Una particolare assemblea generale dell’Onu, la settantacinquesima, per ribadire un pensiero già espresso: papa Francesco non è disposto ad assecondare il sovranismo ed i suoi interpreti. Anzi, Jorge Mario Bergoglio pensa che il nazionalismo ed il suo ritorno facciano rima con una forma di autolesionismo collettiva, che non converrebbe a nessuno. Lo scenario è rappresentato dal quinto anniversario della presenza del pontefice argentino nel palazzo di Vetro. Il vescovo di Roma ha da poco preso una decisione storica: ha privato il cardinale Angelo Becciu dei diritti derivanti dalla porpora, revocando all’ecclesiastico italiano pure l’incarico da prefetto della Congregazione per le Cause dei santi. Il Vaticano è immerso in una bufera, ma le priorità dell’ex arcivescovo Buenos Aires sul piano politico non sono state modificate.

Il vescovo di Roma, per l’occasione, ha detto la sua mediante un video-messaggio, sottolineando che, per via della pandemia da Covid-19, l’umanità è oggi chiamata ad una scelta: “Ci troviamo – ha specificato il successore di Benedetto XVI, così come ripercorso dall’Adnkronos – di fronte a una scelta tra una delle due vie possibili: una porta al rafforzamento del multilateralismo, espressione di una rinnovata corresponsabilità mondiale, di una solidarietà fondata sulla giustizia e nel compimento della pace e l’unità della famiglia umana, progetto di Dio sul mondo; l’altra – continua il Santo Padre -, dà preferenza a atteggiamenti di autosufficienza, nazionalismo, protezionismo, individualismo e isolamento, tralasciando i più poveri, i più vulnerabili, gli abitanti delle periferie esistenziali. E certamente sarà dannoso per l’intera comunità, causando autolesionismo verso tutti”. L’indicazione è chiara: o con il multilateralismo diplomatico, la scelta di Bergoglio, ma anche quella del segretario di Stato Pietro Parolin, o con i nazionalismi. Tertium non datur.

Non è certo questa la prima occasione in cui Bergoglio ha tuonato contro il sovranismo-populista: il Papa sta conducendo una vera e propria battaglia. Bergoglio rivede nell’emersione dei sovranismi gli spettri che l’umanità ha conosciuto nel novecento. Uno dei punti focali è relativo alla gestione dei fenomeni migratori: combattere il nazionalismo, per le gerarchie della Santa Sede e non solo per il vertice della Chiesa universale, significa anche promuovere una linea erga omnes, cioè a garanzia del “diritto all’accoglienza” di chiunque. Un punto su cui i sovranisti, per via della loro visione del mondo, non possono essere d’accordo. E il Papa, come avviene di consueto, è tornato anche su questi aspetti: “Fatto ancor più grave – ha tuonato il prima pontefice sudamericano della storia, soffermandosi sulle migrazioni  – in migliaia vengono intercettati in mare e rispediti con la forza in campi di detenzione dove sopportano torture e abusi. Molti sono vittime della tratta, della schiavitù sessuale o del lavoro forzato, sfruttati in compiti umilianti, senza un salario equo. Tutto ciò è intollerabile, ma oggi è una realtà che molti ignorano a livello intenzionale!”, ha chiosato.

Tutto questo avviene mentre gli Stati Uniti si apprestano ad eleggere il nuovo presidente (o a confermare quello attuale). Donald Trump è di certo il massimo rappresentante dell’ascesa del sovranismo, ma l’inquilino della Casa Bianca non ha mai avuto un rapporto semplice con le direttrici geopolitiche di Bergoglio. Le parole pronunciate da papa Francesco da qui allo svolgimento della turnata avranno il loro peso, per quanto la Chiesa cattolica americana stia vivendo un momento di profonda divisione tra conservatori e progressisti. Al Papa, in questa fase, non sembra interessare l’essere super-partes. La questione, stando alla pastorale di questo pontificato, è anche evangelica, nel senso di dipendente dai dettami del Vangelo.

I sovranisti ed il pontefice non sembrano essere concordi neppure in materia ecologica. Quella su cui il pontefice sta ponendo spesso accenti. Jorge Mario Bergoglio e Donald Trump rischiano così di divenire le icone della duplice scelta individuata da Francesco nel suo discorso all’assemblea generale dell’Onu.

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