Dal Welfare State al WarfareSstate. Da un lato, il cancelliere Friedrich Merz (Cdu) ha annunciato la necessità di riformare il sistema di welfare, definendolo “non più finanziariamente sostenibile” nella sua forma attuale. Dall’altro, il vicecancelliere Lars Klingbeil (Spd), in visita a Kiev, ha promesso ulteriori 9 miliardi di euro all’anno in aiuti militari e finanziari all’Ucraina, portando il totale dell’impegno tedesco a oltre 50 miliardi di euro dal 2022. Una contraddizione che solleva interrogativi sulla gestione delle risorse in un Paese alle prese con una crisi economica sempre più profonda.
Merz: “Il welfare va riformato, non è più sostenibile”
Durante un discorso tenuto sabato a Osnabrück, in Bassa Sassonia, Merz ha dichiarato che il sistema di welfare tedesco, che include sanità, pensioni e sussidi di disoccupazione, non può più essere finanziato con le attuali entrate economiche. “Il nostro stato sociale non è più sostenibile con ciò che produciamo nell’economia”, ha affermato il cancelliere, sottolineando la necessità di riforme strutturali per ridurre i costi.
Merz ha escluso aumenti delle tasse sulle imprese di medie dimensioni, una mossa che sembra strizzare l’occhio all’elettorato tradizionale della CDU e a quei cittadini che, delusi, si sono avvicinati all’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD). Ciò nonostante, le parole di Merz hanno riacceso le tensioni con i partner di coalizione dell’Spd, tradizionalmente difensori dello stato sociale.
Philipp Türmer, leader dei giovani socialdemocratici (Jusos), ha avvertito che l’Spd non accetterà tagli indiscriminati: “Se l’idea è solo ridurre i sussidi, non cederemo di un millimetro”. Anche Klingbeil, pur condividendo la necessità di riforme, ha insistito su “soluzioni creative” che non penalizzino i lavoratori, i malati o chi vive in condizioni di difficoltà.
Klingbeil a Kiev: ulteriori miliardi per l’Ucraina
Mentre Merz parlava di austerity in patria, il vicecancelliere Klingbeil si trovava a Kiev, dove ha ribadito l’impegno della Germania a sostenere l’Ucraina contro l’invasione russa. Durante la visita, il 25 agosto, ha promesso 9 miliardi di euro in aiuti per il 2025 e il 2026, sottolineando che Berlino resterà il principale sostenitore europeo di Kiev.
“Finché questa guerra continuerà, saremo al fianco dell’Ucraina”, ha dichiarato accanto al presidente Volodymyr Zelensky. Klingbeil ha enfatizzato l’importanza di un esercito ucraino moderno e ben equipaggiato, capace di garantire non solo la sicurezza dell’Ucraina, ma anche quella dell’Europa.
La crisi economica e l’allarme degli industriali
Le scelte del governo arrivano in un momento critico per l’economia tedesca. Secondo la Camera di Commercio e Industria Tedesca, la Germania rischia un terzo anno consecutivo di recessione. L’industria automobilistica ha perso 50.000 posti di lavoro in un solo anno, mentre la produzione di acciaio è crollata del 12%. In un Brandbrief (lettera aperta), la Camera di Commercio ha esortato il governo Merz a sfruttare l’autunno 2025 come punto di svolta per riforme incisive: riduzione del carico fiscale, modernizzazione della burocrazia e un “patto di accelerazione” per stimolare gli investimenti. “La Germania è in una crisi più profonda di quanto molti vogliano ammettere”, ha dichiarato Helena Melnikov, direttrice della Dihk.
Merz punta tutto sul riarmo
Mentre il governo tedesco annuncia tagli al welfare, Berlino si prepara a un conflitto potenziale con la Russia, avviando un ambizioso piano di riarmo da 350 miliardi di euro fino al 2041. Berlino punta a costruire la forza militare convenzionale più potente d’Europa, con investimenti massicci: 70 miliardi per scorte di munizioni, 52 miliardi per carri armati e veicoli corazzati di nuova generazione, 36 miliardi per navi da guerra e sottomarini, 34 miliardi per caccia e droni letali, e 4 miliardi per il sistema missilistico Arrow-3.
Lo schema dell’ex Blackrock Merz è chiaro. Come ha spiegato il professor Alessandro Volpi, “la Germania punta sul riarmo per alimentare una bolla finanziaria autoctona, con l’aiuto dei grandi fondi – Black Rock e Vanguard – che in Rheinmetall hanno quasi il 10 per cento. Lo schema è semplice: i risparmiatori tedeschi danno i loro soldi alle Big Three che li mettono nelle tre società tedesche, spinte al rialzo dai venti di guerra”.
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