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L’Africa orientale chiama, la Cina non vede l’ora di rispondere. In vista della prossima edizione del Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC), che si svolgerà nel corso del 2021 in Dakar, in Senegal, potrebbero esserci interessanti colpi di scena da considerare con la massima attenzione. L’indiscrezione principale, riportata dal South China Morning Post, riguarda la costruzione di una moderna ferrovia regionale capace di comprendere i più importanti centri urbani di questa fetta di continente; va da sé che la realizzazione di un simile progetto può avvenire solo e soltanto grazie all’intermediazione cinese.

Negli ultimi due incontri del Focac, la Cina ha impegnato la bellezza di 120 miliardi di dollari, ma non è detto che Pechino abbia intenzione di aprire nuovamente i suoi rubinetti per piazzare nuovi soldi in Africa. O almeno, potrebbe non farlo con la stessa generosità messa in mostra nel recente passato. Nel 2014 la Export-Import Bank of China (China Eximbank) aveva deciso di finanziare, in un primo momento, il mega progetto inerente alla costruzione di una linea ferroviaria a scartamento normale dalla città di Mombasa a Malaba, città di confine con l’Uganda, e da qui a Kamapala, capitale ugandese.

La ferrovia, che avrebbe dovuto far parte della Belt and Road Initiative, era stata pensata per collegare, tra gli altri, Ruanda, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, tutti Paesi ricchissimi di minerali. China Eximbank ha messo sul tavolo la prima tratta della ferrovia, da Mombasa a Nairobi, per 3,2 miliardi di dollari, oltre a un’estensione della Central Rift Valley a Naivasha per 1,5 miliardi di dollari; il resto del progetto è rimasto impantanato nelle sabbie mobili. Nel 2018, la banca cinese ha chiesto al Kenya di effettuare uno studio di fattibilità per dimostrare la fattibilità commerciale del progetto prima di estendere il finanziamento. Da allora, tutto è rimasto bloccato. Ecco perché i governi dell’Africa orientale potrebbero tornare a bussare alla porta di Pechino.

Pechino e l’Africa

La Cina non smetterà di fare affari con i governi africani, anche se ci saranno da considerare delle differenze non da poco rispetto al passato. La più importante: Pechino si concentrerà sempre di più sulla fornitura di sovvenzioni – anziché su prestiti – a nazioni indebitate fino alle stelle, e dunque impossibilitate a restituire la somma. Secondo la China Africa Research Initiative, della Johns Hopkins University, nel 2019 i prestiti cinesi ai Paesi africani sono scesi a 7 miliardi di dollari da un picco di 28,3 miliardi di dollari registrato nel 2016. La tendenza si è leggermente invertita negli ultimi anni, anche se, in generale, e a detta di alcuni esperti, l’Africa sarebbe diventata per la Cina meno importante, almeno dal punto di vista economico.

Il Continente Nero resterebbe tuttavia un partner geopoliticamente rilevante, soprattutto per quanto concerne il braccio di ferro a distanza portato avanti da Pechino e le potenze occidentali. Del resto controllare, o quanto meno avere influenza, sulle più strategiche aree africane consente di esercitare vantaggi non da poco all’interno dello scacchiere globale. Altri studiosi ritengono, al contrario, che la Cina abbia sì intenzione di rivedere la tenuta complessiva dei progetti finanziati in Africa, ma che allo stesso tempo, volendosi dimostrare una potenza responsabile agli occhi del mondo, Pechino possa continuare a investire ingenti quantità di denari. Con nuove “regole”, dettate dal cambiamento dei tempi e del contesto internazionale.

Il peso delle esportazioni agricole

C’è un settore, in particolare, dove l’attenzione della Cina resta altissimo: quello delle esportazioni agricole africane. Al momento, minerali e materie prime costituiscono la maggior parte degli scambi commerciali dell’Africa con il Dragone. Nel prossimo futuro, un peso rilevante dovrebbe esser giocato anche dalle importazioni agricole provenienti dal Continente Nero. Prendiamo il Kenya: il 70% delle sue vendite al gigante asiatico riguarda il campo minerario, nonostante il Paese africano possa puntare su tè, caffè e fiori recisi (nessuno dei quali tra le prime cinque esportazioni verso la Cina).

Anche per limare lo squilibrio commerciale con le varie realtà africane, le autorità cinesi potrebbero proporre ai partner locali la firma di accordi commerciali per dare maggiore peso a prodotti agricoli. Non a caso, la Cina starebbe lavorando a misure per facilitare l’esportazione dei citati prodotti agricoli dall’Africa, con i dettagli che saranno svelati in vista del prossimo FOCAC. D’altronde l’agricoltura è la chiave per la sicurezza alimentare, ed è per questo che la Cina sta pensando a come fornire un accesso facilitato al mercato cinese ai prodotti agricoli del Continente Nero. “Ci sono tanti prodotti africani che possono entrare nel mercato cinese”, sostengono fonti cinesi. Dai minerali all’agricoltura, dalle ferrovie ai prodotti locali: la Cina è pronta a invertire paradigma e tessere nuove relazioni commerciali con l’Africa. Senza, tuttavia, rinnegare il passato.

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