come strumento di propaganda, esempio di persona altruista, modesta e soprattutto fedele al Partito e a Mao Tse-Tung. Già dal 1963 è oggetto di campagne nazionali dal titolo Segui l’esempio del compagno Lei Feng.

Pubblicate domenica a Pechino in occasione di un’importante riunione della leadership statale, la quarta sessione plenaria, le linee guida sottolineano più in generale l’attenzione del leader cinese Xi Jinping nel consolidare la legittimità politica in un periodo in cui Pechino deve affrontare gravi sfide, dalle proteste di Hong Kong a un rallentamento dell’economia e a una prolungata guerra commerciale con gli Stati Uniti. In questo senso il documento è un ulteriore passo verso l’assimilazione totale della dottrina di Xi da parte dei cittadini, la vera bussola civica e morale a cui devono attenersi nel corso della vita e il cui lungo programma di diffusione è iniziato già due anni fa.

Non è un caso infatti che a differenza di una versione precedente, pubblicata per la prima volta nel 2001, stavolta siano stati omessi diversi riferimenti ad altri leader storici della Cina, da Mao a Deng Xiaoping.

La dottrina di Xi

Secondo diversi esperti e analisti il documento sarebbe un segno evidente che il lavoro di propaganda si intensificherà ancora, con un filone dedicato all’ideologia politica del PCC, uno dedicato alle tradizioni cinesi e uno incentrato sull’etica e sulla cultura.

Di certo si tratta di qualcosa di più sottile rispetto agli strumenti di controllo sociale già introdotti dal Partito nel corso degli anni. Dal Grande Fratello fatto di migliaia di telecamere a circuito chiuso con riconoscimento facciale, al Libretto Rosso in versione app diffuso sugli smartphone dal titolo Study (Xi) Strong Country. E quale modo migliore di diffondere il pensiero di Xi se non preparando i giornalisti, i divulgatori per eccellenza, a una capillare attività di indottrinamento? Per loro è stato di recente studiato persino un test di valutazione per verificare il grado di comprensione degli insegnamenti socialisti del Leader Celeste. Una notizia, quella del test, riportata per la prima volta dal South China Morning Post e dal programma di ricerca China Media Project, e arrivata mentre i media cinesi si trovano ad affrontare restrizioni crescenti.