Pur nel segno della continuità, il Marocco nelle scorse ore ha voltato pagina. Davanti a Re Mohammed VI hanno prestato giuramento i nuovi ministri del nuovo governo, nato a seguito dei risultati delle recenti elezioni legislative. Si è trattato di consultazioni in cui, per la prima volta dopo dieci anni, i partiti islamisti sono risultati sconfitti. A prendere la maggioranza relativa dei consensi è stato invece il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni), guidato da Aziz Akhannouch. Ed è stato proprio a lui che il sovrano ha conferito l’incarico per la formazione dell’esecutivo. Al suo interno sono 24 i ministri, di cui 7 donne. Nel nuovo governo spazio a deleghe inedite per il panorama africano, come quella relativa alla transizione ecologica.

Il nuovo governo

Le elezioni dello scorso 8 settembre hanno consacrato la figura di Aziz Akhannouch. Imprenditore, tra i più ricchi uomini del Marocco grazie alle sue imprese impegnate nel settore degli idrocarburi e in quello delle telecomunicazioni, con il Rni è riuscito a scalzare dieci anni di predominanza islamista. Il suo partito, capace di ottenere 102 seggi su 395, è considerato di ispirazione liberale. Una linea quindi vicina a quella della Corona, impegnata nell’ultimo ventennio a porre in essere importanti riforme nella società e nell’economia del Paese. Forte anche del successo di altre due formazioni liberali, il Pam e Istiqlal, Aziz Akhannouch da subito aveva promesso un governo di impronta liberale. La lista di ministri presentata a Re Mohammed VI sembra mantenere le premesse. In primis perché sono stati annunciati nuovi ministeri il cui compito è quello di proseguire sulla strada delle riforme. A partire da quello della transizione ecologica, guidato peraltro da una donna: Leila Benali. La nuova esponente del governo marocchino non è la sola all’interno del nuovo esecutivo.

Assieme a lei ci sono altre sei donne, tra cui la riconfermata Nadia Fettah Alaoui, la quale dopo aver ricoperto il ruolo di ministro del turismo adesso è chiamata a dirigere il delicato dicastero dell’economia. Una presenza femminile accentuata rispetto ai precedenti governi e a quelli degli altri Paesi dell’area non è il solo elemento di impronta liberale decisa da Aziz Akhannouch. Occorre infatti considerare l’età media piuttosto giovane dei nuovi ministri e la scelta di alcune personalità tecniche impegnate già nei rispettivi campi di pertinenza. Non sono mancate anche le conferme. Al dicastero degli Esteri infatti è rimasto l’uscente Nasser Bourita, il ministro considerato tra gli autori della normalizzazione dei rapporti con Israele avviati nel 2020. Significativa, durante la cerimonia di giuramento del nuovo governo, la presenza del principe ereditario Moulay El Hassan.

Cosa cambia per il Marocco

Il Paese nordafricano rappresenta un unicum nel panorama politico arabo. Rabat non è infatti stata toccata dalle rivolte della primavera araba del 2011. Se da un lato è vero che proprio in quell’anno i partiti islamisti hanno per la prima volta vinto le elezioni, avviando un decennio di loro permanenza al potere interrotto dal nuovo governo di Akhannouch, dall’altro però le formazioni dell’area dei Fratelli Musulmani in Marocco non hanno mai avuto gli orientamenti estremisti visti in altri contesti. Prova ne è il fatto che la “convivenza” tra i loro governi conservatori e il Sovrano riformista è risultata pacifica. Il Paese è ugualmente andato avanti con le riforme le quali, a giudicare poi dalla debacle elettorale islamista di settembre, sono apparse sempre più gradite all’opinione pubblica. Per questo è possibile parlare di una svolta marocchina senza però una vera e propria discontinuità.

Con l’esecutivo di Akhannouch molto probabilmente il percorso riformatore già intrapreso subirà un’ulteriore accelerazione. Gli occhi sono puntati soprattutto sui piani relativi agli investimenti economici per la transizione industriale ecologica, per la quale esiste già da anni un programma denominato “Marocco Verde“. Ci sono poi le questioni relative ai nuovi investimenti stranieri e alla prosecuzione dei piani di costruzione di nuove infrastrutture. In politica estera la prima patata bollente per Akhannouch è rappresentata dalle recenti tensioni con l’Algeria, acuite dalle divergenti posizioni sul Sahara. Proprio su quest’ultimo fronte, Rabat proverà a far passare definitivamente il piano presentato all’Onu nel 2007, che prevede il riconoscimento internazionale della sovranità marocchina sulla regione, in cambio di un’ampia autonomia da concedere ai cittadini dell’area.