Altro giro, altra corsa. In vista delle elezioni presidenziali americane del 2020, i candidati democratici sono già scesi in campo per guadagnare piccole percentuali di consensi alla volta a son di annunci più o meno veritieri. Anche se il Partito Democratico non ha ancora partorito un personaggio di spessore capace di rubare a Donald Trump le chiavi della Casa Bianca, i sondaggi pubblicati settimanalmente dai media affermano che il gradimento degli elettori nei confronti dell’attuale presidente degli Stati Uniti sia il più basso di sempre. Sarà anche vero, ma l’economia di Washington va a gonfie vele; la disoccupazione, dai dati registrati lo scorso maggio, è ai minimi storici dal 1969 e ha toccato il 3,6%; centinaia di migliaia di posti di lavoro vengono creati ogni mese e pure i salari sono saliti, seppure di appena lo 0,2%.
Trump pronto al duello
Trump ha diverse frecce da scagliare, per legittimare il proprio operato e al contempo silenziare l’entrata in scena delle solite polemiche messe in circolo dai suoi avversari con cadenza periodica. Dalle violazioni dei diritti umani in materia di immigrazione agli strascichi del Russiagate, tante sono le frustrazioni che i democratici riversano regolarmente su The Donald. Ma chi sarà il fortunato che incarnerà le istanze del Partito Democratico nel testa a testa decisivo? Difficile dirlo adesso, perché in mezzo ci sono ancora tanti mesi prima del duello finale, ma soprattutto c’è lo scoglio delle primarie. È possibile tuttavia dare uno sguardo ai candidati più pimpanti che potrebbe ritrovarsi davanti Donald Trump.
Il paradosso dei Democratici milionari
Balza subito all’occhio un minimo comune denominatore tra Joe Biden e Bernie Sanders: tanti milioni in banca. Entrambi si stanno attrezzando nel sembrare più popolari di quello che sono, organizzando comizi nei quartieri più poveri, parlando alla pancia dell’elettorato più disagiato e cercando di conquistare la fiducia dei traditi dalla globalizzazione. Insomma, stanno facendo spudoratamente quello per cui Trump veniva da loro criticato nella campagna elettorale del 2016. Biden e Sanders, per vincere, sanno che non potranno contare solo sullo zoccolo duro democratico; dovranno per forza di cose rubare gli elettori che Trump è stato bravo ad ammaliare. Strategia legittima, ci mancherebbe altro. Solo che c’è un particolare che non può passare in secondo piano: sia Biden che Sanders hanno conti in banca milionari sempre più gonfi grazie alle rispettive attività politiche.
Il caso di Biden e Sanders
Biden si è messo in tasca un bel gruzzoletto grazie ai diritti d’autore del suo libro “Papà fammi una promessa”, pubblicato anche in Italia, e agli introiti di 65 discorsi a pagamento, ciascuno dei quali gli ha portato in dote circa 200.000 dollari. E questo senza considerare la parte precedente della sua carriera politica, quando era alla Casa Bianca insieme a Obama. Sanders è uno di quelli che punta il dito contro “il club dell’1% che ha in mano la metà delle ricchezze del mondo”, ma allo stesso tempo ha in banca un conto milionario e, nella campagna elettorale di quattro anni fa, ha fatto incetta di denaro (si parla di 2 milioni di dollari, con il libro “Our Revolution”). Decisamente non male per un socialista gaudente come il buon Sanders.
Una narrazione che non convince
Negli Stati Uniti è in atto un vero e proprio paradosso: i Democratici, che a voce dichiarano di voler rappresentare la classe media e predicano equità sociale, sono in realtà macchine da soldi pronti a intascare milioni di dollari per fare un discorso in pubblico. Per carità, non c’è niente di male nell’essere ricchi, ma ha poco senso attaccare Trump per il suo patrimonio e poi rivelarsi della stessa pasta. Tra il duo Biden/Sanders e Donald Trump c’è però una differenza sostanziale: i primi hanno scelto di adottare una narrazione che non li rappresenta, mentre il secondo è orgoglioso di essere se stesso. Trump è ben contento di mostrare al mondo il suo impero economico, come a voler dire a tutti: rimboccatevi le maniche e, grazie al Sogno Americano che riuscirò a farvi vivere, vedrete che potrete diventare come me. Una differenza che potrebbe regalare a Trump la conferma alla presidenza degli Stati Uniti.
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