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La firma dell’accordo fra Grecia ed Egitto sulla demarcazione dei rispettivi marittimi, elaborato per abrogare quello fra il governo turco e il governo di accordo nazionale libico siglato lo scorso novembre, non ha sortito gli effetti sperati perché ha spinto Recep Tayyip Erdogan a ripiegare nuovamente dalle acque cipriote a quelle greche.

Il centro della del contenzioso è, di nuovo, l’area marittima che circonda le isole di Rodi e Castelrosso, e questa volta Ankara ha voluto mostrare la serietà dei propri intenti: dopo l’emissione di un Navtex, una nave da esplorazione è entrata nella zona economica esclusiva greca con al seguito una scorta della Marina militare.

I fatti di ieri sera

Nelle ore successive alla firma dell’accordo greco-egiziano sulla demarcazione dei rispettivi confini marittimi, non riconosciuto dai governi turco e libico, le autorità di Ankara avevano emesso una nota di avvertimento marittimo (Navtex) sull’area fra Rodi e Castelrosso per avvisare i naviganti che il 10 e l’11 agosto avrebbero avuto luogo esercitazioni militari da parte della Marina turca.

Contrariamente al mese scorso, questa volta la Turchia ha deciso di traslare le minacce sul piano della realtà: è stato dato inizio alle esercitazioni militari ai bordi della zona economica esclusiva greca, mentre al suo interno, in serata, è stata inviata la nave oceanografica Orus Reis, scortata da una piccola flotta comprendente quattro navi militari ed un sottomarino.

Secondo il Navtex turco che ha legittimato l’invio della Oruc Reis nelle acque territoriali greche, la nave sarà impegnata in ricerche ed esplorazioni a scopo energetico fra l’area meridionale di Castelrosso e la parte occidentale di Cipro fino al 23 agosto.

La Grecia ha reagito allo sconfinamento emettendo un ultimatum con scadenza alle ore 23, dando ordine alle proprie forze armate di inviare messaggi radio in direzione turca ogni 15 minuti, ma non è stato sortito alcun effetto: la nave e la flotta al suo seguito non si sono ritirate dalle acque territoriali greche.

La grave provocazione turca è stata il motivo per cui l’esecutivo ha deciso di convocare il Kysea, l’ente che riunisce gli alti comandi della difesa e i massimi esponenti della diplomazia, per una seduta d’emergenza. Al termine dell’incontro, il ministro degli esteri greco, Nikos Dendias, ha inviato un nuovo avviso alle controparti turche: “Che la Turchia cessi immediatamente le sue azioni illegali che stanno minando la pace e la sicurezza nella regione. [Quel Navtex] è fonte di una nuova e grave escalation ed espone in modo palese il ruolo destabilizzante e minaccioso che sta giocando la Turchia. La Grecia non accetterà nessun ricatto: difenderà la sua sovranità”.

I (non) alleati della Grecia

La risposta greca non si è esaurita nel richiamo all’azione del Kysea, perché l’esecutivo ha provato a mobilitare tutti gli alleati di cui il Paese dispone: il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha chiesto un incontro straordinario del Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea e ha raggiunto telefonicamente il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg; mentre Dendias ha chiesto ed ottenuto un incontro a porte chiuse con Jeffrey Pyatt, l’ambasciatore degli Stati Uniti ad Atene.

L’Unione Europea ha accolto la richiesta di aiuto lanciata da Atene, annunciando che si terrà un incontro fra i ministri degli esteri dei Paesi membri a Berlino il 27 e il 28 agosto. Tenendo in considerazione che il Navtex su Castelrosso scadrà il 23 agosto, questo significa che, in assenza di azioni da parte ateniese, la Turchia sarà libera di operare nelle acque territoriali greche e di portare a compimento l’illegittima missione.

Ma non è soltanto l’assenza di tempismo che alimenta dubbi e perplessità sul reale ruolo che potrebbe giocare Bruxelles nella questione greco-turca, è lo stesso commento fatto da Peter Stanoil portavoce della Commissione Europea, ad essere stranamente pacato, sottotono e privo di qualsivoglia riferimento a potenziali ripercussioni: “Siamo d’accordo sul fatto che la situazione nel Mediterraneo Orientale è estremamente preoccupante e ha bisogno di essere risolta attraverso il dialogo, non in una serie e in una sequenza di passi che aumenterebbero l’escalation e le tensioni”.

Erdogan non sta cercando una guerra: è consapevole che essa provocherebbe uno strappo definitivo con l’Unione Europea e con gli Stati Uniti, determinando la fine dell’ombrello protettivo garantito dalla Nato, e che i potenziali rischi sarebbero superiori ai benefici. L’obiettivo è quello di sfruttare il muscolarismo il più possibile, seguendo i dettami della teoria del pazzo, e quindi alternando provocazioni e dialogo, nell’aspettativa di portare Atene al tavolo negoziale e riscrivere, almeno in parte, la geografia disegnata dai trattati di pace del primo dopoguerra.