In Giappone sono note come isole Senkaku, in Cina sono chiamate Diaoyu e a Taiwan sono denominate Diaoyutai; cambia il nome ma l’oggetto al quale fanno riferimento è identico: un arcipelago conteso nel Mar Cinese Orientale, formato da un raggruppamento di isole disabitate e localizzato in una posizione geostrategica, in quanto sito a metà fra i tre Stati suscritti.

Le Senkaku, o Diaoyu, hanno un’importanza fondamentale ai fini degli equilibri regionali poiché, in virtù della loro posizione, rappresentano la piattaforma di lancio ideale, ad esempio, per un attacco su Taipei o, al contrario, per un’aggressione diretta alla Cina continentale. Gli Stati Uniti, coerentemente con l’obiettivo di aumentare la pressione politico-militare lungo i confini marittimi della Cina estesa, stanno volgendo lo sguardo su questo arcipelago a lungo dimenticato.

La telefonata

Nella giornata del 14 novembre ha avuto luogo un’importante telefonata tra Nobuo Kishi, ministro della Difesa giapponese, e Christopher Miller, neo-segretario della Difesa degli Stati Uniti. Il contenuto della conversazione ha riguardato l’attualità del cosiddetto Anpo joyaku, termine nipponico con cui si fa riferimento al Trattato di Mutua Cooperazione e Sicurezza tra gli Stati Uniti d’America e il Giappone in vigore dal 1960.

L’articolo 5 del documento prevede una risposta comune e congiunta a qualsiasi attacco perpetrato da una potenza terza ai danni del Giappone e/o dei territori da esso amministrati, ed è proprio di questo che hanno discusso Kishi e Miller. Il nuovo segretario della Difesa statunitense ha rassicurato l’omologo giapponese, “confermando che le isole Senkaku nel Mar Cinese Orientale ricadono sotto lo scopo del Trattato di sicurezza”. Nei giorni precedenti, come riporta il Japan Times, lo stesso argomento era stato discusso nel corso di una telefonata tra Joe Biden e il primo ministro giapponese Yoshihide Suga.

Era da sei anni che gli Stati Uniti non intervenivano sulla questione Senkaku. L’ultimo presidente a prendere posizione sulla vicenda era stato Barack Obama nel 2014, il primo e unico a parlare esplicitamente di diritto-dovere degli Stati Uniti di intervenire militarmente, in conformità con il Trattato di sicurezza, nel caso in cui Pechino avesse tentato di modificare lo status quo unilateralmente.

Le isole

Le Senkaku, o Diaoyu, hanno un’importanza fondamentale ai fini degli equilibri regionali poiché, in virtù della loro posizione, rappresentano la piattaforma di lancio ideale, ad esempio, per un attacco su Taipei o, al contrario, per un’aggressione diretta alla Cina continentale. Essendo l’arcipelago attualmente amministrato dal Giappone, ed oggetto di un crescente interesse da parte statunitense, il timore della dirigenza cinese è che possa avverarsi il secondo scenario suscritto; le Senkaku, del resto, si trovano a soli 330 chilometri da Wenzhou.

Questo arcipelago è appartenuto alla Cina per più di quattro secoli ininterrottamente, essendo stato scoperto e annesso all’impero nei primi anni del 1400 ed essendo stato perduto nel 1895. Quell’anno terminava la prima guerra sino-giapponese, dalla quale il decadente impero celeste uscì sconfitto e costretto a firmare una resa umiliante, il trattato di Shimonoseki. Fu precisamente sulla base di quel documento che le autorità cinesi trasferirono a Tokyo la sovranità su una serie di territori, tra i quali l’isola di Taiwan e le isole Diaoyu.

La fine della seconda guerra mondiale, che ha significato anche la fine dell’epopea militarista nipponica, la nascita dello stato-isola di Taiwan e l’ascesa della Cina rivoluzionaria, ha riportato in vita la questione delle Senkaku, volute sia da Pechino che da Taipei. Il Giappone, però, forte del beneplacito statunitense, non ha mai preso in considerazione le richieste provenienti dai due Paesi, soprattutto dalla Cina, anche perché nei dintorni dell’arcipelago si troverebbero degli importanti giacimenti di idrocarburi.

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