La Slovenia svolta a destra ed archivia la breve esperienza dell’esecutivo di centrosinistra guidato dall’ormai ex premier Marjan Šarec. Il Partito Democratico Sloveno, schierato su posizioni di destra radicale e guidato dal leader populista ed ex primo ministro (per due mandati) Janez Jansa, si appresta a governare il Paese. Le elezioni parlamentari del giugno 2018, infatti, avevano dato vita ad un Parlamento instabile e frazionato: al primo posto si era piazzato il Partito Democratico Sloveno con il 24 per cento dei suffragi e 25 seggi sui 90 della Camera mentre in seconda posizione, con appena il 12 per cento dei suffragi, era giunta la lista Marjan Šarec, di ispirazione progressista e guidata dal carismatico amministratore locale ed ex comico. Quest’ultimo, dopo lunghe trattative, era riuscito a formare un esecutivo di minoranza ( 43 seggi totali e supporto esterno di una lista progressista) con il sostegno di altri quattro partiti di centrosinistra, riuscendo in questo modo ad escludere il Partito Democratico. Questa fase è però durata poco ed alcuni contrasti sulla sanità hanno determinato la caduta del governo.

Una nuova fase

Il Presidente della Repubblica ha così deciso di nominare Janez Jansa come Primo Ministro in attesa del voto di conferma parlamentare che dovrebbe avere luogo a breve. Il Partito Democratico Sloveno dovrebbe governare con l’appoggio del Partito del Centro Moderno (centro-sinistra), lo schieramento conservatore Nuova Slovenia ed il movimento dei pensionati Desus e dovrebbe poter contare sul voto di almeno 48 parlamentari sebbene un deputato del Partito del Cento Moderno ha già annunciato che non voterà per il nuovo esecutivo. Jansa, che è uno stretto alleato di Viktor Orban, si presenta con un programma politico innovativo: dall’introduzione della coscrizione obbligatoria all’aumento delle pensioni, dalla decentralizzazione dell’organizzazione dello Stato alla presentazione di una serie di proposte politiche conservatrici in ambito sociale e che ricalcano quelle dell’alleato Orban. La nomina di Jansa costituisce una nuova vittoria per il fronte sovranista europeo che potrà così contare, in questo modo, sulla presenza di un alleato in più. Il contributo della Slovenia alla determinazione delle politiche europee non è ovviamente consistente ma, passo dopo passo, i sovranisti del Vecchio Continente sperano di allargare, sempre di più, la propria presa politica sulle istituzioni europee e sulle legislature nazionale. Bisogna però aggiungere che l’esecutivo Jansa vede la presenza anche di una forza di centrosinistra e che pertanto l’azione di governo sarà probabilmente segnata dalla presenza di compromessi e da un’attenuazione degli elementi più spiccatamente sovranisti.

Le prospettive

Il mutamento politico avvenuto a Lubiana è destinato ad influire negativamente sulle relazioni tra Italia e Slovenia: Roma, infatti, è schierata su posizioni diametralmente opposte a quelle di Jansa e di Orban ma condivide, in ogni caso, una porzione di frontiera con Lubiana. C’è il rischio che la dialettica tra le parti possa degenerare, nel prossimo futuro, con una certa facilità e che ciò possa generare contraccolpi negativi sulle relazioni bilaterali e sugli interscambi transfrontalieri. Quanto accaduto in Slovenia, in parole povere, contribuisce ad isolare ulteriormente l’Italia sullo scacchiere regionale e porterà, probabilmente, a conseguenze diplomatiche dirette piuttosto negative.